Odore di guerra

C’è uno strano odore di guerra, l’aria diventa irrespirabile, ma non è la guerra in Ucraina a provocarlo, né le stragi dei bombardamenti quasi quotidiani nello Yemen, né le altre guerre sparse nel pianeta.

No, c’è qualcosa di più serio, di preoccupante. Lo noto nei bollettini quotidiani che per ore sguazzano nelle informazioni e nelle immagini cruente, dove in mezzo a qualche fatto vero si mescola una massiccia dose di propaganda a senso unico che ti prende allo stomaco, ti infastidisce. Nulla viene fatto per fermare o offrire una via di scampo.

Gli USA continuano a porre veti sulla trattativa di pace fra i due contendenti, Russi e Ucraini, e Zelensky, ossequioso al suo compito profumatamente pagato di provocatore, continua a sacrificare la sua gente in una guerra senza senso per il popolo ucraino.

La UE, quella che, per i mistificatori del linguaggio e dell’informazione, dovrebbe essere l’Unione Europea, brilla per la sua assenza, meglio per l’assenza di una classe dirigente degna di questo nome. Le nazioni che compongono la UE, invece, sono presenti, infatti sono le prime vittime di questo conflitto.

Questa è una guerra per interposte nazioni, è la guerra del “deep state” americano alla UE per la definitiva sottomissione dei popoli europei, soprattutto i più pericolosi per le loro tradizioni storiche e culturali.

I combattenti sul campo sono Russi ed Ucraini, che pagano con il sangue e le distruzioni, ma i veri aggressori sono gli USA e le vittime designate sono i popoli europei. Quello che ha capito per primo è Orban, il nuovamente eletto Primo Ministro dell’Ungheria, che ha abbondantemente dichiarato di curare esclusivamente gli interessi degli Ungheresi per cui continuerà a utilizzare il gas russo, non darà armi agli ucraini e ne impedirà il transito e si è proposto per determinare un immediato “cessate il fuoco”.

Ma le altre nazioni europee, con l’Italia in testa sembrano pronte ad infilare il collo nel cappio che i guerrafondai di Washington hanno preparato. Se la guerra non viene fermata finiremo anche noi in quel pantano per gli interessi di altri.

Infatti gli incapaci e traditori che ci governano vogliono sembrare ossequiosi e servili ai voleri d’oltreoceano e, dopo aver creato le premesse per una gravissima crisi economica, attraverso la mala gestione della fase pandemica, adesso ci trascinano in una catastrofica avventura priva di qualsiasi interesse per l’Italia e il suo popolo.

Siamo stati i più solerti in Europa ad aver bombardato di notizie, spesso false e comunque pilotate e unidirezionali, i nostri cittadini; siamo stati i primi a garantire la fornitura di armi al popolo ucraino per consentire all’uomo comprato dal “deep state”, Zelensky, di sfruttare il suo popolo e mandarlo al massacro per interessi altrui; abbiamo ancora il primato di aver espulso, primi in Europa, 30 diplomatici russi.

Se a questo aggiungiamo le ignobili dichiarazioni di Draghi, Di Maio ecc. su Putin ci rendiamo conto di quanto danno stiano arrecando costoro all’interesse nazionale, l’unica cosa che dovrebbe contare.

Stiamo preparando l’Italia alla guerra, ad una guerra che dovrebbe giocarsi a casa nostra dove sono presenti le basi di occupazione americane dotate di missili a testata nucleare con oltre 20.000 soldati americani.

La gente è troppo impegnata a piangere per i poveri ucraini e poi il governo e il parlamento italiani fanno le ovazioni e gli applausi a Zelensky, causa prima delle sofferenze inutili del popolo ucraino. In queste condizioni è difficile che ci si accorga della trappola in cui i nostri governanti, con consapevole complicità, ci stanno ficcando.

Se a tutto questo aggiungiamo che in riviste ufficiali compaiono notizie che gli USA stanno modificando attrezzature, armi e addestramento dei marines per la guerra alla Cina, ci rendiamo conto che l’odore di guerra diventa puzza.

A questo punto ci auguriamo solo che il popolo italiano, le istituzioni e lo stesso presidente della repubblica, tutti insieme o da soli si sveglino, caccino infami e traditori e mettano al centro della politica l’interesse primario dell’Italia.


Editoriale

 

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