Vincitori o vinti

Gli imbecilli sono imbecilli, punto e basta. Come, secondo Ennio Flaiano, lo sono i modesti. Poi possiamo discutere sulle competenze la qualità gli esiti. E stabilire da che parte collocarsi, vincitori o vinti, cercando d’essere cauti con lo stabilire dove sono i buoni e dove i cattivi. Da ragazzino ho fatto indigestione di film western – vicino casa il cinema Cristallo, in via Quattro Cantoni pipinara servette militari del distretto di via Sforza – e m’infastidiva già allora che si battessero le mani alle scene finali – l’arrivo dei ‘nostri’! – giacche bleu sciabole sguainate trombettiere cavalli al galoppo a salvare gli ‘eroi’ circondati da nugoli di ‘pelle rossi’ brutti stolidi feroci e destinati all’inevitabile sconfitta. Poi, crescendo, abbiamo rovesciato i ruoli… E imparammo ad amare ‘la nobiltà della sconfitta’ (Akira Kurosawa e I sette samurai, ad esempio); trovammo sulle bancarelle dell’usato I Proscritti di Ernst von Salomon, ad esempio; zaino in spalla e sul ciglio della strada a travalicare ogni orizzonte che ognuno ci si prospettava sbarre e chiavistelli, per ritornare più consapevoli d’essere ‘buoni europei’, ad esempio.

Mi sono lasciato intrigare dal titolo, trovato per caso su Internet, non potendo più vagare per le librerie, scorrere la copertina il nome dell’autore un titolo scaffali dare sfoglio alle pagine odorarne la stampa. Anche queste sono prigioni della pandemia dello spirito. Così ho pregato l’amico Rodolfo di procurarmelo. L’autore è l’inglese o americano Donald Guerrey, che a suo dire ha partecipato alla campagna d’Italia ‘43-’45 nei servizi alleati di ‘intelligence’. La guerra segreta nell’Italia liberata, sottotitolo ‘spie e sabotatori dell’Asse 1943-1945’. Mi intrigava perché contavo ritrovare i volti il sacrificio le vicende di uomini e donne che avevano scelto il massimo rischio e il lavoro più oneroso in nome e fedeltà ad un ideale. Nella mente rivedevo sequenze di Combat film, la fucilazione nelle cave di tufo a Sant’Angelo in Formis dei giovani sabotatori. La nobile lettera di Franco Aschieri alla madre la notte antecedente al palo dei condannati a morte (lettera che si chiude ‘Viva l’Europa! Viva il Fascismo!). E tante altre storie ardenti e coinvolgenti.

Mi intrigava per capire il dopoguerra e le vicende successive che trovavano sovente dei reduci intrappolati nel ‘meccanismo diabolico’ della cosiddetta ‘guerra fredda’ (al di là e al di fuori di ricostruzioni e vili e semplicistiche e faziose, stragi golpe gladio e tutto l’armamentario annesso ecc.). Poco o nulla di tutto questo. Arida elencazione di sigle di operazioni di progetti – tutti destinati al fallimento -, il cui unico condimento sta nell’arroganza e nell’ironia del vincitore che si crede sempre il migliore a discapito del vinto che è moralmente e per capacità e intelligenza inferiore. E l’autore non conosce ‘pudore’ o ‘vergogna’ o senso minimo della misura. Anche la faziosità non necessita l’imbecillità. E anche la ricostruzione strettamente storica, di cui si ha ormai ampia documentazione e testi approfonditi, nulla ci fornisce pur proponendo uno scenario per sua stessa natura giocato sulle ombre i silenzi dello stare dietro le quinte. 20 euro spesi male o, forse, no: impari di nuovo che gli imbecilli tali sono e tali rimangono.


Editoriale

 

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