L'Europa tra sovranismo e globalismo

Un recente volume di Angelo Scognamiglio, già collaboratore dell’Istituto di Studi Corporativi, richiama opportunamente l’attenzione sulla morfologia politico-istituzionale della costruzione europeista e sulla sua teleologia, volta a un cambiamento radicale e irreversibile delle società tradizionali, che pure sono ancora viventi nel continente e costituiscono pur sempre l’ossatura di quella che ancora può definirsi la “nostra” Europa.

Sono molteplici gli spunti che Scognamiglio offre nel suo L’Europa tra sovranismo e globalismo; in primo luogo un richiamo alla battaglia delle parole, laddove invita a superare la definizione capziosa e ideologizzata di Karl Popper tra società chiusa e società aperta, che in realtà nasconde la vera contrapposizione tra società identitaria e società atomizzata, come quella rappresentata dall’attuale Unione europea. Una contrapposizione combattuta al di sopra della volontà dei popoli dalle élites che hanno voluto la costruzione di un’istituzione astratta, di cui l’autore ha il merito di mostrarne i limiti strutturali che la caratterizzano fin dalle origini. Scognamiglio, già docente di Economia politica, svolge un’attenta analisi a partire dall’euro e dal suo «circuito perverso» ai danni degli stessi Stati componenti. È proprio l’euro a segnare il fallimento della costruzione paneuropeista, rendendo impossibile uno sviluppo politico in senso sovranista dell’Europa, privo com’è di un riferimento statuale, mentre al contempo sottrae agli Stati nazionali la loro sovranità che si articola intorno alla fondamentale sovranità monetaria. Un’analisi attenta e competente quella di Scognamiglio, che fornisce gli strumenti per entrare all’interno del meccanismo europeista e della sua non dichiarata guerra ai popoli, tanto dal punto di vista economico che geopolitico, con opportune osservazioni sulla differenza tra terra e territorio, ovvero tra una dimensione sacrale che segna un’appartenenza e una mera circoscrizione geografica.

L’Ue appare, nelle argomentazioni dell’autore, una macchina priva di anima che ha per di più un ulteriore svantaggio: quello di non funzionare. E non per carenza di strutture o di ulteriori evoluzioni come lamentano periodicamente i maggiordomi di quelle élites che governano le strutture, ma per un’intrinseca insufficienza, che fa parlare Scognamiglio di “premorte” del progetto paneuropeista. Un saggio, in conclusione, che costituisce insieme un’analisi e una speranza per chi non è disposto a svendere il pensiero critico alla retorica paneuropeista sempre più soffocante.

 

Immagine: https://www.fondazioneluigieinaudi.it/


Editoriale

 

Vincitori e vinti alle elezioni

di Adriano Tilgher

I dati ormai sono sul tavolo, i giornali di regime ci hanno raccontato chi ha vinto e chi ha perso, i principali interpreti si sono tutti manifestati, pure il nostro Pensiero Forte ha dato le pagelle ai contendenti, sembra una pratica da archiviare. Anche se… tutto può ancora succedere. L’aumento delle astensioni dal voto manifesta, come in tanti hanno commentato, disaffezione e malessere, ovvero l’aumento della distanza sempre più significativo tra la gente e le istituzioni. D’altra parte non poteva essere diversamente visto tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni.

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La Spina nel Fianco

 

Abbiamo vinto il Festival

Lo scorso fine settimana si sono svolte elezioni politiche importantissime per il futuro del nostro paese, e perciò vi parlerò... di musica. 1992 nella kermesse della quarantaduesima edizione del Festival di Sanremo, partecipa il gruppo musicale "Statuto", fra i maggiori rappresentanti di un genere da sempre sottovalutato nel nostro paese, lo Ska. Stile musicale partito dalla Giamaica tra la fine degli anni 50 ed i primi anni 60, approdato dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 nel regno unito. In quel paese lo Ska venne conosciuto anche con il termine bluebeat, perché molti dei primi singoli ska erano realizzati per l'etichetta discografica Blue Beat Records.

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