Ist es Schisma?

Fu la miccia ‘68, a rapida combustione, per Papa Benedetto XVI a far esplodere le campane di vetro di conventi e presbiteri liberando gli appetiti galeotti del libero amore, senza distinzioni di genere o d’età, il free love cancellava secoli di morale paolina, cosce ben serrate fino allo ius primae noctis maritale, lo si faceva per procreazione sine voluptate, moglie semper consenziente, l’homo era homo, coitava generando figli come i conigli, L’albero degli zoccoli di Ermanno Olmi lo ricordava.

Così anche lo stoicismo dei prelati nel tener fede al voto d’ astinenza sessuale, subiva il fascino solfureo della tavola imbandita, si scioglievano lacci e laccioli di voti secolari di castità aprendo la gabbia alla libido dell’io perché spiccasse il volo verso l’eros pieno, l’amore fisico, estuario di fantasie mercenarie, pulsioni. desideri schermati dalle grate dei confessionali. Mah! Questa sequenza causa-effetto ‘68-pedofilia non è più grande della foglia di fico dei progenitori, la Storia della sessualità nella Chiesa, celata a occhi indiscreti, dice ben altro in tema secolare di devianze e crimini sugli innocenti, né l’apertura del vaso di Pandora germanico può “scusare” l’instrumentum laboris sinodale della Deutsche Kirche. 

E’ fuor di dubbio che “L’indagine indipendente sulla gestione della violenza sessuale nell’arcidiocesi di Colonia” commissionata e resa nota il 18 marzo dal cardinale Rainer Maria Woelki sia una macina di mulino di 900 pagine  che getta in mare il clero della diocesi cattolica più grande della Germania, seguendo le efferatezze di Ratisbona, sed ad rimedium morbo peius est. 

I prelati col chiodo guglielmino, invece del mea culpa, mea maxima culpa, hanno colto lo scandalo come arco teso contro Roma perseguendo una seconda Riforma strutturale della chiesa, chiusi in un localismo ottuso in preda a stato ansiogeno per il processo di secolarizzazione sociale, il crollo dei fedeli praticanti (10%), il calo progressivo dell’importo della tassa sulla religione. 

Invero la scelta d’ una Chiesa cattolica votata all’immanente ha radici profonde nella teologia di Romano Guardini, Karl Rahner, Hans Kung, Carlo Maria Martini, quella che “si arrende al mondo”, gli nuota fianco a fianco in osmosi interculturale, interreligiosa, interrazziale, facendo proprie battaglie progressiste sui temi dell’ecologia, giustizia sociale, diritti delle minoranze, orientamento sessuale, ascoltando tutti su tutto con misericordia, chiudendo la forbice tra rivelazione divina ed esperienza umana, svolta antropologica per accogliere i “cristiani anonimi” nel gregge della salvezza affrontando problemi comuni,  trasversali. Ben venga in questa mission di pugnare contro povertà, sfruttamento, emarginazione, la saldatura di teoria e azione della nuova chiesa social  col vecchio, barbuto marxismo, sintesi: il pensiero unico per credenti e non, l’orizzonte comune è costruire hic et nunc un mondo di giustizia e fratellanza senza aspettare il cielo.

Cavalcando questa svolta, tra l’altro fortemente regionalista, i porporati tedeschi guidati da mons.  Reinhard Marx hanno inteso seguire la rotta dei tucani con mitra, tracciata in quel testo sinodale del 26 ottobre 2019 dal titolo: Amazzonia: Nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale. Il documento finale del sinodo della Panamazzonia dettava la scelta obbligata di un ecologismo globale dell’area amazzonica incluse le variegate etnie presenti, perciò un’apertura piena al dialogo interculturale assorbendo nella pastorale, nella liturgia, istanze e specificità del territorio in antitesi con l’astratto centralismo romano. La chiesa amazzonica chiedeva poi un riconoscimento ministeriale al femminile con la creazione della figura di ”donna dirigente di comunità”, in sostanza un diaconato, constatato il ruolo centrale, vivificante delle donne nelle comunità cristiane anche in rapporto alla frammentarietà delle diocesi sparse in un’area vastissima. Proprio gli spazi immensi e i tempi dilatati nell’amministrazione sacramentale impongono la promozione del diaconato permanente richiesto da molte comunità indigene e l’ordinazione sacerdotale di viri probati, “i quali, pur avendo una famiglia legittimamente costituita e stabile, abbiano un diaconato permanente fecondo.”

Il 12 Febbraio 2020 Papa Bergoglio pubblica l’esortazione Apostolica post-sinodale “Querida Amazonia”,  pur apprezzando i lavori sinodali lodandone molte scelte pastorali, quali l’ecologia, l’opzione per i poveri, ecc. non raccoglie le proposte scottanti sul sacerdozio dei  viri probati anche se sposati e sul diaconato femminile, oltre a frenare sul forte localismo invocato dai vescovi sinodali, si resta nel solco della tradizione, nessuna riforma strutturale.

Apriti cielo! Delusione dei porporati teutonici progressisti, della Comunità femminile cattolica tedesca, le mancate riforme sono la  miccia per i vescovi di Germania e Austria nell’indire in fretta un Sinodo ecclesiastico appigliandosi però al bubbone purulento degli abusi sessuali sui minori (non solo a Colonia) e persino a quelli soft, spirituali e di potere (che ipocrisia). Così la Chiesa della Foresta Nera trova nella pedofilia la causa efficiente per promuovere una rivoluzione covata facendo quattro mosse,  potere e divisione dei poteri nella Chiesa,  dove si auspicano procedure sempre più democratiche nella gestione sia delle comunità locali che della Chiesa monocratica romana (proprio ora che le democrazie tutte sono in crisi). Vita del prete oggi, pur riflettendo  sul celibato, la chiesa tedesca apre le porte agli sponsali del clero in linea con la riforma protestante, la sessualità nascosta in una nicchia , marginalizzata, troverebbe finalmente il suo naturale sfogo nel talamo coniugale (ma siamo certi poi  che siano matrimoni eterosessuali?). Donne nei ministeri vuol dire sacerdozio femminile, evoluzione del diaconato della chiesa primitiva, accoglimento delle rivendicazioni di parità di genere nei ministeri, anche qui un copia e incolla dalla riforma anglicana. Amore e sessualità nella vita di coppia, apertura alle unioni gay, ai matrimoni omosessuali, oggi benedetti dal clero tedesco (non solo) in aperta antitesi con quanto ribadito di recente dalla Congregazione per la dottrina della fede, progressivo assorbimento delle tesi del movimento LGBT ampiamente accolte negli ordinamenti giuridici degli Stati occidentali e dalle chiese protestanti.

Lento pede, fra strappi e carezze, imbarazzi e inconcludenti dialoghi con Roma, la Deutsche katholische Kirche si prepara allo Schisma  cercando nelle ragioni del mondo la propria ragione di esistere, dimentica soprattutto di proclamare il Vangelo di Gesù Cristo non quello spalmato sul mondo da Reinhard Marx & C.

Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” questo interrogativo, tratto dal Vangelo di Luca, fu riproposto dal cardinale Joseph Ratzinger da poco eletto Papa, coi tempi che corrono, senza ipocrisie, indubbiamente ci inquieta.


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Editoriale

 

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