Il problema della scuola

È stato recentemente, e meritoriamente, ripubblicato da CinabroEdizioni. uno scritto di Guido De Giorgio del 1955, dedicato da uno dei mastri della Tradizione, al problema della scuola. Si tratta di uno scritto di piccola mole, ma di profonda intensità e particolarmente interessante in questo nostro autunno dell’educazione e dell’istruzione, in quanto, ancora lontani dal Sessantotto e dalle aberrazioni di don Milani, De Giorgio già coglieva quelle che sarebbero state le linee di faglia di una crisi che, a oggi, appare irreversibile.

Innanzitutto, la comprensione che la metafisica della velocità che le innovazioni tecnico-scientifiche stavano facendo emergere configgeva con i tempi lunghi e lenti della Scuola e della cultura stessa. Proporre retoricamente e ripetutamente che il modello educativo-istrutttivo debba inseguire la vita, costringe, vieppiù nei tempi moderni, la Scuola a un inseguimento che la svuota di quelle caratteristiche che le sono proprie. De Giorgio rovescia il rapporto tra Scuola e vita, riconoscendo alla prima il ruolo di punto centrale dell’esistenza. La vita moderna, anarchizzata, discentrata, è vita animale, senza direttive, senza ideali, squallida e vuota; assolutamente inadeguata, quindi, a offrire garanzie sufficienti per un’educazione che sia veramente tale, ovvero capace di perfezionare l’uomo in tutte le sue facoltà.

In modo provocatorio, De Giorgio afferma che la Scuola non può e non deve continuare la vita – questa vita – ma opporsi ad essa e al suo ritmo oramai uscito dai binari di una esistenza autentica. E lo può fare, per citare le sue parole, inserendosi nelle zone desertiche della coscienza, per cogliere di sorpresa l’avversario, individuarne le zone d’ombra e rischiararle. Con la vita, la Scuola deve combattere una famiglia che ormai è un ostello di estranei, indifferenti gli uni agli altri, sostanzialmente diseducante. È il Maestro – parola che De Giorgio scrive sempre con la maiuscola – che rappresenta l’autentico “padre”, perché opera sullo spirito al fine di condurre il bambino ai suoi autentici bisogni. Il Maestro, infatti, come coscienza di sapere è colui che trasforma la massa amorfa ed eterogenea che gli viene affidata in un organismo, e può farlo solo se ha di mira quell’Assoluto a cui tutta la vita si riconduce nelle sue molteplici articolazioni. Senza Dio non c’è mondo e quindi non c’è Scuola; una Scuola laica è una contraddizione in termini, poiché sarebbe sorda ad ogni richiamo ideale e si limiterebbe a considerare nell’uomo solo il suo essere biologico. La Scuola laica sarebbe una scuola esangue, tutta limitata ai problemi didattici e alle innovazioni tecniche, trasformando perciò quelli che sono solo strumenti in finalità dell’educazione. E non c’è chi non vede come, ormai a settanta anni di distanza, De Giorgio avesse colto esattamente i caratteri della scuola moderna; scuola che noi dobbiamo ormai scrivere con l’iniziale minuscola. 


Editoriale

 

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Libero biliardino in libero Stato

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