L'Italia che conta

Esiste un’Italia che conta?

Se guardiamo l’Italia politica purtroppo c’è da mettersi le mani nei capelli; infatti riescono ad emergere guitti, lestofanti e imbonitori (per la parità, ovviamente) di tutti i generi, anche di quelli di prossima invenzione.

Ma ora, per molti ma non per me, c’è Draghi, una personalità stimata in tutto il mondo, che riporterà l’Italia al prestigio internazionale che merita, che risolleverà le sorti economiche della nostra nazione, che ci condurrà verso una ripresa senza precedenti e finalmente ci condurrà verso la rinascita e fuori dal buio.

Sarebbe facile rispondere con tutte le storie del passato che lo riguardano dalla speculazione sulla lira di Soros ai tempi di Ciampi, alla privatizzazione delle imprese pubbliche ai tempi di Prodi e via di questo passo; ma queste sono cose che sappiamo tutti, anche se i più, in ossequio ad un potente, fingono di non saperle.

Voglio invece fare riferimento all’infelice figura fatta con il recente viaggio in Libia. L’attuale primo ministro libico, Dabaiba, ha accolto il nostro presidente del consiglio ed il povero ministro degli esteri italiano, con correttezza formale ma senza nessuna volontà di stringere accordi. Quasi un atto di cortesia; ma nessuna decisione è stata presa ma si è solo discusso di possibile cooperazione in alcuni settori e di immigrazione.

Ma Draghi, come sappiamo, più che essere espressione del popolo italiano, è un mandatario della UE; la vera espressione dell’Italia, in quella circostanza, è stato Di Maio, il ministro degli esteri, relegato in silenzio in un angolo e il fatto che, nella sala dove si è svolto l’incontro, non vi fosse il tricolore dello stato ospitato, ma solo la bandiera libica, è un segnale importante per capire la considerazione in cui sono tenuti i rappresentanti dell’Italia.

L’aspetto più significativo di quello che stiamo dicendo è nelle immediate azioni successive all’incontro di Tripoli: infatti una settimana dopo, Dabaiba, con ben 14 ministri e una ventina di alti funzionari e importanti industriali libici si è recato ad Ankara per incontrare Erdogan e sottoscrivere alcuni patti bilaterali relativi sia allo sfruttamento del Mediterraneo che alle infrastrutture ed alla ricostruzione della Libia, ormai distrutta dalla dissennata politica USA e UE e dai conseguenti scontri interni.

Se questo è il trattamento che l’Italia subisce, dovremmo concludere che non contiamo proprio più nulla.

Per fortuna, però, l’Italia è altro. C’è un’Italia che nonostante gli ostacoli creati dalla politica nazionale, le difficoltà costruite dai continui cedimenti della classe politica verso i veri e propri ricatti fatti dai paesi che dovrebbero essere nostri alleati e le pressioni antitaliane della UE, riesce a lavorare, produrre e ad essere competitiva e richiesta, anche senza il sostegno dei vari governi.

L’ultimo caso è quello del rimorchiatore Carlo Magno, costruito dal cantiere navale Rosetti Marino di Marina di Ravenna, che è stato fondamentale per la liberazione del canale di Suez dalla nave Even Given che è rimasta incagliata per oltre una settimana, bloccando tutto il traffico del canale.

Sono queste le cose che ci inorgogliscono, sono queste le realtà che ci fanno capire che il popolo italiano da solo, senza traditori e senza venduti, ce la può fare, basta solo una rigenerata classe politica che ami l’Italia e ne tuteli l’interesse soprattutto dai cosiddetti alleati che dal 1945 ci impediscono una crescita autonoma. Siamo un popolo che se lasciato libero di esercitare il proprio ingegno ce la può fare e… ce la faremo.


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

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