Amara veritiera ironia

Ad isola del Liri, in provincia di Frosinone, da ieri campeggia sui muri questa immagine qui riportata.

Tra i necrologi, una pagina di Repubblica con una parvenza di “onesta intellettuale” mette sotto il torchio del loro finto metodo giustizialista, gli scandali che hanno visto lo stesso Mauro Buschini - Presidente del Consiglio Regionale della Regione Lazio - dimettersi per permettere a certa magistratura di investigare in tutta tranquillità su posti di lavoro a tempo indeterminato regalati a mezzo di concorsi truccati  o di fittizie graduatorie.

Sebbene il caro Karl Kraus era solito dire che “il vizio e la virtù sono parenti come il carbone e i diamanti” qui a “sbrilluccicare” non è certo l’esempio umano portato avanti nelle molteplici campagne elettorali di onestà e  trasparenza e i cui pentastellati -  brutta copia -vi hanno fondato poi la “ caccia alle streghe” all’ interno della loro stessa coalizione; tanto più che entrambi i manifesti “incriminati” sono stati affissi dove albergano le persone ancora serie che, come era solito dire il Principe de Curtis in arte Totò, appartenevano “a morte”; immaginiamo noi, stolti profani, che nella idealità di consegnare al tempo una morte preannunciata qualche buon Pasquino del luogo avrà forse pensato che il modo migliore per iniziare una campagna tesseramenti potesse essere quello di sotterrare il seme per far rinascere il “fiore del vecchio partigiano” ?

Anche in questo caso – ironia della sorte – a rinascere ahinoi dovrebbe essere la consapevolezza e con essa la sfiducia più totale verso tutte le istituzioni rappresentative o meno di una Stato che -per dirla  con Hegel – manca di se stesso. L’unica nostra consolazione in questo turpe momento storico sarebbe quella di vedere la fine fisica di tanti esperimenti consolidati che hanno portato e portano alla nostra Patria vergogna all’ interno di se stessa e nella inesistente comunità.

Senza voler peccare di giudizi affrettati quindi condividiamo l’idea ancor prima della burla e ci permettiamo in mezzo ad un mare di opinionisti da cabaret e di social “politici “ nonché di virologi star di farvi riflettere sull’ importanza di “ mantenere cara la vita biologica e spirituale” uscendo dal loculo dei social e scendendo nelle strade e nelle piazze ricordandoci e ricordandovi come anche nelle auree civiltà la morte di un tiranno era più importante della stessa pseudo democrazia.


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Editoriale

 

Riconquistare la sovranità

di Adriano Tilgher

Vedo un sistema di potere drammatico, anzi, addirittura tragico per le prospettive di vita che ci lascia intravvedere e che addirittura, in parte, annuncia. Poi mi accorgo che inizia a manifestarsi una complessa volontà di opposizione, talvolta anche radicale, ma che si agita scompostamente sia, per fortuna, con idee valide ma il più delle volte senza una prospettiva reale di lotta e di confronto che rischia di annullare tutti gli enormi sforzi che si producono.

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La Spina nel Fianco

 

Destra divina che è dentro di noi

Dall'archivio di "Strano ma Nero" voglio far uscire alcune perle che sono sicuro susciteranno stupore (e indignazione) in molti lettori, voglio parlare di un uomo che Pietrangelo Buttafuoco ha definito "Il più ruvido incazzoso squadrista che mai calendario abbia potuto avere”, Francesco Forgione, meglio conosciuto come San Pio da Pietrelcina. Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887.  Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio. Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale. Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni.

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