L'eco di due miti

Il ratto di Europa è un celebre dipinto del periodo ultimo del Tiziano, esposto in un museo a Boston; da parte mia ho avuto occasione di vedere il medesimo soggetto, opera del pittore fiammingo Rubens, al Museo dei Prado a Madrid. E non sono i soli ad aver raffigurato l’antico mito greco nel corso del tempo. A coloro che si dedicano o s’interessano all’arte rimando le pitture, ad esempio, del Tiepolo o del Veronese e, ancora, del Guido Reni e del colombiano, a noi contemporaneo, Fernando Botero (a dimostrazione come il mito sappia percorrere nel tempo, ricco di storia simboli echi e richiami ad un mondo valoriale ed eterno). Cosa, dunque, ci narra?                                 

Europa è giovane e bella principessa, figlia del re dei Fenici, che di mattina con le sue ancelle scende sulla spiaggia e vi trova un toro candido e dall’apparenza mansueto tanto da essere tentata a montarvi sopra ma questi, in uno dei tanti travestimenti di Zeus, la rapisce la porta oltre il mare, nell’isola di Creta, e qui la possiede, mai pago di rinnovate e amorose avventure. Da Oriente per dare nome alle terre d’Occidente. All’origine. In altro mito il di lei fratello Cadmo, in cerca della sorella, fonda la città di Tebe e dona al popolo greco i caratteri della scrittura. (‘Anche Tebe era un cumolo di rovine. Ma nessuno ormai avrebbe potuto cancellare quelle piccole lettere, quelle zampe di mosca che Cadmo il fenicio aveva sparpagliato sulla terra greca, dove i venti lo avevano spinto alla ricerca di Europa rapita da un toro emerso dal mare’, a conclusione del robusto e intrigante volume di Roberto Calasso edito ormai da molti anni e dal titolo Le nozze di Cadmo e Armonia). Oltre il nome, da Oriente per dare la stabilità alle parole d’Occidente.                                                                                                   

In conflitto, la storia pose l’inquietante domanda sull’egemonia dell’uno sull’altro. Ed anche qui, altro mito. Mi riferisco a ‘il nodo di Gordio’. Colui che sarà tanto abile da scioglierlo conquisterà le terre al di là del mare Egeo. L’inganno consiste che non essendo un vero nodo a nessuno era dato riuscirci. Eppure… Alessandro, prima di volgere le armi contro l’impero di Persia e spingersi fin dove scorrono i fiumi Indo e Gange, ne sarà capace: con un colpo netto di spada. L’azione – quel linguaggio del corpo a imporsi sul pensiero ‘metafisico’ – diviene la guida e la strada maestra per l’Occidente affamato di conquista e supremazia. Occhi e gambe protesi a travalicare ogni forma apparente di lontananza e confine. Varrà la pena tornare a sfogliare il dialogo a distanza dal titolo appunto Il nodo di Gordio tra lo scrittore Ernst Juenger e il giurista Carl Schmitt, ove si confrontano il primo rilevando la priorità del pensiero occidentale, analitico e creativo, rispetto a quello orientale, mistico ed estraniato; il secondo a riproporre lo scontro eterno tra le potenze che hanno fatto del mare percorrenze e dominio e quelle ancorate alla terra, destinate alla sconfitta.

Il ratto di Europa e il nodo di Gordio, due miti, dono del mondo greco che giunge a noi, anche in questo tempo malo, magari più distratti e sicuramente più poveri, ma dono comunque a chiunque voglia ancora considerarsi ‘buon europeo’, Nietzsche docet.

 


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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