I medici italiani ed il ministro

Il ministro della salute Speranza ha rimproverato tutti i suoi colleghi per le critiche che gli vengono rivolte da varie parti sulla gestione della crisi pandemica da covid 19, in quanto ritiene, a ragione, inopportuno utilizzare ai fini politici una crisi sanitaria che riguarda la vita delle persone.

Questa giusta osservazione, però, il nostro solerte ministro non la rivolge a sé stesso quando esercita i propri poteri in materia, senza considerare minimamente l’importanza di certe scelte per la vita delle persone.

Come tutti sappiamo esistono ormai numerosi medici che assistono con cure domiciliari, sia preventive che curative, migliaia di pazienti e con la loro attività hanno salvato numerose vite ed hanno impedito o, quanto meno, ridotto l’intasamento degli ospedali. Ovviamente tutto questo è stato realizzato con enormi sacrifici dovuti anche all’ostilità pregiudiziale degli organi istituzionali preposti alla salvaguardia della salute dei cittadini.

L’unica indicazione ministeriale per i medici di base consiste nella tachipirina e nella vigile attesa e ricovero in caso di insorgenze gravi. Ovviamente tutti i medici che hanno a cuore la salute dei propri pazienti non si sono limitati a queste indicazioni, ma, con il consenso degli assistiti, hanno affrontato, in modo deciso e con opportune terapie, il male ottenendo numerosi successi, che potevano diventare il presupposto per una generale cura domiciliare immediata. In tal modo si sarebbero evitati molti dei ricoveri con dolorosa separazione dai parenti e dalle case in un complicato isolamento ospedaliero.

Il TAR ( Tribunale Amministrativo Regionale) ha sospeso la circolare dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) con la quale venivano indicati come interventi domiciliari in caso di sospetta influenza da covid la tachipirina e la vigile attesa. A sorpresa il Ministro Speranza ha fatto ricorso contro questa decisione del TAR.

Questa decisione ha sollevato numerose polemiche sia da parte dei medici di base che da affermati costituzionalisti perché si lede sia il dovere del medico di provvedere immediatamente alla migliore cura del paziente, sia il diritto, sancito dalla costituzione, alla libertà di cura. Ma soprattutto solleva alcuni interrogativi cui è difficile rispondere senza sollevare gravissimi dubbi.

In Italia è stato possibile introdurre i vaccini e utilizzarli senza la dovuta sperimentazione, che in questo momento si sta facendo sulla pelle delle centinaia di migliaia  e, tra poco, milioni di persone, solo perché il ministero e gli organi competenti hanno dichiarato che non esiste altro metodo di cura.

Il venir meno di questa prerogativa, in quanto le cure domiciliari hanno provato che il virus e l’epidemia si possono bloccare con appropriate cure esistenti, farebbe sì che non esisterebbe più lo stato di necessità e urgenza per utilizzare i vaccini senza l’opportuna sperimentazione.

A questo punto, sorgono spontanei numerosi interrogativi: perché questo atteggiamento di diffidenza verso la classe medica italiana che ha dato prova di valore da anni? Perché si preferisce, come unico rimedio, un vaccino di cui non si conosce la reale efficacia e non si sa quali effetti collaterali potrebbe produrre? Perché si continua a tentare di bloccare le cure domiciliari per favorire siffatti vaccini?

Nascono spontanei dei dubbi. Infatti questo modo di procedere, nella migliore delle ipotesi, ci fa pensare ad un uso politico della pandemia; proprio quello che Speranza contesta ai propri oppositori. Infatti attraverso questo modo di procedere si è arrivati ad una completa soggezione del popolo italiano per la paura di morire e si sta procedendo alla sistematica demolizione delle prerogative del nostro popolo, alla distruzione dell’economia ed all’eliminazione di quasi tutte le garanzie costituzionali.

A pensar male, poi, si arriva a considerare quale enorme quantità di denaro ci sia dietro il grande affare dei tamponi e dei vaccini.

L’Italia non merita tutto questo e soprattutto non merita questi personaggi.


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Editoriale

 

L’attacco alla scuola

di Adriano Tilgher

La prima vittima dell’attacco all’integrità del nostro popolo è la scuola.

Noi eravamo orgogliosi della nostra scuola, del tipo di formazione che dava ai nostri giovani, della qualità dei quadri che ne venivano fuori in tutti i campi e in tutti i settori, del senso critico, della libertà di pensiero profondo, delle capacità di analisi, di sintesi dei nostri giovani che permetteva loro di emergere ovunque si applicassero ed ovunque andassero.  La nostra scuola era ammirata e studiata da tutti e questo era uno dei principali elementi di invidia nei nostri confronti.

Infatti, quando l’Italia ha perso la guerra, le nazioni vincitrici ed i loro complici di casa nostra hanno iniziato a picconare tutte le colonne portanti del nostro incommensurabile patrimonio culturale materiale ed immateriale e prima fra tutte la scuola. Non è un caso che la prima sovranità che è stata messa sotto attacco è stata quella culturale.

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La Spina nel Fianco

 

TSO di Stato

Fano, Istituto Tecnico Commerciale Adriano Olivetti, una scuola che vanta una storia secolare, apprendiamo dal sito ufficiale che è operativo dal lontano 1861, circa un secolo dopo alla morte di Adriano Olivetti, prenderà l’attuale nome in memoria del grande imprenditore Italiano, che si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale devesse essere reinvestito a beneficio della comunità.

Olivetti credeva nell'idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, e fra produzione e cultura, idee maturate da quelle di Rudolf Steiner. (Vi sono dei riscontri di finanziamenti a movimenti steineriani ed alla stampa antroposofica). Dal sito ufficiale apprendiamo che l'istituto: “offre grandi spazi in cui imparare, divertirsi ed osservare il mondo circostante. (..) La missione dell’Istituto Olivetti è (..) essere innovativi e sapere insegnare alla nuova generazione come affrontare il mondo del lavoro e la realtà di tutti i giorni. (..)”.

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