La vera Europa

 

Se si ama la propria terra, se amiamo l’Italia, non possiamo prescindere dal vederla e volerla unita in una grande Europa: un’Europa politica che, da Brest a Vladivostok, possa diventare, con le sue risorse e le sue capacità umane, la reale alternativa alla finanza apolide che ci sta dominando, con la sua storia e la sua cultura, un faro di civiltà per il mondo intero e un freno insormontabile per gli imperialismi, quello decadente americano e quello emergente cinese.

Sembrerebbe un sogno irrealizzabile anche perché diventa difficile far capire che quell’ignobile pateracchio che va sotto il nome di Unione Europea è il principale impedimento alla realizzazione dell’Europa e che l’euro, la nuova moneta che ci ha resi tutti più poveri, è una moneta apolide e non è la moneta dell’Europa, anche se è utilizzata in molte nazioni europee.

Non esistono strutture europee, non c’è un Presidente della Repubblica, non c’è un governo e sicuramente ancora non esiste un popolo europeo.

L’Europa di domani, quella vera, può essere solo un’Europa politicamente integrata, rappresentata da uno stato confederato con attribuzioni precise di potestà e competenza, tanto nel campo normativo che in quello esecutivo, soprattutto per quanto riguarda la difesa, il commercio estero, la moneta internazionale, ecc… Gli attuali stati, insomma, dovranno svuotarsi dei loro particolari egoismi a favore di uno Stato europeo decentrato amministrativamente in zone autogestite. Non basta una politica monetaria comune, come capita oggi; è indispensabile delineare un destino politico comune per tutte le genti del continente. Ciò non sarà possibile se non si penserà agli strumenti essenziali per una difesa comune e disancorata dagli interessi d’oltreoceano. Fra questi, la costituzione di un esercito volontario europeo, tecnicamente attrezzato, professionale e con gerarchie uniche.”

La nostra Europa deve essere una, indivisibile e sintesi di una grande concezione storica e culturale. Questa visione si scontra con gli interessi dei grossi gruppi economici internazionali tesi essenzialmente al controllo del mercato a qualsiasi costo. L’attuale crisi del sistema finanziario internazionale sta creando delle nuove grosse opportunità per il rilancio di una vera ed autentica visione europea.

Il nostro progetto europeo presuppone l’uscita dalla NATO e da qualsiasi altro accordo che limiti la piena sovranità del continente, per proiettare la nostra attenzione nel Mediterraneo, stringendo legami con quelle Nazioni che vedono nell’unità europea una possibilità per il loro sviluppo tecnologico e produttivo. Una prospettiva di leale interdipendenza che condurrà ad un proficuo interscambio tra le due parti.In questo progetto Eurasia-Eurafrica, l’Italia, per la sua collocazione geopolitica, ha un ruolo essenziale e trainante da svolgere: l’Italia è il ponte tra i popoli su cui incontrarsi nell’alleanza tra gli oppressi contro gli sfruttatori della Terra.”


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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