Jüngeriana [4]

Nel 1960, Evola sentì il bisogno di compiere una parafrasi del testo che considerava il più importante dello scrittore tedesco e pubblicò, per i tipi Avio dell’editore Armando nella collana “I problemi della pedagogia”, L’Operaio nel pensiero di Ernst Jünger. Nel riassunto dell’opera non mancano spunti di apprezzamento relativi soprattutto all’evidenziazione di un motivo tipico del pensiero tradizionale: quello per il quale, quando l’uomo è disorganicizzato e diventa individuo, mera unità numerica, nasce come contrappunto la massa intesa come puro regno della quantità. Ciò consente di comprendere che la crisi della civiltà borghese è crisi dell’individuo e insieme della società di massa, uno correlativo dell’altra.

Evola considera positivamente anche la valutazione del marxismo, smascherato come l’altra faccia del mondo borghese, del mondo del mercante, e che non costituisce una forma ulteriore rispetto all’ordine economico; così come apprezza l’idea di uno Stato organico formato da Ordini che selezionino la sostanza umana e non da partiti che si limitano a reclutare masse. Il superamento dell’ordine borghese presuppone quindi il superamento della visione economicistica della vita e del reale; ed è questo un punto che da solo basterebbe a dimostrare l’interesse e l’attualità de L’Operaio nella prospettiva evoliana: il fatto che il tema centrale del libro sia quello di attraversare una zona di distruzione senza essere distrutti, il cavalcare la tigre, l’impugnare l’arma dal verso giusto e come questo sia possibile solo all’uomo inteso come Tipo, capace di un rapporto attivo con l’elementare, che ama di conseguenza la lucidità, l’autodominio, la disindividualizzazione, il realismo.

Jünger presentisce la persona assoluta, capace della massima autodisciplina, del massimo autocontrollo nell’attivazione totale del proprio essere. Interessante è anche il riconoscimento delle radici nietzscheane di molti dei temi jüngeriani, oltre all’affinità del superuomo con l’Operaio, con un vantaggio nella formulazione dello scrittore tedesco: mentre la “potenza” del superuomo è ancora informe, anarchica, non strutturata in un dominio che solo può giustificarla, per Jünger la potenza della tecnica deve portare a un mondo ordinato di forme e pienezza di essere. Jünger, per Evola, supera la crisi dei valori all’interno della quale si colloca ancora la rivolta anarchica nietzscheana, orientando la volontà di potenza verso la creazione di forme che nascono dal dominio dell’elementare che solo l’Operaio, erede dell’etica prussiana del dovere, può assicurare. Jünger sa, in altre parole, che la mèta è il mondo dell’essere, della stabilità delle forme, in cui sia possibile maturare un esatto e oggettivo criterio di valutazione del singolo.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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