Inverno Italia

Which is The Economist’s country of the year for 2021? Italy, Italia! “Paese dell’anno” eletto dal settimanale d’economia del Regno Unito edito da Exor (ma va?), Agnelli’s family.  Le motivazioni, squisitamente d’ordine economico, convergono su “nonno” Draghi, figura d’indubbio spessore internazionale in ambito finanziario, da febbraio in sella al Governo “tutti dentro” con un unico “noi no, noi” all’opposizione.

Super Mario ha scritto un PNRR credibile guadagnandosi lo ja, ja, a luglio di Consiglio e Commissione europee, 191,5 miliardi di risorse + una trentina aggiuntiva da destinarsi a 6 Missioni strategiche del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il PIL cresce un 6% rispetto al 2020, il motore Made in Italy è ripartito, salgono domanda, offerta, export, occupazione, e alludendo al Paese il buon Galilei oggi direbbe “eppur si muove”, l’era solo morto apparente. Sulla risurrezione ha inciso la strategia contro la pandemia, Italia prima in Europa per vaccinati, tenendo intatte le misure preventive, anzi imponendone sempre di nuove e più restrittive, un’apartheid per i no-vax o i privi di super green-pass, modello non violento ma in linea con la democrazia cinese.

Per ultimo l’effetto Draghi è vitale per le agognate riforme strutturali, imprescindibili all’Italia per sedere nel salottino bene dei partner europei, copiando diligentemente il modello franco-tedesco. Domanda: ma il Regno Unito non è fuori dall’UE? Perché The Economist ha incoronato la Bella Addormentata al suo risveglio?  Interesse ci cova sul Draghi principe azzurro, ma passiamo oltre.

Cantava Nunzio Filogamo “Tutto va ben, Madama la Marchesa, tutto va ben”, sic stantibus rebus?

“Super Mario”, uomo della Provvidenza, è Capitano d’una Amerigo Vespucci, veliero d’ indubbio fascino e bellezza ma archeologia nautica contro sottomarini e corazzate dell’alta finanza battenti bandiera global, onnicomprensiva, frullio di dinosauri volanti (su fibra ottica) divoratori del mondo per legge, quale? Neoliberismo, mercato, privatizzazione. Business plan con tutto ciò che l’incentiva e il Comandante è garanzia di portarci al porto sulla vecchia rotta atlantica.

La storia di Draghi, direttore generale del Ministero del Tesoro, parla di addii alle industrie di Stato, forca caudina perché l’Italia entrasse in Eurozona, un black friday anni ‘90, risultato disastroso, gioielli svenduti (es. Leonardo-Finmeccanica), debito pubblico al galoppo. Ma forse proprio per quelle dismissioni, oltre che alla difesa dell’Euro, l’UE von der Leyen punta tutto sul convitato del Britannia, un nuovo do ut des, i miliardi arriveranno ma servono riforme strutturali lacrime e sangue e privatizzazioni di quel che resta dell’industria di Stato, garantendo sostenibilità del deficit pubblico, affidabilità dei Btp, restituzione del prestito Recovery, chi più di Draghi può fare tutto questo?

È così che l’Europa entra pure a gamba tesa nella politica italiana, passata e presente, sempre un tabloid inglese il Financial Times vuole che “Super Mario” resti al timone dell’Amerigo Vespucci rinunciando alle mire al Quirinale, volete voi un nuovo Presidente, beh eleggete, che so, Sassoli o Gentiloni suggeriscono da Bruxelles, quando si vende la dignità per soldi poi si diventa gregge di pastori stranieri.

Nel frattempo però alcuni allori son già bruciati, il modello anticovid è in frantumi, mai tanti contagiati da inizio pandemia, certo dieci volte di più i tamponi ma la vaccinazione ch’era la diga di Assuan s’è rivelata un Vajont, intanto le libertà costituzionali son sospese, diciamolo sine die, emergenza infinita, il Paese è spaccato non tanto fra si-vax e no-vax ma tra ricchi e poveri, la classe media s’asciuga, s’aggrappa forte al filo per resistere al vento e alla caduta.

Che ne è di democrazia, libertà, uguaglianza? Motti a chiusura dei vecchi comizi, oramai inutili e dannosi, e il Parlamento? Un intralcio burocratico da bypassare in fretta coi voti di fiducia (vedi ultima legge finanziaria), e i sindacati? Archeologia operaia anni ‘60-’70.

Inflazione, spread in rialzo, bollette di fuoco (la miopia antinucleare presenta il conto), salasso della transizione ecologica, svendita di aziende, de-na-ta-li-tà, immigrazione incontrollata, ecc. parlano di inverno Italia, e chi ne farà le spese saranno le classi deboli, giovani e operai, strizzati nel precariato, ghigliottinati con un SMS dai posti di lavoro.

Lagne da Cassandra? No esperienza concreta di drammi familiari raccolte da chi teneva abbassati gli occhi perché perdere il lavoro o vivere solo di lavoro è una pugnalata alla dignità umana.

È il nuovo anno, nel vecchio calendario cinese il 2022 è l’anno della tigre, quello del drago sarà nel ‘24, speriamo d’essere il “Paese dell’anno” appena in corso, voglia Dio, non per belati ma per ruggiti felini... Auguri!

 


Editoriale

 

Vincitori e vinti alle elezioni

di Adriano Tilgher

I dati ormai sono sul tavolo, i giornali di regime ci hanno raccontato chi ha vinto e chi ha perso, i principali interpreti si sono tutti manifestati, pure il nostro Pensiero Forte ha dato le pagelle ai contendenti, sembra una pratica da archiviare. Anche se… tutto può ancora succedere. L’aumento delle astensioni dal voto manifesta, come in tanti hanno commentato, disaffezione e malessere, ovvero l’aumento della distanza sempre più significativo tra la gente e le istituzioni. D’altra parte non poteva essere diversamente visto tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni.

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La Spina nel Fianco

 

Abbiamo vinto il Festival

Lo scorso fine settimana si sono svolte elezioni politiche importantissime per il futuro del nostro paese, e perciò vi parlerò... di musica. 1992 nella kermesse della quarantaduesima edizione del Festival di Sanremo, partecipa il gruppo musicale "Statuto", fra i maggiori rappresentanti di un genere da sempre sottovalutato nel nostro paese, lo Ska. Stile musicale partito dalla Giamaica tra la fine degli anni 50 ed i primi anni 60, approdato dopo l'indipendenza della Giamaica nel 1962 nel regno unito. In quel paese lo Ska venne conosciuto anche con il termine bluebeat, perché molti dei primi singoli ska erano realizzati per l'etichetta discografica Blue Beat Records.

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