Covid e libertà

Come mai, in quest’epoca di covid, di tamponi e di vaccini, nessuno si è posto il problema della libertà? Come mai l’Italia democratica e progressista, ormai piegata ai voleri del liberismo, della globalizzazione e del profitto non si preoccupa delle formule liberticide e delle leggi o disposizioni, che hanno violato le libertà fondamentali, con cui ci hanno riempito la testa, facendo un vero e proprio lavaggio del cervello, tutti i pennivendoli di regime al servizio dei padroni di turno?

Molto professionali questi lecchini che, ligi ai voleri dei padroni, hanno sparso terrore a piene mani per rendere servile, obbediente e docile un popolo che un tempo fu ribelle, scanzonato e irriverente.

Non serve qui elencare le molte libertà cui abbiamo rinunciato, le tante privazioni cui ci siamo sottoposti, i sacrifici che abbiamo dovuto affrontare per ridurre noi stessi e la nostra stupenda nazione alla mercé di lestofanti, imbroglioni e usurai che, con la ignobile classe politica che ci troviamo, saranno i futuri nostri padroni; sì padroni.

Da oltre un anno ci stanno tenendo al guinzaglio con la spasmodica attesa degli aiuti europei, i salvifici aiuti europei, perché “la UE ci è amica”, perché “la UE ci aiuta”, la “UE ci vuole bene”  E ancora non arriva nulla; però in compenso abbiamo più e più volte sforato i parametri che la UE ci impone (quanto sono “buoni” i burocrati della UE!!!), ma nessuno ci dice quanto ci costerà tutto questo, quanto ce lo faranno pagare.

Per cosa tutti questi sacrifici? Il popolo italiano non ha avuto nulla; in compenso si sono arricchiti i venditori delle insignificanti mascherine, i produttori degli inutili tamponi - visto che la percentuale di errore è tra l’80% e il 90% - e sono diventate ancora più miliardarie le “megagalattiche” società farmaceutiche che si sono inventate un siero, che stanno sperimentando sulla pelle dei popoli, che hanno chiamato vaccino.

Ora, però, quando è ormai troppo tardi, forse arriveranno i fantasmagorici miliardi della UE: soldi che non solo saranno condizionati sul come spenderli, ma saranno anche imposte delle riforme che condizioneranno pesantemente la vita futura nostra e dei nostri discendenti. L’utilizzo, poi, di questi soldi, se mai arriveranno, sarà controllato dai tecnici UE e saranno da restituire da un’economia, quella italiana, ormai distrutta.

Una seria ipoteca per le future generazioni che vincolerà e ridurrà sempre più i margini di libertà nostra. Questa si chiama usura; ed è un’usura della peggiore specie perché non solo ci vengono  prestati soldi che noi abbiamo dato, non solo dobbiamo pagare gli interessi, non solo dobbiamo spenderli come ci indica chi ce li presta, non solo dobbiamo sottostare al controllo di chi ci ha prestato i soldi nostri, ma dobbiamo mettere a disposizione tutta la nostra libertà sia quella materiale ma soprattutto quella spirituale.

Questi sono gli amici della UE, degli amici veramente fidati.

Tutto questo grazie al covid.

Uno strano virus che ci ha avvelenato l’esistenza e che è arrivato in un momento in cui le nostre certezze sulla salute, sulla medicina, sulla vita e i suoi tempi erano assolute e ci ha riportato alla realtà.

L’uomo non è immortale nella sua essenza materiale, ma può esserlo nella sua natura spirituale, purché coltivi questo aspetto, lo potenzi e lo renda realmente spirituale.

Forse può essere proprio questo l’aspetto positivo del covid: riscoprire che la libertà può essere totale solo nella sua estrinsecazione spirituale.


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Editoriale

 

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di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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