Ernesto Galli Della Loggia e l’Italia di domani

Leggo quasi tutti i giorni gli articoli di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera perché è un uomo intelligente, scrive bene e talvolta lo condivido. L’articolo di oggi (2 giugno), però mi ha molto deluso, perché ho visto un uomo che, pur cercando di liberarsi delle scorie del passato, rimane ancorato a visioni stantie e prive di obiettività.

Infatti verso la fine dell’articolo “La destra e la storia che pesa” scrive: “Personalmente penso che nell’Italia di oggi non abbia alcun senso dirsi antifascisti…. La sua evocazione serve unicamente per… delegittimare qualunque posizione risulti sgradita all’ideologia di cui sopra (di sinistra).”

Frase che conferma intelligenza e proiezione verso il futuro per ridare all’Italia quella dignità, persa ormai da molti anni, necessaria per ricostruire lo spirito identitario e unitario, punto di partenza per rigenerare una comunità che sappia integrare tutte le sue componenti, comprese le più eretiche.

Purtroppo, poco dopo, ricade anche lui nello schematismo di sempre rimangiandosi quanto brillantemente espresso in precedenza. “Ma ciò non vuole affatto dire che per ogni democratico non sia obbligatorio un giudizio totalmente negativo nei confronti del fascismo: dei suoi presupposti ideali, dei suoi metodi, delle sue scelte, dei suoi risultati…. Quel che conta è che il fascismo è radicalmente incompatibile con la democrazia liberale e dunque governare l’Italia non si può se non si dà del fascismo un giudizio siffatto. Lo richiedono la nostra storia, i principi della nostra costituzione, le alleanze e le amicizie internazionali che vogliamo mantenere.”

Che delusione!

Nessuna volontà di cercare un nuovo futuro per la nostra povera Italia, Nessuno slancio per ridisegnarci un ruolo nella geopolitica mondiale; solo la volontà di accettare passivamente tutto quello che ci sta donando una guerra persa: la perdita totale di sovranità, la cessione graduale della nostra autonomia culturale, la rinuncia alle enormi peculiarità e potenzialità del nostro popolo, l’accettazione definitiva dell’occupazione, da parte di truppe straniere, del suolo italiano.

Come si fa ad esaltare la democrazia liberale davanti allo spettacolo indecente che le istituzioni liberal-democratiche stanno dando di sé stesse? Non solo le istituzioni sono lontane dal nostro popolo, ma queste stesse non contano più nulla: prima esautorate dalle segreterie dei partiti, adesso, anche questi ultimi, esautorati da altri centri di potere al di fuori della nostra nazione e, spesso, addirittura ostili all’Italia.

Basta vedere i vari presidenti del consiglio, mai votati da nessuno, che si sono succeduti ed in particolare l’attuale che, non solo non è mai stato votato, ma che fa tutto quello che gli pare a prescindere dalla volontà dei partiti che lo sostengono i quali accettano masochisticamente tutto. Tanto chi ne paga le conseguenze è sempre e solamente tutto il popolo italiano, quel popolo che viene chiamato a votare quando ormai i giochi sono fatti e nulla si può cambiare.

Allora sono contento che esista una qualche forma politica che è incompatibile con la democrazia liberale; vuol dire che qualche speranza di ripresa c’è ancora e se l’antifascismo si identifica con la liberal democrazia e con la sinistra questo non vuol dire che il fascismo sia di destra. Vorrebbe dire essere ignoranti o, peggio ancora, mistificare perché, proprio storicamente il fascismo, che nasce da una costola del partito socialista, tenta un’audace sintesi che porti al superamento delle lotte fratricide per amore dell’Italia.

Ma anche questo va superato, perché non ha senso parlare di antifascismo in assenza di fascismo e non ha senso parlare di fascismo, proprio per la sua stessa dottrina.  Infatti questo, essendo una rivoluzione permanente adatta le proprie tesi ai tempi correnti con la sua mirabile visione del futuro.

Tutto questo va superato e dobbiamo tutti noi Italiani riconoscerci, anche con le notevoli differenze che ci distinguono, in un comune destino e nella stupenda e grande nazione di cui facciamo parte che deve risorgere, per il bene nostro e dell’umanità tutta, con la sua autonomia culturale, etica, politica, militare, economica e monetaria.

Si apre qui un discorso difficile che deve esser affrontato per il bene dell’Italia con il popolo tutto, senza più indulgere alle strumentalizzazioni di presunti alleati o finti amici.


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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