Eurodiktat

Budapest e Varsavia alzano la testa contro l’UE, Nazioni di tradizione cattolica, Ungheria e Polonia, aggredite nella loro autonomia nazionale dalle fleboclisi progressiste dell’UE, non hanno recepito, nei loro ordinamenti, alcuni dettati di Bruxelles come in primis quello della gender theory cavalcata dalla comunità Lgbtq (acronimo di lesbica, gay, bisesessuale, transgender).

Della legge magiara contro pedofilia, protezione del diritto primario della famiglia a educare i figli perciò contro la formazione gender nelle scuole, abbiamo già parlato, la novità è la sentenza della Corte suprema polacca che non riconosce la superiorità del diritto europeo su quello nazionale in particolare su tre punti: diritti Lgbtq, libertà d’informazione e riforma del sistema giudiziario.

Occupiamoci del primo, la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, sul tema della parità di genere, al titolo Combattere gli stereotipi di genere, afferma:

Gli stereotipi di genere sono una delle cause profonde della disparità di genere e interessano tutti i settori della società. Le aspettative stereotipate basate su un modello standardizzato di donna, uomo, ragazza e ragazzo limitano le loro aspirazioni, le loro scelte e la loro libertà e devono pertanto essere smantellate”.

E’ un imperativo agli Stati membri da parte del pachiderma vuoto (di valori) e  di piombo volto a schiacciare, col ricatto economico, le identità di ciascuna Nazione facendone poltiglia  omogenizzata, si parte in pompa magna dalla giustissime e sacrosanta non discriminazione uomo - donna per poi inoculare nelle vene dei Paesi la teoria gender.

In sintesi, l’anagrafe registra il sesso del neonato, è solo un dato biologico, ma il suo genere di appartenenza non è stabilito dalla natura ma unicamente da una cultura reprimente l’autonomia pdel sé,  mentre ciascuno deve essere libero di orientare la propria sessualità verso il genere preferito per istinto o mutevoli pulsioni.

Questa “liberazione” dalla gabbia del sesso biologico investe la formazione dei bambini  sottraendoli agli stereotipi repressivi e discriminanti della società, educandoli a dare libero corpo  all’eros assecondando istinti diversificati verso orientamenti di genere indipendenti dall’avere vagina o pene.

Non entreremo qui su l’ infondata scientificità della teoria gender, basterebbe in proposito il “paradosso norvegese”, né invocheremo i testi delle Sacre Scritture cristiane o le Sūra del Corano, perché l’accusa di rimando dei bigotti della filosofia progressista sarebbe: oscurantismo, integralismo, e quant’altro sintetizzabile con una parola sola della sinistra giacobina, fascismo.

Eh no, il problema è più largo rispetto ai desiderata sessuali, la parola genere nel suo significato etimologico da  γένος «genere, stirpe» e γένεσις «origine» ha un significato ben più ampio di appartenenza identitaria, questa sì non solo biologica, ma storica, culturale, politica, religiosa, sociale percepita da ciascun membro della Patria d’origine, è questa radice genetica che l’UE vuole smantellare creando Paesi popolati da sudditi ibridi con la tirannia della maggioranza argomenterebbe A. de Tocqueville, usando come grimaldello il termine discriminazione nel senso peggiore del vocabolo.

Ma discriminare ha come prima accezione quello di distinguere, su basi oggettive, cose tra loro diverse esattamente come le diverse civiltà presenti nel grande cesto dell’Europa, ciascuna con le sue specificità che rappresentano una ricchezza non un muro da abbattere calpestandone le macerie. E’ nel rispetto delle minoranze, tanto invocato dall’UE, il termometro di una democrazia vera, partecipata, inclusiva delle divergenze, oppure dobbiamo arrenderci alla democrazia dei maiali della fattoria degli animali?

Concludiamo riportando le parole di un intervento del filosofo Vittorio Possenti, docente a l’Università Cà Foscari di Venezia, egli afferma in chiusura: “Definire discriminazione una qualsiasi differenza è dunque un falso egualitarismo in cui non esistono più volti, ma tutto è indistinto, amorfo, intercambiabile e funzionale. Cancellare le differenze reali non è inclusione ma confusione”.

Bruxelles vuole amebe senza spina dorsale, yes States, se no partono procedure d’infrazione e l’arma letale sarà la borsa chiusa del Ricovery Fund per piegare Viktor Orbán e Andrzej Duda, guarda caso due satanassi di destra.


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