Scuola di Pensiero Forte [35]: metafisica del vivere sociale

Quanto abbiamo finora detto, è da considerarsi non solo nel suo aspetto teorico e pratico, ma anche nel suo senso più profondo, quello che ne esprime il “perché” più radicale ed originario.

Nelle prime lezioni di questa Scuola avevamo accennato due concetti centrali: società e comunità. Li riprendiamo ora perché è importante sottolineare come niente sia fine a se stesso, perché tutto ha un significato che trascende l’attimo e l’azione contingente.

In senso ampio e generico, per società si intende ogni insieme di individui uniti da rapporti di varia natura e in cui si instaurano forme di cooperazione, collaborazione, divisione dei compiti, che assicurano la sopravvivenza e la riproduzione dell’insieme stesso e dei suoi membri. Nella filosofia politica, è un termine usato nell’ambito del giusnaturalismo come sinonimo di stato in quanto indica, in contrapposizione alla società naturale,  l’associazione volontaria degli individui originariamente indipendenti che, rinunciando alla libertà e ai diritti di cui godevano nello stato di natura, si sottomettono a una autorità sovrana; nella filosofia hegeliana del diritto, invece, il concetto di società assume il significato che conserva nell’uso attuale, in quanto non è più identificata con lo stato o la società politica, ma indica il momento transitorio dell’eticità, quello in cui ai vincoli naturali della famiglia subentra il sistema delle relazioni economiche fondato sugli interessi individuali, che solo nello stato saranno subordinati all’interesse collettivo.

Per comunità si intende, più semplicemente ma non per questo come minor significato, un insieme di persone che hanno comunione di vita sociale, condividono gli stessi comportamenti e interessi.

Questo modo di riunirsi che gli uomini di tutte le epoche e di tutti i luoghi hanno sempre adottato, deve farci riflettere su una verità di vita che riteniamo essere profondamente veritiera: nessuno si salva da solo e la felicità è vera solo quando è condivisa.

Parliamo, dunque, di metafisica del vivere sociale, proprio perché il vivere in società è un bisogno antropologico e spirituale dell’uomo, che trascende prima il proprio “io”, spingendo l’individuo ad uscire da sé per andare incontro all’altro, e poi trascende lo stesso “noi”, perché la società non è fine a se stessa ma funge da strumento di realizzazione della persona, nella sua più integrale completezza.

Chi disprezza il vivere insieme, disprezza se stesso, disprezza il proprio bene. Per quanto uno possa essere isolato e lontano da un determinato contesto, che sia una piccola comunità è la società intera, sempre ed inesorabilmente si troverà parte di essa, poiché lì è stato generato e lì, prima o dopo, dovrò tornare se vuole compiere il proprio fine esistenziale.

Per trasformare il mondo di oggi e rimettere al centro un pensiero forte, urge riscoprire la bellezza del vivere sociale, del fare comunità. Non si tratta solo di ridefinire i contorni di quelle azioni buone che vi si compiono all’interno, come solidarietà, assistenza, cura dell’altro, e non è nemmeno soltanto una questione di teoria politica: qui è in gioco il senso stesso del vivere di ciascuno di noi.

L’uomo, che per sua natura trascende ogni cosa e con la sua ragione comprende e trasforma il mondo, può ancora tornare all’origine. “Tornare a casa” possiamo dire, una espressione tanto banale quanto ricca di quel sublime senso dell’essere certi che esiste un altro, che c’è qualcuno, e quel qualcuno è lì che ti aspetta, come te desidera il bene, desidera essere amato, e sa che solo insieme la felicità non è una mera possibilità, ma un obiettivo realizzabile.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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