Babbo Natale shh

Nella società in cui manca Gesù spadroneggiano Babbo Natale e Mamma Befana

E' sempre più arduo spiegare ai piccini che Gesù bambino non è Babbo Natale da giovane. Questo perché la scuola elementare assolve sempre meno alla propria funzione. Forse perché i fanciulli vi giungono già confusi dalla pressante frenesia commerciale. Quella che vede nel Natale “un modo per risollevare il mercato interno...l'economia”. In questa visione econometrica la spiritualità cede il passo al consumo, di beni ma anche di sentimenti, amicizie, frequentazioni. Gli ideali vengono narcotizzati, e grandi e piccini pensano per un momento che lo Stivale si possa trasformare nel paese dei balocchi.

Il figlio di Dio, nel cui nome si fa il presepe, diventa un veicolo per spalancare la porta di casa ai doni: sciarpe, maglioni, giocattoli, bevande, elettronica, buoni d'acquisto... Così viene taciuto (dimenticato) il fatto che crescendo Gesù abbia deciso di scacciare i mercanti dal tempio. Anzi a qualche commerciante torna utile sovrapporre l'omone rosso con barba bianca al piccino nato in Palestina, le renne a bue e asinello. Un Gesù ridotto a postino, a cui scrivere una lettera di desideri che potrebbe trovare risposta in Babbo Natale o nella sua consorte Befana.

In questa finzione consumistica si rischia (ma è già avvenuto) che il bambino non percepisca (anzi perda) il senso del dono. Deviato da una società che spinge a considerare migliori i genitori che fanno regali più grandi e costosi. E sembra, nonostante l'aumentata e diffusa povertà, sempre più arduo fermare l'acquisto indiscriminato di beni. Intanto l'obsolescenza programmata trasforma anche uomini e donne in eterni bambini in attesa di nuovi cellulari e diavolerie informatiche... si narra possa presto arrivare l'Iphone che trasmette la nostra immagine per ologrammi.


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Editoriale

 

L'Italia e i diktat

di Adriano Tilgher

Sono oltre 70 anni che l’Italia subisce i diktat altrui senza reagire, ma neanche mediare. Da quando il 25 aprile 1945 il nostro territorio è stato completamente occupato dalle truppe anglo-americane e la resa senza condizioni firmata di nascosto il 3 settembre del 1943 e resa pubblica l’8 settembre successivo è diventata un diktat imperativo con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia è diventata una nazione a sovranità limitata con 20.000 soldati americani - forniti di ordigni nucleari, missili e armi sofisticatissime, in basi autonome ed indipendenti da qualsiasi controllo anche giudiziario - che occupano il nostro territorio, ancora oggi.

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La Spina nel Fianco

 

Attacca, Boia!

1952, Pinuccia, Diana, Lisetta e Tonini (Antonietta), le sorelle Nava, Soubrettes, attrici e cantanti, portano in palcoscenico una satira bonaria del fascismo e del suo Duce con uno spettacolo che mutuava il titolo da un verso dell'opera lirica Tosca: Dinanzi a lui... Tre Nava tutta Roma. Le 4 sorelle figlie di Brugnoletto, (nome d'arte attribuito da Trilussa a Giuseppe Ciocca) e della circense Giorgina Nava, durante il Regime facevano parte della compagnia Teatrale di Nino Taranto Nel 1945 sono al fianco di Carlo Campanini e Alberto Rabagliati in Pirulì Pirulì, spettacolo firmato dal duo Garinei e Giovannini. Sino agli anni 70 le sorelle Nava saranno impegnate oltre che sui palcoscenici di tutta Europa anche in radio, cinema e tv calcando il palcoscenico al fianco di artisti come Totò, Macario, Carlo Dapporto e Nino Manfredi. Pinuccia leader del gruppo e capocomico, iniziava ogni spettacolo dando il via all'orchestra al grido di Attacca, Boia!

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