Amara veritiera ironia

Ad isola del Liri, in provincia di Frosinone, da ieri campeggia sui muri questa immagine qui riportata.

Tra i necrologi, una pagina di Repubblica con una parvenza di “onesta intellettuale” mette sotto il torchio del loro finto metodo giustizialista, gli scandali che hanno visto lo stesso Mauro Buschini - Presidente del Consiglio Regionale della Regione Lazio - dimettersi per permettere a certa magistratura di investigare in tutta tranquillità su posti di lavoro a tempo indeterminato regalati a mezzo di concorsi truccati  o di fittizie graduatorie.

Sebbene il caro Karl Kraus era solito dire che “il vizio e la virtù sono parenti come il carbone e i diamanti” qui a “sbrilluccicare” non è certo l’esempio umano portato avanti nelle molteplici campagne elettorali di onestà e  trasparenza e i cui pentastellati -  brutta copia -vi hanno fondato poi la “ caccia alle streghe” all’ interno della loro stessa coalizione; tanto più che entrambi i manifesti “incriminati” sono stati affissi dove albergano le persone ancora serie che, come era solito dire il Principe de Curtis in arte Totò, appartenevano “a morte”; immaginiamo noi, stolti profani, che nella idealità di consegnare al tempo una morte preannunciata qualche buon Pasquino del luogo avrà forse pensato che il modo migliore per iniziare una campagna tesseramenti potesse essere quello di sotterrare il seme per far rinascere il “fiore del vecchio partigiano” ?

Anche in questo caso – ironia della sorte – a rinascere ahinoi dovrebbe essere la consapevolezza e con essa la sfiducia più totale verso tutte le istituzioni rappresentative o meno di una Stato che -per dirla  con Hegel – manca di se stesso. L’unica nostra consolazione in questo turpe momento storico sarebbe quella di vedere la fine fisica di tanti esperimenti consolidati che hanno portato e portano alla nostra Patria vergogna all’ interno di se stessa e nella inesistente comunità.

Senza voler peccare di giudizi affrettati quindi condividiamo l’idea ancor prima della burla e ci permettiamo in mezzo ad un mare di opinionisti da cabaret e di social “politici “ nonché di virologi star di farvi riflettere sull’ importanza di “ mantenere cara la vita biologica e spirituale” uscendo dal loculo dei social e scendendo nelle strade e nelle piazze ricordandoci e ricordandovi come anche nelle auree civiltà la morte di un tiranno era più importante della stessa pseudo democrazia.


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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