Lo sfascio della scuola

Uno dei grandi guasti dell’Italia è la mancanza di una classe dirigente preparata e capace, frutto sicuramente della mediocrità della classe politica, che ha preferito circondarsi di mediocri ed incapaci, impedendo la crescita dei migliori, che si sarebbero fatta strada solo se si fosse usato il merito, come metodo di selezione, e non la raccomandazione politica. Ma frutto anche di una scuola che non seleziona , non prepara, non forma.

Le varie riforme della scuola, che si sono succedute nei decenni ultimi, non sono mai state ispirate da un criterio complessivo e, quindi, non hanno seguito una logica precisa, ma sono servite soltanto a snaturare l’impianto complessivo della scuola precedente.

Inoltre, la scarsa preparazione della maggior parte degli insegnanti, unita al lassismo della società in cui viviamo, ha fatto il resto, scardinando gli elementi base dell’educazione e del rispetto.

La scuola dovrebbe avere degli indirizzi precisi e siccome è la struttura base della futura classe dirigente dovrebbe essere formativa, educativa e selettiva e per questo deve prevedere la collaborazione tra docenti e famiglie. Inoltre deve fin dalle prime classi insegnare la storia nazionale per ricreare l’amore per la patria ed il senso civico che sono il presupposto per un popolo coeso e onesto; cosa che ci sembra distante anni luce dalla realtà in cui viviamo.

I docenti devono essere consapevoli dell’importanza del proprio ruolo e parimenti va loro riconosciuta l’autorità che deriva dal ruolo e dal sapere che devono trasferire. Pertanto l’insegnante non può e non deve essere il fratello maggiore dei discepoli ma deve essere rispettato sia dai discenti che dalle famiglie e dalla società tutta. E’ compito della scuola tutelare e proteggere il ruolo dei docenti e risolvere al loro interno eventuali carenze comportamentali, tenendo presente sempre la tutela dell’istituzione.

Oggi la scuola va ricostruita dalle basi secondo uno schema predeterminato al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. Intanto va smentita la convinzione che bisogna laurearsi ad ogni costo, ma va ripristinata la cultura del lavoro: ogni lavoro è parimenti dignitoso e la scuola deve creare gli scenari giusti per orientare le scelte per il futuro dei giovani. Quindi, data una infarinatura generale nella scuola dell’obbligo bisogna tornare a definire i nuovi corsi di istruzione ammodernando quelli esistenti e stabilendo prove di selezione sempre più complesse man mano che si avanza negli studi.

Il tutto deve essere realizzato svincolando le possibilità di prosecuzione degli studi dalle possibilità economiche individuali ma lasciandole solo alla volontà ed alla capacità.

Da queste poche parole si capisce che bisogna definire in modo preciso gli obiettivi della scuola e su questi calibrare una differenziazione dei corsi e adeguare i relativi programmi, con l’impegno dei docenti per il bene dei discenti.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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