I punti fermi: 1 - Ricostruire l’Identità Nazionale

Mai nella lunga e frastagliata storia d’Italia si era vissuto un periodo drammatico come quello attuale. C’è, soprattutto nei giovani, ma non solo in loro, un distacco quasi totale dallo spirito di appartenenza che rende autentica e viva l’identità nazionale di un popolo.

Noi, poi, come italiani, abbiamo l’onore e l’onere di raccogliere l’eredità di millenni di civiltà e di cultura che ha rappresentato e rappresenta ancora un punto di riferimento indispensabile per il destino futuro dell’umanità tutta.

Infatti l’unità nazionale italiana prima di diventare un fatto politico ed una realtà istituzionale è stata per secoli un fatto culturale e di civiltà cementato da una lingua, l’italiano appunto, tra le più ricche e le più studiate del mondo, capace di esprimere sensazioni e concetti che altre lingue, come quelle barbare degli anglosassoni, non sono in grado di rappresentare.

L’orgoglio di essere eredi di questa storia e di questa civiltà dovrebbe bastare a rivitalizzare lo spirito identitario, che si sta perdendo. Se poi consideriamo il territorio dove viviamo con le sue bellezze ineguagliabili, con le vestigia inesauribili di uno stupendo passato, rinnovato e perpetuato nei secoli, con le sue intramontabili tradizioni popolari, con le sue coste, i suoi monti, i suoi siti, le sue acque che tutto il mondo ci invidia, dobbiamo congratularci per la nostra fortuna di essere Italiani e difendere, con le unghie e con i denti, questa nostra prerogativa.

Da questi presupposti, per niente banali, dobbiamo ritrovare la forza e lo stimolo per ritornare protagonisti del nostro futuro e riprendere il ruolo che ci compete nella società del futuro.

Da qui la necessità di ricostruire la nostra Identità Nazionale, tornando nelle scuole ad insegnare ed imparare i motivi del nostro orgoglio, con l’aiuto delle famiglie rigenerate ed utilizzando istituzioni partecipative tutte da costruire.

Dobbiamo tornare a capire che tutte le testimonianze umane, sociali, civili e politiche dei cittadini appartengono alla storia necessariamente unitaria della comunità.

Ne deriva che, anche e soprattutto quando la vita della comunità si trova, come accade adesso, ad essere dispersa ed oggetto di suggestioni antinazionali, chi si batte per la riconquista – in termini civili e politici – dell’unità di tutta la comunità, deve interpretare la sua storia anche nelle sue componenti “eretiche” e nelle sue ore di smarrimento.

Per questo, chi crede nei valori permanenti della comunità, non potrà individuare nei propri concittadini dei nemici, ma soltanto degli avversari da recuperare ad un superiore ordinamento civile che tutti interpreti e rappresenti.

Nei nostri quasi 160 anni di unità politica e istituzionale dell’Italia, abbiamo conosciuto tre tremende guerre fratricide irrisolte: la conquista del Sud, meglio conosciuta come “brigantaggio”, la guerra civile 1943-45 e la lotta armata degli anni 70/80.  Queste tre guerre civili vanno affrontate e superate per far nascere una nuova identità nazionale.

Solo dopo questo grande sforzo, potremo ripartire dalle premesse storiche, culturali e di civiltà, per ancorarle alla lingua ed al territorio, al campanile: la voglia di difendere la terra dove lavoro, dove hanno sudato e sono morti i miei cari, i miei amici, i miei vicini. Cos’è la passione per i genitori, se non attaccamento alla propria terra? Come si manifesta l’attaccamento alla propria terra, se non attraverso l’impegno civile? Qual è la forma più alta di impegno civile, se non l’impegno sociale?

Da qui la definizione di una rinnovata identità nazionale: “un popolo legato al proprio territorio attraverso un ritrovato impegno civile e sociale.”

La strada da percorrere è dura ma va affrontata con coraggio e lealtà.


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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