Prepararsi a... domani

Già, ormai l’Italia è perduta. Lo vedo nelle lunghe file davanti alla Caritas per un pasto caldo, lo vedo nel dignitoso silenzio delle famiglie che non ce la fanno più, lo vedo nell’ignavia e menefreghismo della classe dirigente sempre più prona ai voleri di Washington, lo vedo nel servilismo delle cosiddette opposizioni, lo vedo nel qualunquismo filo ucraino della destra cialtrona e della sinistra anti-italiana unite nella loro folle corsa verso la guerra che gli USA ordinano.

Pensate davvero che la Russia, la patria di Dostoevskij, Tolstoj, Gor’kij, Ciaikovski… possa accettare a lungo che le nazioni europee possano armare gli Ucraini con armi serie e pesanti, possano addestrarli, possano indicare obiettivi russi da colpire in terra russa e rimanere fermi senza dare risposta? Credete che utilizzare gli Ucraini come carne da macello, contro gli interessi dell’Europa e delle nazioni europee, ma solamente al servizio dei voleri USA e delle oscure manfrine autolesioniste della UE, sia un crimine che possa restare impunito?

Io, da italiano, temo per la mia patria ormai in mani straniere: Draghi è un apolide al servizio del sistema bancario internazionale, Colao e Speranza sono inglesi, Letta e tutto il PD sono al servizio dei francesi, la Meloni che dovrebbe rappresentare la destra sedicente sovranista prima di schierarsi contro Draghi – le poche volte che lo ha fatto – si è iscritta alla sezione italiana del molto americano Aspen Institute e di recente si è recata negli USA per prendere ordini che l’hanno fatta schierare, nella guerra in atto, contro l’interesse italiano a favore del massacro degli ucraini per gli interessi Usa e del loro braccio armato di occupazione in Europa, la NATO:

Tutti traditori, tutti venduti, nessuno che sappia capire cosa è meglio per l’Italia. Addirittura quelli che fino a ieri si dicevano gli eredi del Fascismo – vuoi come fascisti del terzo millennio, vuoi come neofascisti, vuoi come nostalgici, vuoi come estrema destra, vuoi come destra radicale – si sono spaccati in modo definitivo: una parte, per andare dietro alcune svastiche, agitate da personaggi più simili agli impresentabili suprematisti bianchi di Rockwell (il nazismo all’americana, come lo vorrebbe il nemico) si sono schierati al servizio di Zelensky e delle sue deviazioni capital moderniste per la nuova società liquida e la nuova subcultura lgbt e globalista, inventandosi, per legittimare le loro stupidaggini, il risorgere del pericolo sovietico e venendo meno a tutte le visioni della cultura tradizionale e ai dettami di tutti i pensatori di un’area ormai dissolta; un’altra si è schierata acriticamente con Putin più per reazione che per convinzione. Sembra più un fatto di tifoseria che di scelta strategica per l’Italia.

Leggo tesi aberranti prive di qualsiasi fondamento che dimostrano la pochezza anche di quella area.

Cerchiamo allora di capire cosa vogliamo per l’Italia, per capire se vogliamo le stesse cose. Ormai il tempo delle aggressioni, del dover stare insieme per sopravvivere è finito; il comunismo, quello antispirituale ed internazionalista è fallito; rimane solo un capitalismo liberista e liberalista che vorrebbe opprimere tutti i popoli della terra attraverso la globalizzazione delle culture, delle identità e delle economie. Un mostro, un vero mostro.

A questo si devono opporre i popoli con le loro identità, ognuno rivendicando la propria, per poi confederarsi con quelle similari per reggere il confronto con le potenze continentali.

L’Italia, pur essendo una nazione occupata dal 25 aprile del 1945 (esistono sul territorio italiano, senza che abbiamo alcuna sovranità su di esse, 8 basi americane con oltre 20.000 soldati USA armati anche con armi nucleari fuori da qualsiasi nostro controllo; inoltre esistono, sempre in Italia, oltre 100 basi NATO dove, però, partecipiamo in qualche modo alla catena di comando), ha una sua importantissima funzione geopolitica che deriva dalla sua collocazione nel cuore di un mare importante: il Mediterraneo.

Da questa stupenda posizione, oltre la consapevolezza della nostra sovranità estremamente limitata, dovrebbero derivare le nostre scelte geo strategiche e non fare le bestie sacrificali per gli obiettivi altrui, senza alcun tornaconto nazionale, come è avvenuto con gli altri scacchieri di guerra dove siamo stati costretti ad intervenire.

È chiaro che all’Italia, come a tutta l’Europa (da creare ex-novo dopo lo scioglimento della UE), conviene un mondo multipolare dove poter intervenire e dialogare. È altrettanto chiaro che all’Italia, per poter proteggere i propri interessi, serve affermarsi, inizialmente, come media potenza mediterranea, per cui gli serve l’interscambio economico con la Russia ed altre nazioni per ottenere una certa autonomia e serve anche l’autorizzazione, da parte degli occupanti, al rafforzamento dell’industria militare per sostenere lo sforzo comune nel Mediterraneo, cosa che si può ottenere anche con accordi bilaterali con le altre nazioni europee.

In queste semplici indicazioni risiede l’interesse nazionale lungi anni luce dalla volontà e capacità di tutta la nostra classe politica, sia essa di sinistra che di destra, di cui dobbiamo liberarci al più presto.

 

Immagine: https://www.7giorni.info/


Editoriale

 

USA: un mondo malato da evitare

di Adriano Tilgher

Texas: una visione orrenda. 19 bambini uccisi a colpi di arma da fuoco, con loro muoiono anche le due insegnanti. Ucciso anche l’assassino, un ragazzo anche lui, poco più che adolescente. Che succede? Che sta accadendo? Perché così tante manifestazioni di follia? Ora inizieranno il dibattito sulle armi, sul loro libero commercio ed altre futilità del genere, senza affrontare a fondo il vero problema. Le armi non sparano da sole, ci vogliono la mente e la mano degli uomini e allora viene naturale chiedersi perché tanta follia? Chi può concepire a quell’età un progetto così mostruoso? e vedendo cadere creature indifese come fa a non fermarsi? Come può non essere assalito dall’angoscia della tremenda visione che si stava concretizzando per mano sua al punto che per fermarlo hanno dovuto ucciderlo?

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La Spina nel Fianco

 

Beppe Niccolai

In un momento storico in cui i rimasugli del nostro mondo di riferimento si scontrano su analisi geopolitiche, con la maggioranza ormai appiattita su posizioni atlantiste e filo Ucraine, una piccola minoranza, rivendica un diverso percorso politico, ispirato a figure chiave del nostro panteon ideologico. La breve nota di questa settimana vuole presentare ai lettori più giovani e meno politicizzati una figura chiave del nostro pensare.

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