Ne vale la pena?

Gli Uomini non si sono mai posti questa domanda. Nessun poeta, nessun artista, eroe, santo, pensatore, esploratore, navigatore, scienziato, ricercatore, inventore, si è mai posto questa domanda.

Eppure l’Italia ne ha avuti tanti, tantissimi di questi Uomini, che hanno rappresentato, e ancora la rappresentano, la nostra forza, la nostra ricchezza, che è diventata forza e ricchezza per il mondo intero, patrimonio indistruttibile dell’umanità tutta.

Ma cosa ci è successo? Cosa hanno fatto al nostro popolo, per ridurlo nelle umilianti condizioni in cui è?

Tutti a sgomitare per farsi un tampone che non serve a nulla, se non a costruire le false statistiche su cui obbligarci ad autosegregarci e imporci restrizioni della libertà che in altri tempi non avremmo mai accettato e che stanno distruggendo, non solo la nostra economia, ma soprattutto il nostro senso di appartenenza, il nostro spirito comunitario. Tutti imbambolati ad ascoltare il nuovo Pifferaio Magico della televisione, di stato e non, che condiziona in modo totale i nostri cervelli spacciando per scienziati, emerite nullità che hanno fatto carriera, nel migliore dei casi, per meriti politici, e per cultura, i programmi spazzatura che si ispirano alle riviste per “servette” degli anni ‘50/’60.

Tutti ora a “scannarsi” per rubarsi il posto per un vaccino dagli effetti imprevedibili la cui pericolosità, stando ai dati statistici più recenti, è maggiore di quella del virus che dovrebbe combattere.

Nessuno dice niente, nessuno che si opponga; tranne rare eccezioni, la maggior parte delle quali sono messe in atto per un possibile tornaconto personale, pochi sono coloro che agiscono per il bene della comunità, per amore della verità, per il bisogno di cercare vie e soluzioni diverse, non per opporsi all’epidemia, che, ormai medici valorosi combattono con successo, senza aiuti, sui territori, senza ricorrere all’ospedalizzazione, se non per i casi più gravi, dovuti soprattutto all’aggravamento di patologie preesistenti, ma per ricostruire l’Uomo che si è perso.

Nella mia vita non mi sono mai chiesto se una cosa valesse o non valesse la pena farla, ho sempre sentito il senso profondo delle cose che andavano fatte, in controtendenza se necessario, contro tutto e contro tutti se serviva, e mai per un tornaconto personale ma perché era giusto così.

Questa società di mercati e di mercanti, dove l’interesse personale e il profitto hanno sostituito l’etica e le religioni, dove alla sacralità dei riti si è sostituito il consumismo sfrenato, dove alla libertà di pensiero e alla creatività individuale si sono imposti il conformismo eterodiretto e la mediocrità, ci ha ridotti ad amebe, timorose e benpensanti, invidiose di chi ha ed egoiste del nulla che si possiede. Non siamo neanche l’ombra dei grandi Uomini che ci hanno lasciato le stupende bellezze e la grande storia di cui siamo eredi.

Non ne vale la pena, hanno vinto loro, hanno ragione loro, sono parole proprie dei popoli sconfitti che accettano la propria sconfitta. Io ancora credo e spero che gli Italiani non siano così, credo che siano storditi, addormentati, drogati, dai bombardamenti mediatici resi ancora più convincenti perché fatti da italiani anche loro, ma solo all’anagrafe. Invece sono traditori e venduti, come stanno vendendo tutte le nostre risorse. Sono gli stessi che hanno ucciso Mattei, Moro e neutralizzato Craxi che, pur non essendo da me condivisi per motivi ideologici, hanno tentato di ridare all’Italia un’autonomia politica, energetica e monetaria, e per questo sono stati eliminati.

È tutto una finzione che parte da una grande menzogna: il 25 aprile 1945 è iniziata un tremenda occupazione militare dell’Italia che ancora continua con 25.000 soldati USA armati di tutto punto, con armi e bombe nucleari, fuori dal nostro controllo.

Non vale la pena rischiare? Non è utile provarci?

Bene, accomodatevi altrove, non siete degni di essere Italiani e siete anche stupidi perché se i vostri padroni USA decidessero la guerra alla Russia, alla Cina o, più semplicemente all’Iran, i primi obiettivi sarebbero le basi nucleari americane in Italia.

Allora forse, per paura, capirete che va fatto; io invece credo che per giustizia, amore della mia terra, volontà di riscatto del mio popolo vada comunque fatto il tentativo di liberare culturalmente, politicamente, economicamente, militarmente l’Italia. Con intelligenza, con tatto ma va fatto.


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Editoriale

 

Le riforme indispensabili

di Adriano Tilgher

L’Italia deve essere ricostruita dalle fondamenta, perché, ormai è una nazione che ha perso la sua ragion d’essere, soprattutto per aver smarrito il suo senso di appartenenza, la sua identità che nasce da una storia ed una cultura millenaria ed è cementata da una lingua fra le più ricche e le più studiate del mondo. Gli attacchi sistematici alle nostre istituzioni, come la scuola, la giustizia, la sanità… - un tempo punti fermi nei quali riconoscersi, copiate e imitate in tutto il mondo – le hanno ridotte a simulacro di sé stesse. Il tutto agevolato dall’insipienza e l’incapacità del ceto politico e della classe dirigente.

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La Spina nel Fianco

 

Il mal borghese

Prima Repubblica, prima che Mario Draghi, ed i suoi compagni di merende si facessero sicari dell'industria italiana, nell'immaginario collettivo, e nelle tv di stato, emergeva la figura del “self made man”, ci mostravano una borghesia, stereotipata, contrapposta ad una classe operaia ancora memore delle battaglie sindacali, degli scontri di piazza, piazza, che si legittimava con i festeggiamenti del primo maggio, che vedeva il metalmeccanico della Fiat, fieramente opposto al "Cummenda" della commedia all'italiana, fiero di indossare la "Tuta Blu" come giusta divisa da contrapporre allo stile borghese. Da sinistra il lavoratore rivendicava la lotta di classe, da destra, la socializzazione, il "ricco" anche quello che si era fatto da solo, veniva visto come diverso, e lungi dall'essere invidiato, veniva studiato per capirne e carpirne, le debolezze umane. Fra i mali criticati, l'ostentazione della ricchezza, la mancanza di empatia, la promiscuità sessuale, sino ad arrivare all'omosessualità, definita "Il Mal Borghese".

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