Ucraina: la follia italiana

Alle follie del covid ora aggiungiamo la follia della guerra.

I solerti politici italiani, ora tutti proni al padrone statunitense, hanno deciso di non “girarsi dall’altra parte”. Neanche i “pacifisti” dell’ultima ora dei 5 stelle sono riusciti a invertire la rotta.  Hanno deciso di inviare armi in Ucraina. Ovviamente il più solerte è stato quel genio diplomatico del nostro grande ministro degli esteri che, dopo essere andato a fare una figura penosa in Russia, si è affrettato a sbloccare dei soldi da mandare in Ucraina, dimenticandosi dei gravi problemi economici che sta attraversando ora l’Italia e di quelli ancora più gravi che ci stanno preparando Draghi ed il governo di cui fa parte.

Certo, Draghi ha detto che “non ci gireremo dall’altra parte” mentre, in passato, ci siamo girati tante volte dall’altra parte come, per esempio, quando gli USA con i suoi alleati inglesi, israeliani e sauditi massacravano, utilizzando anche mercenari e criminali assoldati, le popolazioni civili della Siria e dello Yemen. Anzi alcune volte abbiamo partecipato anche noi a questi massacri contro il nostro stesso interesse nazionale: sia quando abbiamo fornito le basi aeree per i bombardamenti che hanno consentito l’ignobile spettacolo del linciaggio di Gheddafi, con il quale avevamo interessi in campo energetico che oggi sarebbero stati molto utili; sia quando abbiamo direttamente partecipato ai bombardamenti su Belgrado.

Viene il “vago” sospetto che l’Italia e la sua stupida classe politica scopra l’umanitarismo a gettone; se i morti li generano coloro che ci occupano dal ’45, questo è giusto, se li generano altri, questi sono dei criminali. Sono le parole usate, insieme ad altre più gravi, da quell’idiota che occupa lo scranno più alto della diplomazia italiana, una volta stimata per la sua capacità ed efficienza.

In pratica la nostra è una dichiarazione di guerra alla Russia per interessi di terzi, non certo nostri, anzi come al solito contro i nostri interessi. Noi Italiani, infatti, dalle sanzioni che altri ci impongono di applicare contro la Russia, avremo danni incommensurabili, sia sul piano energetico, dato che la Russia è il nostro più importante fornitore di gas e petrolio, sia sul piano commerciale in generale, dati i vasti interessi reciproci.

Eppure alcuni segnali dovrebbero farci ragionare ed aprire gli occhi: perché, nonostante il flusso di gas e petrolio in questi giorni non abbia avuto nessun rallentamento, le nostre bollette energetiche sono salite alle stelle? Perché l’espulsione mirata di alcune banche russe dal circuito di pagamento “swift” ha tenuto indenne Gazprombank che è la banca del fornitore di stato del gas, consentendoci quindi ancora di poter pagare il gas?

Alla prima domanda si può facilmente rispondere con la solita speculazione della finanza internazionale, che sfrutta tutte le vicende più drammatiche per speculare sulle disgrazie altrui, presentandosi poi come benefattori dell’umanità.

La seconda, evidentemente, manifesta la volontà di qualcuno di poter continuare a utilizzare i gasdotti russi. Noi Italiani ovviamente, con le nostre reazioni sconsiderate, corriamo il rischio di essere soppiantati da altri nell’approvvigionamento energetico e, se così non sarà, dovremo solo essere riconoscenti alla Russia e a Putin

Qui però è opportuno porsi altre domande: perché questa improvvisa passione per l’Ucraina da parte nostra? Perché per oltre otto anni abbiamo accettato, senza neanche denunciare, girandoci, come al solito, dall’altra parte, le violenze, i massacri, le prepotenze dell’esercito e delle formazioni militarizzate ucraine, al servizio degli USA e della UE, nei confronti delle popolazioni russe del Dombass?

Questa volta l’intervento umanitario di Mosca deve essere condannato perché ce lo ordina il padrone americano e in coro lo fanno tutte le forze politiche, anche quelle che si dicono di opposizione, levando in modo esplicito la maschera, e lo fanno anche quasi tutti i giornali e le televisioni.

Molti di questi dimenticano che sopravvivono grazie ai finanziamenti pubblici ed ai canoni pagati dal popolo italiano, che sarà la prima vittima delle folli scelte di tutto il parlamento italiano, sia per le gravi conseguenze della guerra in Ucraina, soprattutto per l’idiota scelta di campo contro l’interesse nazionale, sia per i provvedimenti drammatici che stanno votando in questi giorni, come l’aumento degli estimi catastali (una vera e propria patrimoniale sul bene più caro per i nostro popolo: la casa), il Pnnr, i rincari, le mancanza di materie prime, la limitazione del contante….  

Da ultimo un’osservazione che spero ci aiuti a riflettere e capire: la guerra, ora, come l’epidemia, prima, vengono utilizzati dal liquidatore d’Italia, Mario Draghi, con la complicità di tutta la sedicente classe politica italiana, come strumenti di distrazione di massa per mettere in atto le politiche criminali che puntano alla nostra dissoluzione come stato. Spero che gli Italiani aprano gli occhi e si uniscano tutti per ribaltare il tavolo.


Editoriale

 

Vincitori e vinti alle elezioni

di Adriano Tilgher

I dati ormai sono sul tavolo, i giornali di regime ci hanno raccontato chi ha vinto e chi ha perso, i principali interpreti si sono tutti manifestati, pure il nostro Pensiero Forte ha dato le pagelle ai contendenti, sembra una pratica da archiviare. Anche se… tutto può ancora succedere. L’aumento delle astensioni dal voto manifesta, come in tanti hanno commentato, disaffezione e malessere, ovvero l’aumento della distanza sempre più significativo tra la gente e le istituzioni. D’altra parte non poteva essere diversamente visto tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni.

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La Spina nel Fianco

 

Abbiamo vinto il Festival

Lo scorso fine settimana si sono svolte elezioni politiche importantissime per il futuro del nostro paese, e perciò vi parlerò... di musica. 1992 nella kermesse della quarantaduesima edizione del Festival di Sanremo, partecipa il gruppo musicale "Statuto", fra i maggiori rappresentanti di un genere da sempre sottovalutato nel nostro paese, lo Ska. Stile musicale partito dalla Giamaica tra la fine degli anni 50 ed i primi anni 60, approdato dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 nel regno unito. In quel paese lo Ska venne conosciuto anche con il termine bluebeat, perché molti dei primi singoli ska erano realizzati per l'etichetta discografica Blue Beat Records.

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