Sul piano strategico

Individuata la dottrina di riferimento e definito il quadro politico attuale diventa opportuno darsi una precisa linea strategica entro cui muoversi.

 Da tutto questo emerge la necessità di riaffermare il nostro progetto strategico di sempre: collegarci alle fasce del malessere per darne voce e rappresentanza. Infatti è sempre più evidente che, tranne una ristretta cerchia di oligarchi, burocrati e amici degli amici, il resto della comunità nazionale è espulsa, non solo dai centri di potere, ma addirittura dalle fasce di sopravvivenza. Il ceto medio, che è stato l’ossatura e la forza dell’economia nazionale, è distrutto. I commercianti sono ormai schiacciati dalla grande distribuzione, i professionisti vengono emarginati da una serie di riforme che ne sviliscono il ruolo, l’artigianato è sempre più compresso dalle leggi di mercato e dalla sleale concorrenza degli immigrati che non pagano tasse ed utilizzano lavoro schiavistico, la piccola e media industria è disincentivata dall’ostracismo della burocrazia e dal costo del lavoro, il tutto sotto la cappa di un’oppressione fiscale senza precedenti. Sono questi i nuovi poveri cui si aggiungono impiegati, operai e salariati, rapinati di oltre il 50% delle loro entrate con l’introduzione dell’euro ed il sostanziale blocco delle retribuzioni. Senza dimenticare i disoccupati, i sottoccupati, gli esodati, i pensionati e gli studenti. È in pratica tutta la società cui bisogna dare voce con un partito che li rappresenti tutti qualunque sia stato il loro passato politico.

 Oggi, finalmente, esistono delle forze in campo che danno voce a questo malessere ma agiscono più per un’istintiva percezione della situazione che animati da una precisa volontà di costruire un’alternativa. Si viaggia ancora con un forte intuito senza avere chiaro il quadro da sostituire all’esistente. Come abbiamo detto manca l’esatta individuazione del nemico da battere perché si ragiona ancora in termini di nemici fisici, si sente ancora la necessità di identificare la persona da sconfiggere.

 Non si riesce a capire che il nemico è una concezione dell’uomo e della vita, è un sistema di potere che sta distruggendo i valori essenziali dell’essere umano e della civile convivenza. È questa concezione che va sconfitta e gli esseri viventi che si adeguano a questa concezione vanno rieducati, se possibile, o comunque messi in condizione di non nuocere più al prossimo ed in particolare alle future generazioni.

 Questa concezione antiumana nasce dal liberismo divenuto ideologia che riduce, alla stregua del comunismo, i rapporti umani a meri rapporti economici, per cui gli unici valori che contano sono quelli monetari: un uomo vale se possiede, altrimenti non vale nulla. Da qui la corsa all’accaparramento di beni e risorse con qualsiasi mezzo, il prevalere del malaffare e l’inversione dei valori. Una donna che usa il suo corpo per fare carriera non è più una prostituta ma una da ammirare ed imitare, un uomo che approfitta della sua posizione per incrementare i propri guadagni non è più un delinquente ma un uomo di successo. Se per avere successo bisogna passare sulla propria dignità, sugli interessi e la volontà dei propri cari, non si viene più additati al pubblico disprezzo ma si viene esaltati come se fossero degli esempi da seguire.

 Basta vedere quali siano i miti che ci propinano le televisioni e che tutti tentano di imitare per renderci conto della drammaticità della situazione: il mito, che spinge gran parte della gente ad affollare spettacoli spazzatura come quelli propinati dai vari Costanzo e famiglia, e i vari “cortili” dove non si ha il pudore della propria riservatezza, è il successo, la carriera, i soldi.

 Non si tratta di essere moralisti o bacchettoni si deve solo tornare ad una esatta valutazione dei valori in campo. Prima i valori umani poi quelli monetari.


Editoriale

 

Il ruolo dell'Italia - 4

di Adriano Tilgher

Patrimonio culturale immateriale, patrimonio culturale materiale, faro di cultura e di civiltà, posizione geopolitica e strategica fondamentale per l’equilibrio nel Mediterraneo in una nuova identità che nasca dal superamento di tutte le contraddizioni interne sono il presupposto per definire il ruolo finale dell’Italia. Non si tratta di egemonia mondiale di cui stiamo parlando perché questa sul piano culturale ci appartiene di diritto e ci è riconosciuta da tutti ed è la ragione principale per cui l’Italia è sotto attacco soprattutto nel campo della formazione. Non si tratta nemmeno di becero imperialismo imperniato sulla forza delle armi sotto l’egida e il ricatto della grande industria militare, stiamo parlando di qualcosa di molto più concreto, legato ai valori profondi dell’essere umano e delle comunità che riesce a costruire.

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La Spina nel Fianco

 

Più buio che a mezzanotte non viene

22 giugno 1946 entra in vigore il: “Decreto presidenziale di amnistia e indulto per reati (..), politici e militari”, avvenuti durante il periodo dell'"occupazione nazifascista". Legge proposta e varata da Palmiro Togliatti, segretario del PCI, e allora ministro di Grazia e Giustizia del primo governo De Gasperi. L'amnistia, che prenderà il nome dal suo promulgatore, aveva come scopo primario, quello di giungere quanto prima a una pacificazione nazionale, per evitare che l'"epurazione", degli ex fascisti rallentasse la ricostruzione materiale del paese. Con l'amnistia vennero scarcerati migliaia di detenuti che furono reinseriti senza troppo clamore nella cosiddetta "Società Civile". Stranamente (o forse no) alcuni degli ex prigionieri, arriveranno perfino a iscriversi al Partito Comunista, chi per convenienza, chi per continuare l’ideale battaglia de: "Il sangue contro l'oro",  in quanto (almeno a parole) vedevano nel PCI un argine ad una visione liberista del mondo, identificando più che nell'unione Sovietica il nemico in quegli Stati Uniti artefici di massacri e distruzione delle nostre città.

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