Un viaggio inaspettato

«Cerco qualcuno con cui condividere un’avventura che sto organizzando ed è molto difficile trovarlo».

«Lo credo bene, da queste parti! Siamo gente tranquilla e alla buona e non sappiamo che farcene delle avventure. Brutte fastidiose scomode cose! Fanno far tardi a cena! Non riesco a capire cosa ci si trovi di bello!».

In fondo, siamo un po’ tutti come Bilbo Baggins, infastiditi da proposte di fumose avventure, ancor più se avanzate da uno stregone poco raccomandabile. Gandalf. uno che ama raccontare di draghi, orchi, giganti e stranezze simili; che fabbrica magnifici fuochi d’artificio dalle più incredibili forme; proprio quel tipo di individuo che ti si para davanti in una mattina di sole mentre stai fumando in pace un’enorme pipa di legno, dopo la consueta lauta colazione. Naturale che non si voglia ascoltare di avventure da cui non si sa nemmeno se si riesce a venirne fuori sani e salvi!

In fondo, noi proviamo fastidio davanti a queste proposte: siamo tutt’al più dei semplici turisti, ma mai dei viaggiatori. Il turista è uno che non è mai partito, anche se si trova a mille miglia dalla propria casa. Perché il suo sguardo non è capace di staccarsi dai luoghi che gli sono familiari, così come la sua anima non è capace di staccarsi dalle mille consuetudini che l’hanno resa prigioniera. Il turista è sempre “se stesso”, ovunque egli sia. E pianifica, controlla ogni dettaglio del suo patetico viaggio: egli va, ma non si lascia mai portare.

Il tabacco rilassante della pipa, le prelibatezze che riempiono la nostra dispensa, le risate con i compagni davanti ad un buon boccale di birra, la vita tranquilla nella Contea: simboli che raccontano le nostre, di vite, e non semplicemente quelle del simpatico popolo degli hobbit. Raccontano del nostro lavoro, senz’altro rispettabile, ma che non saremmo mai capaci di “pensare diversamente”. Delle nostre relazioni che paiono solidificate, nonostante gli urti e il dinamismo della Storia. Di tutte quelle norme, consuetudini, contratti e “utili certificazioni” che ci sollevano dallo sforzo di guardarci l’un l’altro in profondità, da anima ad anima, e solo così, da uomo a uomo. Tutto è talmente inquadrato e misurabile che ogni misero slancio di “buoni sentimenti” viene elevato a manifestazione di una “piena umanità”. Ma se si offendono così le parole è perché non ci si avvede che è la Verità la prima a venire offesa.

Sì, sembriamo davvero tutti come il paffuto signor Bilbo. Forse il sole non riscalda più le nostre mattine, e le valli hanno sbiadito il loro verde intenso; eppure non vogliamo comunque alzarci dalla nostra comoda sedia, fintanto che qualcuno non venga a chiamarci. Perché non siamo noi a poter dare inizio ad un’avventura. Mai. Se non sentiamo quella voce, come lasceremo la “nostra Contea”? Quella voce è la forza che ci attira a sé e ci spinge al viaggio. È Cristo, che oggi si presenta davanti alla nostra porta. Noi non vediamo al di là delle prime colline, ma il suo sguardo cade molto lontano e sa che è giunta l’ora di partire. Sarà al nostro fianco, perché non sono le forze umane che possono guidarci a scegliere il giusto sentiero, né possono decidere il buon esito dell’impresa. Stretti a Lui allora attraverseremo precipizi, gelidi acquitrini, oltrepasseremo le Montagne Nebbiose fino alla Montagna Solitaria. E da lì faremo, si spera, ritorno alla nostra casa: ma non saremo più gli stessi.

Questa avventura è un’ineludibile chiamata a crescere nella nostra dimensione animica; se non cederemo alla paura e al dubbio, il nostro sguardo sarà trasformato e ogni cosa ci apparirà alla fine diversa. Questo viaggio è un volgersi al futuro e non a vecchi costumi stratificati, è liberarsi dall’etica del semplice dovere, per una coerenza del Vivere che allarga gli orizzonti e chiede una più profonda responsabilità. È il Cristo ri-apparente che viene a sferzarci, ad attrarci verso di sé! È colui che ha un Nome nuovo. Che vuole far cadere il velo che abbiamo sugli occhi: noi, dormienti accovacciati nella polvere. Che incendia il coraggio di chi sa restare umile. Che uccide il nostro inconfessabile individualismo ricordandoci che siamo co-redentori, piccoli operai al servizio di un progetto infinitamente più grande. E alla fine del viaggio saprà ricordarci ancora una volta tutto questo.

«Non credere mica, spero, che ti sia andata bene in tutte le tue avventure e fughe per pura fortuna, così, solo e soltanto per il tuo bene? Sei una bravissima persona, signor Baggins e io ti sono molto affezionato; ma in fondo sei solo una piccola creatura in un mondo molto vasto!».


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Editoriale

 

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Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

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