2022, il contrattacco

I tempi stanno maturando; ormai abbiamo una chiara consapevolezza che lo stato italiano non esiste più: le istituzioni sono delegittimate; le camere, non sono neanche “bivacco di manipoli”, ma solo ufficio di collocamento per disoccupati e nullafacenti che, nella quasi totalità, accettano, passivamente e senza reagire in alcun modo, le numerose umiliazioni cui vengono sottoposti quotidianamente; la corte costituzionale con il suo presidente, che è anche presidente della repubblica, tace davanti alle enormi violazioni di quella che doveva essere la legge fondamentale del nostro stato; la magistratura sembra scomparsa e assiste, in un complice silenzio, ai numerosi reati compiuti dalle più alte cariche dello stato italiano; la scuola, ormai, grazie alle numerose riforme di questi ultimi 50 anni, non serve più a nulla, non forma, non informa, ha praticamente abolito le materie fondamentali per la preparazione de quadri del futuro; la sanità, nonostante le elevate professionalità reali esistenti, sta dimostrando in modo drammatico la sua inconsistenza organizzativa; i partiti sono solo l’anticamera degli uffici di collocamento ed i loro segretari, tranne uno, sono ridotti al rango di guitti che recitano un ruolo ben consapevoli della loro inutilità sostanziale, come dimostrano le numerose figure vergognose che hanno  collezionato soprattutto in questo periodo di covid.

D’altra parte, i veri gestori della politica italiana, non sono italiani, anche se formalmente ne posseggono la cittadinanza. Come fa a ritenersi italiano un personaggio come Mario Draghi che ha assistito senza reagire, se non addirittura collaborando, alle varie speculazioni sulla lira fatte dai vari Soros di turno o alle numerose svendite, succedutesi negli anni, dei pezzi pregiati della nostra economia e che oggi ancora continuano?

Enrico Letta, l’unico segretario di partito che ha un ruolo politico preciso, ha scelto di vivere stabilmente a Parigi, probabilmente perché ama poco l’Italia e questo spiegherebbe le moltissime concessioni dell’Italia alla Francia, sia sul piano territoriale, che sul piano industriale ed ora anche sul piano militare, come dimostra il recente accordo del Quirinale.

Altro giovane astro emergente è quel tal Speranza, primo responsabile della mala gestione dell’epidemia da Covid, ormai stabilmente ministro della sanità, per gli alti meriti conquistati rendendo un evento sanitario di una certa rilevanza, il più grande strumento di distrazione di massa. Infatti è proprio grazie alla paura del covid che in Italia si sono potuti realizzare, senza opposizione, i più gravi attentati contro le libertà e la sovranità e si sono potuti portare colpi fatali alle nostre istituzioni. Ma da dove nasce la forza di Speranza? I bene informati dicono dalla madre. La madre era un’inglese proveniente da una famiglia molto influente in quella nazione. Tanto basti.

È il momento di reagire. Bisogna portare un contrattacco intelligente per liberarci degli emissari delle altre nazioni che ci governano da troppo tempo e ci stanno portando verso la fine dell’Italia.

Il primo passo da compiere è ricostruire le ragioni dello stare insieme pur tra le differenze. Questo richiede una metabolizzazione totale della nostra storia nazionale e superare gli odi atavici ereditati dalle tre violente guerre civili che abbiamo subito nella nostra storia unitaria (brigantaggio 1860-70, Fascisti contro antifascisti 1943-45, lotta armata anni ’70).

Dopo questa operazione tutta storica e culturale è indispensabile evidenziare le profonde ragioni per potenziare la nostra identità; anche questa è un’operazione culturale, ma molto più semplice della prima, se consideriamo la potenza espressiva della nostra lingua, la qualità e la bellezza che trasudano dal nostro patrimonio artistico, unico al mondo, e l’enorme ricchezza del nostro patrimonio immateriale che fa del popolo italiano uno dei più ricchi e creativi del mondo.

Le ragioni dello stare insieme vanno identificate nella strenua difesa del nostro patrimonio materiale ed immateriale, sia nella tutela del nostro stupendo territorio che tutto il mondo ci invidia.

Da tutto questo dobbiamo enucleare una nuova classe dirigente che sappia con intelligenza sostituire quella esistente ormai venduta, asservita e per lo più incapace e priva di stimoli.

Attraverso i nuovi quadri creare un gruppo di pressione capace di instaurare rapporti internazionali e arrivare alla graduale ricostruzione della comunità nazionale cercando di tornare padroni a casa nostra.

Sarà questa la fase in cui potremo dotarci di nuove istituzioni basate sui principi della partecipazione e della trasparenza, e sui valori dell’onestà, della lealtà e del coraggio nella prospettiva di uno stato organico che sappia coniugare l’etica con il senso del bello.

Solo così potremo tornare a gustare il senso profondo della comunità fatto di organicità che sappia coniugare i bisogni materiali con la necessità di costante crescita spirituale propri di ogni essere umano.

Questo il programma e l’augurio per il 2022!

 

Immagine: https://cantalavita.com/


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.