Sono solo "Chansons"nette

In un mio vecchio articolo avevamo già parlato di una importante opera letteraria, nascosta nei cassetti della storia, il Misogallo (letteralmente, colui che odia i francesi), scritto da Vittorio Alfieri e pubblicato nel 1814. Non sono al corrente di un "pamphlet" speculare dei cugini d'oltralpe su di noi, resta il fatto che i rapporti fra i nostri paesi sono sempre più conflittuali.

Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron il banchiere gerontofilo presidente della Repubblica francese, non ha mai fatto mistero di odiare gli Italiani, in perfetta continuità con i suoi predecessori. Fermamente europeista, (sulla carta) in realtà lo è a senso unico, il suo scopo è quello di rafforzare il ruolo di Parigi all'interno della UE, soprattutto a discapito del nostro paese. Intendiamoci: l’enarca Macron fa benissimo a difendere gli interessi della propria "patria", termine che ha sfruttato disinvoltamente fin dalla campagna elettorale, scippandolo ai frontisti di Marine Le Pen. Il patriottismo economico, nella società globalizzata stravolge ogni paradigma finanziario, e funziona quando non si hanno altri argomenti validi. Come nel caso dell’ostracismo contro l’Italia. Pensiamo a Ventimiglia e la questione migranti, ai ripensamenti sulla Tav, alle vignette di giubilo per la morte degli italiani pubblicate da  Charlie Hebdo sul terremoto di Amatrice, (il comune aveva giustamente denunciato il giornale satirico,  denuncia risultata "irricevibile" per il tribunale di Parigi) in una si vedevano corpi schiacciati sotto le macerie delle loro case con la scritta "lasagne".

Roma paga peccati antichi: come il gas che Mattei ottenne dal governo di Algeri, subito dopo l’indipendenza, gli accordi petroliferi con la Libia di Gaddafi o, più di recente, la sontuosa commessa del Qatar a Fincantieri dove l'azienda italiana ha scalzato la Francia, per la creazione di una vera e propria flotta, comprese le dotazioni di protezione e di armamento. Macron nella sua mission di ridisegnare l'Europa considera paritetico solo il rapporto con la Germania, mentre tratta l’Italia da subalterna, come i capitani delle squadre ciclistiche coi loro gregari, che nel gergo transalpino sono chiamati "doméstiques". Ai "domestici" è stato chiesto di cedere tramite il trattato di Caenun un pezzo del "Mare Nostrum" una porzione di Mar Ligure e Mar di Sardegna tra le zone più pescose del Mediterraneo. L'accordo internazionale era stato siglato nel 2015 in gran segreto, dal ministro degli Esteri transalpino Laurent Fabius e dall’uomo di Parigi in Italia Paolo Gentiloni.

Ma non solo i mari italiani interessano ai nostri cugini, recentemente il deputato Francesco Lollobrigida con una interrogazione parlamentare ha fatto emergere una rivendicazione unilaterale da parte Francese di "Punta Helbronner", sulla cima del monte Bianco, pochi metri quadrati dove però sorgono importanti infrastrutture a partire dal rifugio Torino, sito importante per la Valle d'Aosta, qui arriva la funivia proveniente da Courmayeur, fra l'altro l'italianità di Punta Helbronner è stabilita in un accordo siglato con la Francia nel 1860, ora i comuni transalpini di Chamonix e St. Gervais hanno modificato i propri confini, facendo ricadere il rifugio Torino all'interno del territorio francese.  

24 maggio 2021 un'altra funivia, non (ancora) contesa nella zona di Stresa in provincia di Verbania precipita per il cedimento strutturale di un cavo, 14 morti, mentre ovunque si esprime il giusto cordoglio per le vittime, sui social francesi appaiono frasi tipo "Italiani morti? Dio è contento", "Dio è felice quando gli italiani muoiono", o il più articolato ", "Caduta la funivia a Stresa: una giusta punizione del karma dopo il cocainagate dei Maneskin all'Eurovision", si perché questo rinnovato odio verso il nostro paese si deve alla vittoria del gruppo rock Italiano dei Maneskin, alla 65esima edizione dell'Eurovision Song Contest. Prima del voto del pubblico, il brano “Voilà” della cantante Francese Barbara Pravi era dato per favorito, alla fine la Francia si è piazzata seconda. Scatenando l'ira dei media francesi. I giornali hanno accusato il giovane cantante dei Maneskin Damiano di fare uso di sostanze stupefacenti, arrivando a chiedere la squalifica dell’Italia per "doping". Il cantante  invece di mostrare il dito medio o ancora meglio il posteriore stile Buster Bloodvessel (leader dei Bad Manners) al Sanremo 1981, come un tanto sbandierato stile "Rock" richiederebbe, si è sottoposto volontariamente al test antidroga per smentire in via definitiva l'accusa. In conferenza stampa affermerà contrito "Io non uso droghe. Non dite una cosa del genere". In sua difesa anche un sacerdote, don Dino Pirri, prete molto amato dai giovani perché diffonde il Vangelo Bergogliano sui social: "I Maneskin non sniffano, ma i francesi rosicano”, frase mutuata probabilmente da una nota del brano “Bartali” scritto da Enzo Jannacci.

L'odio francese è reale, e in un paese normale seppur a sovranità limitata come il nostro avrebbe dovuto portare all’allontanamento dei diplomatici Francesi, il presunto ribellismo del giovanissimo gruppo romano invece è solo una maschera. La vittoria dei Maneskin è stata decisa da "Spotify" e dal messaggio solo apparentemente trasgressivo ma in pratica economicamente redditizio e politicamente corretto, il titolo del brano, (lo stesso che ha vinto il festival di Sanremo, epurato dalle "parolacce") la dice tutta: “Zitti e buoni”, messaggio rivolto a quei pochi che ribelli lo sono davvero, ma che non meritano nulla, nemmeno l'odio Francese.


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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