Chincaglierie, contro ogni deturpazione del pensiero: dis/illusioni

Esiste un modo per sconfiggere la “turpe vecchiezza” ? Sì, rapportarsi al Presente, al “qui e ora” teorizzato da parte della filosofia del nostro secolo. Ricordo di quando, diciotto anni fa’,  ero studente di Filosofia presso l’Università degli Studi di Cassino. Allora “forte “ delle mie idee mi trovavo sospeso tra chi aveva “abbracciato la croce “di Comunione e Liberazione e chi propinava – soprattutto tra i docenti– un certo tipo di libertà di pensiero seppur  assolutamente “debole”. La risultante di tutto ciò ha fatto sì che io vivessi per lungo tempo come un apolide.

Del così teorizzato “pensiero debole”  non ho mai accettato il fatto intrinseco di portare un lento ed irreversibile sgretolamento esteriore ed interiore, unitamente al fatto manifesto che i seguaci di esso  si sono costruiti residenze faraoniche  e vivono con stipendi che sono il contrario di quella esistenza del nulla che profetizzavano.

Del pensiero forte ho sempre bene accolto invece la forma di un valore fondante su cui fondare dei principi e “tirare innanzi” nello sperimentale artifizio della vita natural-durante; ho sempre abbracciato ciò per cui una Logica  o consuetudine può dare valore, perché il problema dell’ uomo moderno è insito proprio in questa logica di fondo.

Ammesso che “Non possa esser-ci valore che accada sulla terra “ come affermava il  buon Wittgenstein nel suo Tractatus  perché “se accadesse sulla terra sarebbe oltremodo un “fatto “ del mondo”, è pur  tuttavia necessario -  nel vivere la complessità di un qualcosa – dare fondamento al “meno peggio” o -con maniera e metodo “rivoluzionario” - tracciare una logica conseguenza dal superamento dello stesso precedentemente de-lineato.

Il che vuol dire che per fare ciò il Valore stesso necessita di essere de-limitato. Come arrivare infatti a quel “ superamento della morale” se prima non abbiamo vestito il “costume “ della stessa? Rischiamo di creare una sorta di paradosso della fisica se accettiamo il fatto che nulla esiste ma noi da un punto di vista reale o fosse anche immaginario questo NULLA lo vediamo! Ci confrontiamo in e con questo nulla; paghiamo le bollette e sbarchiamo il lunario per questo Nulla.

C’è qualcuno che sostiene che non si possono sullo stesso piano mettere due campi di azione e di indagine diverse; da una parte lo “spazio logico “  od eventualmente  “ narrativo “, dall’altro quello vitale, la “ nuda e più prossima e-sistenza”. Un “ asino che vola “ può esistere nella nostra grammatica di senso e significato ma ancora nessuno ne ha visto REALMENTE uno!  Eppure … su questa logica così geometrica, così matematica, ci hanno “ fregato“ un futuro. Uccidiamo il tiranno ma per metterci il nulla che proprio perché tale fa più danni del tiranno stesso.

Possiamo anche non accettare che vi sia una grammatica di senso e significato comune; possiamo anche arrivare a chiamare sedia il tavolino e sgabello la scrivania ma se non codifichiamo tutto ciò con un piccolo gruppo di persone prima e con una comunità poi chi ascolterà anche la nostra più basilare chiacchiera ? Solo noi stessi. E non avendo poi punti di confronto e di raffronto finiremmo anche  noi stessi per dimenticarci di noi. Bello vero ?

Finita la mia esperienza di studio e di vita in giro tra Campania Molise Lazio e Baviera, dopo vicissitudini lavorative che mi hanno fatto vivere da esodato prima che il job act creasse le sue disastrose conseguenze, abbandonata buona parte di quelle magnifiche teorie, mi ritrovo oggi nella splendida biblioteca adiacente la secolare Abbazia di Casamari, dove vengo spesso a scrivere e meditare,  osservando le pietre con cui è stata costruita da chi aveva un progetto comune, da chi sognava forse “ universi paralleli” ma che, per fortuna, non si perdeva nel “non sense” della politica di oggi. Quegli scalpellini che operarono  superando la dicotomia destra-sinistra ed erigendo qualcosa che – come templi e palazzi della Roma Antica – è rimasto e resterà immortale.

Sfido invece quella teoria che dis/illudendoci,  ha gettato nel baratro del buio coloro che la hanno propugnata e noi che ne siamo stati succubi senza volerlo ma senza neppure aver mosso – quando ancora si sarebbe potuto - dito contro di essa pur trovandoci dalla “ stessa parte”.

Resta un problema di fondo di una società che si è involuta in un assioma ben specifico: dalla

“ immaginazione al potere “ con tutto il suo interessante calderone di Marcuse, Marx, Mao, Lukacs etc ad un’inimmaginabile situazione dalla quale si potrà uscire SOLO e se si rimetteranno dei punti fermi per poter iniziare a costruire di nuovo e rendere granitiche le fondamenta da cui potrà nascere un qualsivoglia Stato; di tutela, di garanzia VERA,  Sociale e di diritto.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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