Jüngeriana [7]

Si è spesso, e giustamente, sottolineata la distanza tra la cosiddetta Rivoluzione conservatrice e il nazionalsocialismo: il primo fenomeno aristocratico, il secondo popolare; il primo proprio della Germania del nord, in particolare della Prussia, il secondo della Germania del sud; il primo volto a realizzare uno Stato organico, il secondo intento a costituire uno Stato totalitario. Ma nel 1932, Jünger, che della Rivoluzione Conservatrice è stato esponente di spicco, nell’Operaio auspicava l’avvento di una forte autocoscienza che con la spada tagliasse i vecchi legami, «una guida giovane e inflessibile», che tanto meno possiede di educazione nel significato usuale e meglio sarà.

Altrettanto chiare, in direzione nazionalsocialista, queste parole: «elemento di rivoluzione mondiale è il tipo umano dal quale la forma dell’operaio trae, creandola per i propri fini, una razza dominatrice. Il dispositivo segreto dei mezzi, delle armi, delle scienze, mira al dominio dello spazio da polo a polo, e i contrasti tra le grandi unità vitali aspirano al carattere di guerre mondiali». Il luogo di quella che potremmo chiamare, nella prospettiva jüngeriana, supermodernità è la città che ha già le caratteristiche del mondo nuovo, ma non ancora la forma. Per questo la vita moderna sembra assumere connotati enigmatici o addirittura folli: «un cristiano, per esempio, dovrebbe farsi l’opinione che in forme come quelle assunte nella nostra epoca dalla pubblicità si insinui un carattere satanico».

La precarietà diventa connotato della modernità, anche perché non esiste più un mestiere dove si possa raggiungere una compiuta maestria: siamo e rimaniamo tutti apprendisti. Affinché sia possibile una vita dominata dalla forma occorre, per lo scrittore tedesco, che si concluda la mobilitazione del mondo attuata dalla forma dell’Operaio: allora sarà possibile parlare di maestria; scomparirà il carattere di officina che oggi connota lo spazio tecnico e sarà possibile controllare le situazioni dell’esistenza. Questo perché la forma di cui parla Jünger non è la funzionalità: gli acquedotti romani, infatti, rivelano una perfezione tecnica che i moderni impianti non posseggono pur essendo più efficienti.

Per il momento non resta che vivere la contraddizione: costruiamo chiese con mezzi propri della tecnica moderna, cioè con mezzi anticristiani; si è perduta la dignità monumentale della morte e i cimiteri acquisiscono la freddezza dei centri commerciali, benché, anche in questo la Grande Guerra sia stata un’eccezione, restituendo dignità alle tombe e alle sepolture.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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