Scuola di Pensiero Forte [34]: basi pratiche per ricostruire l’Ordine Sociale

Dopo aver parlato della teoria, vediamo adesso la pratica. È bello ragionare e disquisire sui massimi e sui minimi sistemi, ma le idee da sole non hanno mai fatto granché: c’è bisogno di qualcuno che le applichi concretamente. È per questo motivo che adesso proveremo a dare qualche plausibile e, a nostro parere, efficace suggerimento per rendere fattuali i concetti di cui abbiamo parlato in precedenza.

All’appello abbiamo tre parole d’ordine: ascoltare, pianificare, agire.

Nel nostro corpo abbiamo due orecchie e una bocca sola. Perché? Perché dobbiamo ascoltare il doppio delle volte che parliamo. Questo vale per ogni aspetto del nostro vivere, comprese la filosofia e la politica.

Nella seconda in particolare, l’ascolto è fondamentale perché l’agire politico è conseguenza del riconoscimento del Bene comune e della analisi accurata dei bisogni della comunità, poiché l’azione politica ha bisogno di un movente ideologico per sussistere, altrimenti è sterile prassi autoreferenziale. Ascoltare, in politica, significa calarsi nel vivere sociale della comunità, sporcarsi le mani con i bisogni e le esigenze della gente, essere disposti a ricevere, accogliere, discutere assieme circa i problemi sociali. Un po’ come musicista ha bisogno di ascoltare il suo strumento per capire se è accordato oppure scordato, e quindi riportarlo alla tonalità corretta, allo stesso modo per ricostruire l’Ordine Sociale è indispensabile partire dall’ascolto di tutti.

Raccolti i dati, è necessario metterli in ordine, seguendo le regole di una strategia determinata. La enorme quantità di informazioni che si ricavano da un attento ascolto hanno bisogno di trovare una disposizione funzionale, valida per divenire azione. Il mondo militare è un esempio cangiante: i soldati non agiscono da soli, disordinatamente, secondo il proprio criterio, bensì seguono una strategia ben precisa, sotto la guida di un condottiero. Nessuna pianificazione politica può essere compiuta senza una “leadership”, come dicono gli inglesi, ovvero una guida, un comando, letteralmente nu “trascinamento”. Leader non è colui che dall’altro impone di fare qualcosa, ma colui che per primo dà l’esempio di come si fa, spronando gli altri a seguirlo. Non è in questo momento che intendiamo trattare, in termini di ideali, quali siano le strategie politiche migliori; ci limitiamo a sottolineare che la politica è basata su un piano, che ha dei presupposti teorici ma che per sua natura tende a divenire azione. Certo è che non può pianificare chi non è preparato per farlo, ed è per questo che crediamo nella necessità di una formazione politica solidamente fondata e autenticamente volta al bene, e che in questa sede proviamo a dare, seppur con molti limiti e imperfezioni. Ogni persona ha il suo posto nella società e concorre al bene di tutti compiendo il suo specifico dovere.

Infine, dopo aver ascoltato e pianificato, si passa alla azione. Troppe chiacchere non hanno mai portato a grandi opere, mentre la buona volontà di rimboccarsi le maniche e fare ha realizzato capolavori senza tempo. L’Ordine Sociale va fatto, non si avvera da solo. Questo significa che chiunque creda nella imperante esigenza da dare una svolta a questo mondo, alla nostra società, al nostro Paese, deve avere ben chiaro che non sarà un lavoro facile, che ci sarà da molto da patire per raggiungere il risultato. Ma è anche vero che il gioco vale la candela. Ce lo insegnano gli antichi, che hanno costruito opere d’arte di cui ancora oggi ammiriamo la imponente bellezza; ce lo hanno testimoniato anche i nostri avi, che hanno dato persino la vita combattendo per nobili ideali e progetti, credendo fermamente nella possibilità di qualcosa di migliore.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 2

di Adriano Tilgher

Abbiamo definito, nell’articolo del 10 novembre, le modalità di risveglio e ripresa delle capacità intrinseche del nostro popolo, da me definite come patrimonio immateriale, la cui conservazione e trasmissione alle nuove generazioni è ancora possibile, nonostante sia sotto attacco da parte di potenze straniere che utilizzano traditori nostrani, frequentemente allocati anche in ruoli di governo. Questa definizione è fondamentale perché chiarisce le prime cose da realizzare immediatamente, ovvero salvaguardare e trasferire quell’enorme patrimonio impalpabile ma di straordinaria potenza, per riacquistare per l’Italia quel ruolo fondamentale che ci è stato assegnato dalla storia e dalla collocazione geografica.

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La Spina nel Fianco

 

The Damiano Horror Picture Show

Novembre del 1974, due ragazzi Brad e Janet partecipano al matrimonio di amici, al termine del quale Brad chiede a Janet di sposarlo. Lei accetta e decidono di comunicare questa loro decisione al loro mentore, ed ex docente universitario, il Dr. Scott. I due partono in auto per recarsi all'abitazione dell'insegnante. Durante il tragitto però vengono colpiti da un forte temporale e si perdono nei boschi, per giunta bucheranno una gomma, proprio mentre all'autoradio ascoltano la voce di Nixon che annuncia le proprie dimissioni da presidente degli Stati Uniti. Abbandonata la vettura seguono le luci di un'abitazione lontana, luci che scopriranno appartenere ad un castello. Vengono accolti da due domestici il maggiordomo Riff Raff, e la domestica Magenta, e accompagnati nel salone principale dove è in corso una festa. Janet spaventata chiederà di andarsene, quando le musiche si interrompono per l'arrivo del padrone di casa il dottor Frank-N-Furter. Questo è l'incipit del Cult Movie "The Rocky Horror Picture Show", diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che qui ricoprirà anche il ruolo di sceneggiatore e di interprete nel ruolo di Riff Raff. Nella classifica dei migliori "cult movies" della storia del cinema, stilata nel 2003 dalla rivista "Entertainment Weekly", "The Rocky Horror Picture Show", si piazza al primo posto. Nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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