Resolute Support

Le truppe italiane, dopo quasi vent’anni (era il 30 ottobre 2001), lasciano l’Afghanistan, fine del “no combat” Resolute Support, cerimonia di commiato mesta, in forte ritardo, gli Emirati Arabi hanno negato i cieli al nostro volo di soldati e giornalisti, figura meschina, poi finalmente l’ammaina bandiera, ben ripiegata tornerà in Patria, esodo da Camp Arena nell’antica città alessandrina di Herat con la benedizione del Ministro della Difesa. Quasi 900 militari più 150 mezzi se ne torneranno a casa, la mission IFA della NATO segna l’ultimo flop dell’Occidente dem, l’Enduring Freedom partorito all’indomani del 11 settembre, obiettivo annientare l’Al Qaeda di Osama Bin Laden nella Terra degli Arii, aveva “liberato” solo una porzione del Paese dal morso talebano virulento a sud-est. Negli anni a seguire è stata guerriglia tra i governi filo occidentali e i militanti jihadisti, le tregue erano un prender fiato per le truppe NATO, un escamotage levantino per i talebani, una specie di molla tirata poi lasciata, ripresa e così via, con progressiva ferocia di attentati, nei fatti a maggio scorso i ribelli erano a soli 30 Km da Kabul, accerchiamento del fortino. Mordono, strappano via la carne come lupi, poi si ritirano alla controffensiva, aspettando tempi e modi propizi per un nuovo morso cruento, seminando nel frattempo “pillole” di terrorismo nelle aree sotto pseudo controllo governativo.

Colpisce comunque il silenzio tombale dei nostri media lecca-lecca, zero analisi bizantine, anacoluti, elucubrazioni pindariche di esperti culi saccenti nei salottini tv, ben altri sono gli argomenti bollenti, vaccini a go-go, ius soli, ddl Zan, cannabis free, ecc. Però anche quelli finiranno nel freezer con l’undici giugno, Italia-Turchia, gli Europei, poi...finalmente le vacanze!

Missione bellica la nostra,  nossignore, in ossequio all’art. 11 della Costituzione “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali […] perciò era una missione umanitaria, di pace, dapprima a  Kabul da poco caduta in mano alle truppe della coalizione, elezioni, governi fantocci da difendere, da lì i nostri verranno spediti, dal 2015, a Herat col compito di tenere sotto  controllo ben quattro province nella parte occidentale del Paese, quella che bacia l’Iran, un territorio vasto quanto la Padania bossiana.

L’educandato italiano con l’emetto s’ è occupato di logistica di supporto militare, formazione dei quadri afgani, addestramento delle truppe, sanità, educazione della popolazione con particolare riguardo alle donne liberate dal burqa, primi passi della loro emancipazione,  cercando con garbo di inoculare dosi di democrazia, vaccino e dogma dell’Occidente al quale tutti i popoli debbono sottoporsi e a cui tributare culto ed osservanza dei postulati già dettati in primis dalla Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America.

Libertà, Profitto, Felicità è l’autentica triade interconnessa dell’american dream, appunto un sogno ad occhi aperti del fragile omino sgattaiolato sull’albero creduto della vita a morderne voluttuoso i frutti per sostituire a Dio tanti dèi quanti sono gli uomini capaci di salire la scala del successo e goderne i pomi d’oro all’ombra delle fronde, mentre l’Uguaglianza reale riposa supina alla base del tronco, aspirazione dei più destinati a crogiolarsi con l’immaginazione di un mondo potenzialmente perfetto, il mondo che verrà che non viene mai.

L’esportazione forzosa del vaccino dem si è rivelata una tragedia di sangue per medici e pazienti, il rigetto di popoli con tradizioni, fedi, culture assai diverse dal modello U.S.A. e getta, sostenuti da un profondo orgoglio per le proprie radici ha prodotto il contrario della pacificazione democratica. Corea, Vietnam, Somalia, Libia, Iraq, Afghanistan (i primi che ci vengono a mente) sono state altrettante Caporetto del modello Occidentale, la democrazia non è l’ineluttabile destino dell’umanità seguendo la tesi del visconte Alexis de Tocqueville, non è la terapia universale.

D’altronde è dinanzi ai nostri occhi l’evoluzione estrema della democrazia stessa,  reset globale di ogni capello valoriale della Tradizione, azzeramento dei generi, tecno-dipendenza ipnotica dei consumatori, la vita una scatola vuota che altri ti riempiono di cose, di leccornie fino all’ingordigia, di qua non c’è rimasto quasi niente di secoli di civiltà sedimentatasi nel tempo, di là invece sì, pur nel pantano della fame, nei bambini di stracci con gli occhi scuri, i valori forti sono il cibo per sopravvivere o cercar la bella morte pur di non inginocchiarsi al relativismo liquido, mostro dalle mille teste ma con un pensiero unico nei cervelli.

Con l’otto di giugno tutti via dalla Repubblica Islamica dell’Afghanistan, lasciamo 53 vittime, 651 feriti più i morti a seguito dell’uranio impoverito (UI), se ne sospettano ben 369 sui quali è stato applicato il silenziatore di Stato, ignoriamo le loro storie, i loro nomi, spazzati via da una guerra persa, stesso finale che vide sconfitta tra queste montagne l’Armata Rossa dai Mujaeddin guidati del mitico Capitan Massoud. Come mai?

Un uomo saldo nei valori forti ha due fucili, l’avversario con solo quello d’ordinanza è già sconfitto.

 


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.