Prima di Fiume: la Comune Parigina

150 anni fa, il 28 di maggio del 1871, si concludeva il primo grande esperimento di autogoverno della storia contemporanea, che dovrà attendere l’esperimento dannunziano nel Carnaro per conoscerne un altro simile, sebbene non uguale. È noto come, in conseguenza delle sconfitte militari dell’esercito francese nella guerra contro la Prussia, il 4 settembre 1870 la popolazione di Parigi proclamò la repubblica e chiese riforme sociali e soprattutto, per quel che qui ci interessa, la prosecuzione della guerra. Il governo provvisorio deluse le aspettative di giustizia sociale e l’Assemblea nazionale impose la pace e perciò i parigini decisero di insorgere il 18 marzo 1871, resistendo due mesi al tentativo del governo trasferito a Versailles di riconquistare la capitale.

In questi due mesi, la Comune, che innalzò il rosso vessillo, creò un esercito popolare, una scuola laica e gratuita, rese elettive tutte le cariche pubbliche, compresi i magistrati, e retribuì i funzionari con gli stessi salari degli operai, favorendo infine le associazioni dei lavoratori. Solo grazie all’aiuto di Bismarck, il governo di Thiers ristabilì l’ordine, fucilando decine di migliaia di insorti e deportandone nelle prigioni della Cayenna altrettanti, durante la cosiddetta semaine sanglant. Ora, nelle semplificazioni scolastiche, la Comune assurge a mito della sinistra marxista, dopo che Marx ne fece una sorta di prototipo del futuro governo comunista che abitava solo nella sua mente. Quello che invece a scuola non si dice è che i comunisti, prima dell’endorsement marxiano, avevano giudicato quella della Comune una sorta di rivolta anarchica, opera del tanto detestato Lumpenproletariat. E soprattutto non si dice che la Comune rappresentò – e rappresenta – un evento importante anche nell’immaginario della destra francese, per la quale la rivolta parigina era letta in chiave di nazionalismo e  insieme di giustizia sociale, e, quindi, come una sorta di anticipazione del fascismo. Non certo per perdere tempo, il 27 maggio 1944, i massimi rappresentanti del Partito popolare francese di Doriot, il partito fascista e filonazista francese, si recò a rendere omaggio al Muro dei Federati al cimitero del Père Lachaise, il principale punto dove avvennero le fucilazioni di massa.

Senza considerare che all’esperienza della Comune di richiamarono anche i rivoltosi del 6 febbraio 1934, tanto che Robert Brasillach nel 1938, con tutta la redazione del settimanale «Le suis partout», depose una ghirlanda al Muro, con la dedica alle prime vittime della repressione della Terza repubblica. Suo cognato, Maurice Bardèche, per tutto il dopoguerra, accompagnato da amici e simpatizzanti, continuerà la tradizione della ghirlanda in onore dei comunardi. Anche oggi, in Francia, le organizzazioni della destra antagonista esaltano nell’esperienza della Comune parigina, l’esempio di come nel popolo sia sempre forte e profondamente radicato il sentimento nazionale se associato a riforme che assicurino la giustizia sociale. E come i poteri forti intervengano sempre nella repressione.

 


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Editoriale

 

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