L’attacco alla scuola

La prima vittima dell’attacco all’integrità del nostro popolo è la scuola.

Noi eravamo orgogliosi della nostra scuola, del tipo di formazione che dava ai nostri giovani, della qualità dei quadri che ne venivano fuori in tutti i campi e in tutti i settori, del senso critico, della libertà di pensiero profondo, delle capacità di analisi, di sintesi dei nostri giovani che permetteva loro di emergere ovunque si applicassero ed ovunque andassero.  La nostra scuola era ammirata e studiata da tutti e questo era uno dei principali elementi di invidia nei nostri confronti.

Infatti, quando l’Italia ha perso la guerra, le nazioni vincitrici ed i loro complici di casa nostra hanno iniziato a picconare tutte le colonne portanti del nostro incommensurabile patrimonio culturale materiale ed immateriale e prima fra tutte la scuola. Non è un caso che la prima sovranità che è stata messa sotto attacco è stata quella culturale.

Le varie forze politiche italiane non hanno valutato o, nella maggioranza dei casi, hanno sottovalutato quanto fosse grave e pericoloso questo tipo di attacco e non hanno saputo o potuto mettervi rimedio. In alcuni casi, purtroppo, non hanno proprio voluto farlo agevolando in tal modo la dissoluzione di uno dei nostri essenziali elementi di forza.

Solo il Fronte Nazionale, nel suo Manifesto per la Sovranità Nazionale, del 2013, mette al primo posto tra le sovranità perdute e da riconquistare la sovranità culturale e scrive: “Dalla fine della seconda guerra mondiale l’Italia ha subito una vera e propria colonizzazione culturale. La pervasività del modello di vita americano nel campo degli spettacoli e delle comunicazioni di massa, unita all’egemonia comunista nella letteratura, nel giornalismo, nell’editoria e nelle arti in generale, ha provocato una totale desertificazione degli ingegni e delle idee, con il conseguente affermarsi di un conformismo totalizzante. Occorre pertanto infrangere questa occupazione sistematica di tutti gli spazi di creatività e di elaborazione di idee. L’Italia, attualmente importa dagli altri Paesi – soprattutto dagli Usa - l’80 per cento dei prodotti cinematografici e televisivi, compresi i format delle trasmissioni più demenziali e diseducative. Si rende quindi indispensabile ricreare un’industria culturale nazionale, sia nel campo dei media e dell’intrattenimento che in quello dell’espressione artistica vera e propria, per fornire alle intelligenze e ai talenti opportunità concrete di emergere e affermarsi.”

Oggi purtroppo non hanno più bisogno di difendere gli spazi occupati perché sono riusciti ad interrompere, attraverso la distruzione della scuola, la trasmissione tra le varie generazioni dell’enorme patrimonio immateriale che è una delle nostre più grandi ricchezze.

La distruzione della più importante riforma scolastica italiana, la Riforma Gentile, ha reso possibile gradualmente questo suicidio culturale. Dalla scuola elementare all’università tutto è stato realizzato per far uscire delle personalità incapaci di creare, incapaci di sviluppare il libero pensiero: possono uscire degli ottimi tecnici, ma non degli scienziati; possono uscire dei bravi esecutori, ma non dei creatori; possono uscire dei subalterni capaci ma non una classe dirigente.

Tutto è stato realizzato per togliere di mezzo il pericolo di un popolo, l’italiano, che è stato capace di caratterizzare, condizionare, creare ed inventare la politica, la scienza, le arti, il pensiero umanista, i commerci, l’industria, l’agricoltura, la società… per millenni.

Il freddo e barbaro mondo anglosassone tutto questo non lo può sopportare e, con la complicità di venduti e traditori, ha portato l’attacco alla scuola italiana partendo sin dalla scuola elementare.

I nostri bambini non imparano più poesie a memoria, non fanno più riassunti, dettati, copiati; fanno solo schede e quiz per abituarli ad essere automi sin da piccoli e per arrivare, come già oggi accade, all’università senza saper esprimere concetti, senza conoscere la bellissima lingua italiana, senza aver neanche il sentore della nostra potente cultura e senza alcuna possibilità concreta di emergere.

Esiste ancora una classe dirigente che può trasferire conoscenza, ma il tempo stringe, cambiamo tutto, iniziando dai programmi, prima che i resti delle nostre capacità innate finiscano. L’Italia può ancora risorgere.


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Editoriale

 

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