RECENSIONI: Io Nego, il nuovo libro di Emanuele Franz

“Quello che segue è dunque un diario personale, con riflessioni e note assortite, tenute insieme dall’argomento e dal periodo in cui sono state scritte: il tempo della quarantena forzata dovuta alla pandemia”, scrive Emanuele Franz nella prefazione al suo Io nego. Pensieri di un filosofo davanti al Covid (Audax editrice, 2021). Saggista, editore e filosofo, nella sua ultima pubblicazione Franz si distingue nettamente dalla folta schiera di autori che hanno dedicato al medesimo tema le loro opere e riflessioni, in quanto il suo testo non pretende di essere un saggio o uno studio sistematico, ma si pone piuttosto come un’invettiva scritta in modo febbrile, sull’onda delle emozioni suscitate dalle drammatiche vicende che da un anno a questa parte hanno monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media.

Si tratta di un testo dai toni molto spesso polemici e taglienti, soprattutto in quelle pagine dove l’autore giustamente si scaglia contro quel sistema politico, culturale e mediatico il quale – con il pretesto del contrasto alla diffusione del virus – ha portato avanti una sistematica violazione dei diritti fondamentali ed inalienabili dei cittadini, tanto da instaurare un vero e proprio regime sanitario a colpi di lockdown, divieti e restrizioni, i quali hanno condotto un intero popolo al collasso economico, sociale e psicologico. Fra i numerosi capitoli che compongono il testo, uno dei più interessanti è sicuramente il capitolo 23, dal titolo Malattia di destra o malattia di sinistra, dove l’autore fa riferimento agli scopi perseguiti da quello che può essere definito un governo mondiale, la cui natura satanica si evince chiaramente dal suo tentativo di dividere e separare gli uomini (il verbo greco antico διαβάλλω, da cui deriva “diavolo”, significa proprio “separo, divido”).

Molto riuscite anche quelle pagine dove Franz critica duramente quella “visione del mondo di matrice scientista e neodarwinista, che vuole ridurre l’uomo e la vita in generale a un fascio di nervi e a un pugno di carne”, denunciando al tempo stesso le pratiche eugenetiche della medicina contemporanea, il cui delirio di onnipotenza giunge al punto di arrogarsi il diritto di decidere quali siano le vite non degne di essere vissute; a tal proposito, ci sembra assai giusto l’accenno al carattere non umano delle forze che detengono tutte le leve del potere materiale ed immateriale, e che mirano a mercificare ogni aspetto dell’esistenza umana, spogliandola di ogni elemento sacro e spirituale. Non a caso il pregio principale del libro risiede, a nostro avviso, non tanto nel tono panflettistico che lo anima – il quale al contrario ha indotto l’autore a trascurare lo stile, molto spesso informe e disordinato – quanto nella prospettiva spirituale alla quale l’autore si attiene, che lo conduce a criticare quanti hanno affrontato l’epidemia e i problemi ad essa connessi da un punto di vista meramente materiale, invitando il lettore a rivolgere il suo sguardo verso “ciò che non conosce tramonto”.

Uomo di profonda fede, Franz ci invita a guardare i convulsi eventi della nostra epoca dall’alto, sub specie aeternitatis. Per finire, si tratta di un testo coraggioso e personalissimo, sicuramente meritevole di attenzione, e in conclusione vorremmo riportare questo bel passo tratto dal capitolo 32 (Siate il germoglio di voi stessi): “È chiaro che non tutti i semi fioriranno, fioriranno solo quelli che hanno avuto la temperanza di profittare del silenzio e della penombra e della solitudine per maturare e far crescere il germoglio e questo germoglio è nei nostri cuori”.


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Editoriale

 

L’attacco alla scuola

di Adriano Tilgher

La prima vittima dell’attacco all’integrità del nostro popolo è la scuola.

Noi eravamo orgogliosi della nostra scuola, del tipo di formazione che dava ai nostri giovani, della qualità dei quadri che ne venivano fuori in tutti i campi e in tutti i settori, del senso critico, della libertà di pensiero profondo, delle capacità di analisi, di sintesi dei nostri giovani che permetteva loro di emergere ovunque si applicassero ed ovunque andassero.  La nostra scuola era ammirata e studiata da tutti e questo era uno dei principali elementi di invidia nei nostri confronti.

Infatti, quando l’Italia ha perso la guerra, le nazioni vincitrici ed i loro complici di casa nostra hanno iniziato a picconare tutte le colonne portanti del nostro incommensurabile patrimonio culturale materiale ed immateriale e prima fra tutte la scuola. Non è un caso che la prima sovranità che è stata messa sotto attacco è stata quella culturale.

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La Spina nel Fianco

 

TSO di Stato

Fano, Istituto Tecnico Commerciale Adriano Olivetti, una scuola che vanta una storia secolare, apprendiamo dal sito ufficiale che è operativo dal lontano 1861, circa un secolo dopo alla morte di Adriano Olivetti, prenderà l’attuale nome in memoria del grande imprenditore Italiano, che si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale devesse essere reinvestito a beneficio della comunità.

Olivetti credeva nell'idea di comunità, unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, e fra produzione e cultura, idee maturate da quelle di Rudolf Steiner. (Vi sono dei riscontri di finanziamenti a movimenti steineriani ed alla stampa antroposofica). Dal sito ufficiale apprendiamo che l'istituto: “offre grandi spazi in cui imparare, divertirsi ed osservare il mondo circostante. (..) La missione dell’Istituto Olivetti è (..) essere innovativi e sapere insegnare alla nuova generazione come affrontare il mondo del lavoro e la realtà di tutti i giorni. (..)”.

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