Il DDL Zan, i soldi del "ricovery" e il monumento alla porchettta

A riprova dell’inesistenza della politica in Italia, gli eventi più significativi di questi giorni rendono conto di quanto sia insignificante, inutile e anti-italiano il cosiddetto dibattito politico di casa nostra.

Il decreto Zan, su cui fingono di accapigliarsi i nostri partiti, è una legge scema che prevede di colpire con un’aggravante specifica i reati di odio (? Come se i reati compiuti per amore dovessero essere puniti meno gravemente) e di discriminazione nei confronti di omosessuali, travestiti, donne e disabili. La stupidità di questa legge sta nel fatto che esistono già numerose aggravanti nel codice penale che inquadrano in modo ancora migliore le fattispecie in oggetto e quindi è solo un fatto politico reso ancora più squallido dall’aver messo sullo stesso piano l’ipotetica e inventata molteplicità dei sessi, con il vero e autentico problema del mondo della disabilità.

Tale argomento è ritornato al centro del dibattito politico perché la CEI (Conferenza Episcopale Italiana), anche se con il solito linguaggio equivoco e foriero di molteplici interpretazioni tipico degli ambienti ecclesiastici, ha posto un altolà alla legge, in quanto potrebbe creare dubbi sulla “realtà della differenza tra uomo e donna” e invece bisogna riaffermare “la singolarità e l’unicità della famiglia, costituita dall’unione dell’uomo e della donna”.

Insomma una vera porcata questa legge inutile che viene discussa e messa all’ordine del giorno, come un vero e proprio depistaggio, proprio mentre viene approvato dai burocrati europei il nostro piano di investimenti per il famigerato “ricovery”, senza alcuna opposizione reale. Un’altra vera porcata che mette un cappio al collo degli Italiani e di quel poco di produttivo che ci è rimasto restituendoci, a interesse, soldi che noi abbiamo versato alla Ue senza interesse. Una truffa questa partita di giro, fatta su soldi nostri che ci vengono prestati ad interesse, che è stata resa necessaria dal tradimento dei nostri politici che si sono rifiutati, per uscire dalla crisi economica indotta dalla mala gestione del covid, sia di accogliere le enormi richieste (svariate centinaia di miliardi), pervenute nel periodo della pandemia, di BTP italiani di durata 50 anni a basso tasso di interesse, sia di accettare la proposta, fatta dal Centro di Gravità, di ricorrere all’utilizzo, a interesse bassissimo, di parte degli oltre 4.000 miliardi di euro che costituiscono l’enorme risparmio privato degli Italiani.

Di porcata, in porcata arriviamo alla notizia più rappresentativa di questo periodo e del livello culturale e dello spessore politico dei dirigenti italiani: è stata esposta nel cuore di Trastevere, in piazza San Giovanni della Malva, la statua della porchetta romana. Si tratta di un manufatto molto brutto, in marmo travertino, voluto fortemente dagli assessori e presidente del I Municipio di Roma, con il patrocinio del Campidoglio e del MIBAC e che sorge a pochi metri da piazza Trilussa, dove, oltre ad una stupenda fontana, c’è la statua del poeta che nei suoi versi ironizzò sui politici corrotti e sui malaffari dei potenti dell’epoca.

Ecco a Roma dove c’è il Colosseo, il Pantheon… dove le statue sono dedicate a personaggi storici, eroi, simboli significativi, viene messa una statua alla porchetta. Per fortuna protestano in molti: i residenti per la bruttezza del manufatto, ma i più virulenti sono vegani, vegetariani e animalisti; purtroppo nessuno protesta per l’offesa a Roma, la capitale d’Italia.

Devo, però, riconoscere che, come diceva un’antica canzoncina che insegnavano le suore “tra le rose e tra le viole, pure un giglio ci sta bene”, che tra la porcata della legge Zan e la porcata del “ricovery” e le tante altre porcate che ci stanno facendo anche la statua alla porchetta ci sta bene.

Povera Italia!


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Editoriale

 

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