L'antifascismo in assenza di Fascismo

Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo.

L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

Un rito falso, voluto dai nemici dell’Italia e che forse poteva avere un senso nell’immediato dopoguerra ma che oggi non ha più alcun significato se non quello di rivelare il vuoto di contenuti, di significato politico, di ragion d’essere dell’infima classe politica nostrana.

In piazza del popolo a Roma a protestare contro il “lasciapassare verde” non c’era il Fascismo, c’erano gli Italiani delle più diverse provenienze politiche che sono riusciti, al di là della ragione specifica, a trovare un motivo per camminare uniti, tutti quanti, al di là degli steccati e delle divisioni del passato, senza odio nei confronti di nessuno, né della polizia, né dei vaccinati perché nel loro sentire comune c’è solo la difesa della libertà di scelta di ognuno.

Questa la novità assoluta di quella piazza pacifica, esasperata ma assolutamente nuova. Un vero riferimento per il futuro, base di partenza per la costruzione di una nuova identità nazionale fondata sul rispetto delle ragioni dell’altro e sulla volontà di pretendere uguale rispetto per le ragioni proprie.

Purtroppo contro quella piazza, che non era né fascista, né anti fascista, c’erano coloro che occupano indegnamente le istituzioni e che hanno consentito che le stesse, in particolare il Parlamento, fossero svuotate di qualsiasi significato e potere; gli stessi che hanno resuscitato il mito anti fascista per ricompattarsi.

Ma il Fascismo non era assente solo in piazza del Popolo, è assente in tutta Italia perché non si possono considerare tali le “macchiette” che si riuniscono solo per le cene del 28 ottobre, come dimostrano i recenti fatti di Milano, né possono esserlo i seguaci dei partiti o movimenti grossi o piccoli che siano, che cercano di utilizzare, nei loro simboli, la vecchia fiamma solo per catturare un voto, che in Italia c’è ed è ancora consistente, ma che non conoscono, o fingono di non conoscere, la differenza tra l’essere liberisti e l’essere sociali. Neppure si possono richiamare a quell’idea coloro che dicono che il Fascismo va storicizzato non capendo la differenza tra una dottrina, diventata ideologia, e la sua estrinsecazione storica.

La Scuola di Mistica Fascista ha definito Fascisti “coloro che sono onesti, leali e coraggiosi, hanno il senso della comunità e lo spirito di solidarietà e per questi valori sono disposti a sacrificare la stessa vita”. Questi valori, questi principi, queste idee non possono essere storicizzati, sono i fatti, gli eventi che vanno storicizzati; le idee vere o false che siano non possono morire.

Ma il Fascismo per la sua stessa natura e, se vogliamo per definizione, è una rivoluzione permanente e proprio per questo è stato un fenomeno sempre in mutazione, sempre proiettato in avanti, mai ripiegato su sé stesso. Basta analizzare la breve storia della sua concretizzazione per rendersi conto di quanto ciò sia vero: la trasformazione dal sansepolcrismo al regime e poi alla Repubblica Sociale e durante lo stesso regime si vede una costruzione sociale in continua mutazione e trasformazione (Carta del Lavoro, Rinnovamento sociale, Corporativismo…).

E’ questa la ragione profonda per cui il Fascismo non c’è più; c’è una forte componente della società che si riconosce, come è giusto che sia, in quei valori ma il resto è andato avanti con i tempi anche come metodo di azione.

Solo l’antifascismo è rimasto uguale a sé stesso, con gli stessi metodi, la stessa violenza come prima dell’avvento del Fascismo, durante l’avanzata degli occupanti americani e anche oggi che il Fascismo non c’è più.

Si risvegliano i fantasmi per darsi una ragione per esistere: l’antifascismo in assenza del Fascismo.

 

Immagine: https://www.fanpage.it/


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Editoriale

 

Cretini? Forse. Traditori? Possibile

di Adriano Tilgher

La nostra Italia vive un momento difficile, molto difficile. Ma le cause non sono solo la pandemia e la crisi economica che ne consegue è, anche e soprattutto, il modo di agire della nostra classe dirigente, sia politica che amministrativa che tecnica. Ancora non si è capito o si finge di non capire che il Covid e le sue varianti sono qualcosa con cui si deve convivere finché non si troveranno delle cure appropriate, che, a mio avviso, si sarebbero già trovate se si fosse dato seguito alle indicazioni dei tanti coraggiosi medici che sul campo hanno, in numerosi casi, sconfitto la malattia. Invece si è preferito dare seguito al leggendario “vaccino” che non solo ci è costato tanto, ma non risolve il problema, perché da sempre scarsamente efficace e soprattutto i suoi effetti, per il momento solamente lenitivi, decadono in tempi molto brevi.

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La Spina nel Fianco

 

I biscotti di Korzybski

Primo dopoguerra, durante una lezione, all' "l'Institute of General Semantics," il suo fondatore il, filosofo e matematico polacco Alfred Korzybski si interruppe prese dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco e ne offrì agli studenti, dopo che molti avevano mangiato e gradito, Korzybski tolse il foglio bianco mostrando l'etichetta, sulla quale c'era scritto “biscotti per cani”. Gli studenti vedendo il pacchetto rimasero scioccati, alcuni si precipitarono verso i bagni tenendo le mani davanti alle bocca. L’inventore della “Semantica Generale” (GS) voleva dare dimostrazione pratica del fatto che gli esseri umani non si nutrono solo di cibo, ma anche di parole, in pratica è la lingua che determina la nostra visione del mondo. Ciò va a vantaggio di chi voglia operare una ridefinizione del mondo percepito tramite il linguaggio, come superbamente descritto da Orwell nel suo “1984”:

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