Inefficienza del sistema giudiziario

Mi rifiuto di credere che il sistema giudiziario italiano sia inefficiente per scelta dolosa dei principali rappresentanti del potere giudiziario stesso… ma il mio è un mero atto di fede.

Quello che però resta certo è che in Italia, patria dello stato di diritto, il sistema giudiziario è totalmente inefficiente sia sul piano penale, sia su quello civile, che su quello amministrativo.

Questa inefficienza ha delle ricadute tremende su tutta la nazione per la sicurezza, per la tutela, per la salvaguardia degli interessi economici, sia per quanto riguarda il diritto di proprietà.

Questa inefficienza è uno dei principali sintomi del disfacimento dello stato nazionale e le cause sono complesse e ben identificate.

Quando un processo penale arriva a conclusione dopo oltre dieci anni, quando per alcuni reati di forte allarme sociale, quali il furto e la violazione di domicilio, i processi non riescono a farsi e gli autori di tali crimini non fanno un giorno di carcere, quando per crimini gravi ed importanti le sentenze, se e quando  arrivano a conclusione, hanno diverse interpretazioni, quando per le inchieste più importanti la visibilità mediatica sembra essere l’unico stimolo per alcuni inquirenti, la fiducia nel sistema scema e l’insicurezza dei cittadini aumenta.

Similmente nei processi civili come possono i cittadini, le imprese, i lavoratori avere fiducia in un sistema estremamente costoso e che per giungere a sentenza richiede tempi biblici? Il cittadino non vede protetti i propri interessi, le imprese, se piccole o medie (le grandi imprese ricorrono ai costosissimi lodi privati estremamente veloci), non hanno la certezza del diritto, né la consapevolezza del tempo che occorre per vedere accertata una situazione reale.

Tutto questo crea sfiducia e, da una parte spegne la voglia di investire in Italia, da un’altra costringe a percorrere scorciatoie cha vanno dalla corruzione, alla cessione del credito, all’utilizzo di esattori privati, ecc., da un’altra ancora  costringe ad un individualismo esasperato.

E’ uno dei sintomi dell’inesistenza dello stato.

Gli operatori del settore individuano una delle cause principali delle lungaggini nella carenza di personale. Ma se uno dei principali problemi d’Italia è l’enorme numero di dipendenti pubblici, molti dei quali non sanno neanche cosa fare, perché non si trasferisce il personale in eccedenza delle altre amministrazioni al comparto giustizia? Perché non si organizza la macchina burocratica dello stato secondo efficienza e semplicità?

La Giustizia è il principale strumento per garantire la sicurezza dei cittadini e deve essere rapida, efficace ed uguale per tutti, al contempo deve essere percepita come strumento di tutela e non come arma di oppressione.

I principali interpreti della giustizia sono i Magistrati cui spetta il gravoso  ed al contempo onorevole compito di far rispettare le Leggi e quindi di governare concretamente il regolare sviluppo dei rapporti sociali e di creare un clima di sicurezza nella convivenza civile. Proprio per far emergere l’importanza del ruolo chiunque intraprende la carriera di Magistrato deve assolutamente rinunciare ad essere coinvolto nelle attività politiche di qualsiasi genere e tipo. Fondamentale per il rilancio della dignità del ruolo è la separazione delle carriere, sia tra i vari settori, ma soprattutto, per la giustizia penale, tra Magistratura inquirente e Magistratura giudicante. Inoltre, per acuire il senso di responsabilità, sia per la durata dei processi che per l’obbiettività e parità di giudizio va introdotta la Responsabilità Civile anche per colpa dei Magistrati nel loro agire professionale e nei loro giudizi.

E’ un altro importante tassello per ricostruire l’Italia.


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Editoriale

 

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