Pnrr Sovranità off

Voici il Piano nazionale di ripresa e resilienza (verbum chic di moda), è un Pantagruel di verdoni, 191,5 miliardi, quelli di Bruxelles + lo scostamento di bilancio Dragon Ball da 30,6 a nove zeri del Fondo Complementare + 26 miliardi entro il 2032 (!) per opere specifiche (?), al che Totò direbbe “è la somma che fa il totale” e sono ben 248 miliarducci, che cuccagna! guai farsi distogliere dai gufi menagrami appollaiati sui rami sovranisti, son moralisti contro il Bel Paese dei balocchi, orsù rotoliamoci gaudenti sulla collina di soldoni, al diavolo quell’inutile tiri tera del dibattito parlamentare intanto siam tutti nello stesso  stazzo tranne quella piccoletta della Garbatella.

Il tempo del bonifico dei fondi sarà sestennale (2021-26) forse con proroghe in itinere, quella bombastica mammella di banconote si gonfierà di latte a 12 stelle da schizzare agli affamati italici, sentitene le urla, i lamenti, quel frignare in dissolvenza premorte alla festa dei post lavoratori, ascoltate, è tempo di sciogliere gli indugi perché l’Italia, dopo la Resistenza, faccia la Resilienza!

I seni della balia-Stato diventeranno nuovamente turgidi senza chirurgia estetica, vi succhieranno imprese green, cooperative verdi, manager PA, Sindacati, digit Society, Onlus, Associazioni tutti a testa bassa di corsa alle grandi riforme per il progresso del Paese.  Però l’otre del debito, cari miei, diventerà il mappamondo trastullo di Charlie Chaplin nel film Il Grande Dittatore, alla fin fine scoppierà, bum dell’Italia già in rosso fisso tendente al color sangue rappreso, nudo di massa senza sovranità né identità nazionale con pochi ricchissimi maiali nella fattoria di Orwell.

Eh già, grosso modo accumuleremo un 180 miliardi di buffi da restituire con corsia preferenziale alla cara (per costi) Europa del do ut des, il che vuol dire la vecchia megera sarà la prima in fila a digrignare per riscuotere le cambiali, mettendo in riga, con chiodo tedesco, la presente e le future generazioni.

In sintesi giura il Capo di Governo, investito sul Colle Quirinale senza un voto in tasca (ormai è tradizione!), che l’occasione è unica, ir-ri-pe-ti-bi-le, né si ripresenterà in futuro una tal scialuppa certificando proprio lui, ex Governatore BCE, che la cagna sdentata è solo un suk, un mercato dove ciascuno tira ai propri interessi, un negozio, soltanto un negozio, niente di più,  lontano anni luce dall’essere una super Patria comune.  

In circa 330 pagine c’è scritto il romanzo dei nostri sogni miliardari inoculati dal vertice alla base , al grido pandemia, aiuto! aiuto! La Commissione Europea lanciava il salvagente Ricovery Fund, una gran cesta di raccolta offerte dove si sommano i contributi dei singoli Paesi col mercato dei ricovery bond, obbligazioni emesse da Bruxelles per rastrellare moneta fresca dai privati ma innescando indebitamento.

Eh già il buon Dio non ha aperto la cassaforte del cielo mandando giù un diluvio di quattrini quasi a scusarsi della sua distrazione sulla pandemia, no, sono soldi catalizzati dalle casse pubbliche e dai cc, una gran torta messa a tavola ma le porzioni grosse o piccine le farà la chef Ursula se il Consiglio giudicherà corrette le genuflessioni ai diktat riformisti dell’UE.

Per ottenere sul piatto la grassa porzione nostra occorreva far presto nel redigere un Piano a traccia obbligatoria riassunta in sei missioni de l’Italian Plan:

  1. digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura; 2. rivoluzione verde e transizione ecologica;
  2. infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4. istruzione e ricerca; 5. inclusione e coesione; 6. salute.

Grandi insiemi e sottoinsiemi colmi di pagine programmatiche, terapie d’intervento, volontà di modernizzare il sistema Italia saldandolo al pensiero unico, banalità scontate, un gulash di green, informatica, mobilità elettrica, inclusione (vedi il Ddl Zan) e quant’altro recepito sotto dettatura di Bruxelles.

Ora il Ricovery italian plan l’è partito, yes dal Consiglio dei Ministri, yes coatto dai due rami del Parlamento, impacchettato per benino, spedito col fiocco tricolore al Consiglio UE, lo esaminerà  il 18 giugno nella riunione dell’Ecofin per mettere un voto al dettato.

Dal caos del brogliaccio Conte bis s’ è passati al diligente compitino ben fatto di Mario Draghi & C con ulteriore forte cessione  di sovranità nazionale ai diktat europei, riforme strutturali del sistema Italia imposte dalla Commissione europea, o quelle, subito e bene, oppure Nein! Il gratta e vinci dell’Italia è stato acquistato ora speriamo nella big win per le casse vuote di Stato e cittadini, ma a stemperare gli entusiasmi di politici e media mezzani s’affacciano nubi minacciose sospinte dall’eolo Valdis Dombrovskis vicepresidente della Commissione europea, ex Primo ministro di una super potenza mondiale, la Lettonia, il quale sulle pagine del Financial Times  ha rilasciato una plumbea previsione sugli esborsi da Ricovery Fund: "L'esborso di denaro è direttamente collegato al progresso delle riforme e degli investimenti". Il salvadanaio si aprirà solo se verranno rigorosamente rispettati, tempi, modalità, qualità delle riforme volute da Bruxelles altrimenti dal maialino non uscirà 1 Euro. E l’ideologia guida del riformismo UE è il neoliberismo in economia coniugato al progressismo solo laico nella morale sociale, e primi frutti di questo, nel nostro orticello, già verdeggiano, vedi la riforma peggiorativa del sistema pensionistico (via quota 100, la bandiera leghista), il Ddl Zan che azzererà le differenze sessuali imponendoci l’ideologia LGBT.

Perciò chi si sfrega le mani aprendole al ristoro degli euro vivrà tempi assai bui prendendo anche severi schiaffoni con possibili denunce alla Procura europea, capito ora il perché della Brexit?


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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