La dottrina di riferimento

 Proprio per essere consapevoli del nostro progetto, di cosa vogliamo costruire, di quello che vogliamo abbattere e di ciò che intendiamo modificare è indispensabile dotarci di una dottrina di riferimento che ci dia un orientamento preciso in ogni nostra scelta.

 Alla disumanizzante e materialista dottrina del liberismo contrapponiamo la nostra dottrina della “Tre Liberazioni”, elaborata e scritta, quasi esclusivamente, dal grande Carlo Terracciano verso la fine del secolo scorso.

 Questa dottrina rimane un indiscutibile punto di riferimento per quanti sono consapevoli che la vita non è solo rapporto e scambio economico, ma è prima di tutto e soprattutto aspirazione verso la trascendenza e verso un mondo spirituale di cui si va perdendo sempre più la percezione e l’intuizione.

 La prima è la Liberazione nazionale per riconquistare la sovranità svenduta ai danni dei popoli da governanti corrotti e traditori e riuscire a costruire un’Europa politicamente unita per tornare ad essere faro di cultura e civiltà e svincolarci dalla barbarie che ci viene costantemente propinata come modernità. Lo strumento più idoneo per realizzare l’obiettivo è la Geopolitica.

 “La Geopolitica è la scienza che studia i rapporti tra il fattore politico e il dato geografico nella storia interna ed estera dei popoli e delle masse continentali.”

 Poi viene la Liberazione sociale per restituire al nostro popolo la dignità che si afferma con il lavoro, rispettando la dignità e la sovranità degli altri popoli. Per tali obiettivi diventa indispensabile rivendicare la proprietà comunitaria dei mezzi di produzione essenziali allo sviluppo ed alla difesa della comunità nazionale. Si pensi a come di fatto la sovranità ci sia stata scippata attraverso dei veri e propri cavalli di Troia come il sistema bancario, la grande distribuzione, la privatizzazione del sistema di informazione, la gestione delle materie prime, l’utilizzo delle fonti energetiche ecc.

 Infine c’è la Liberazione etno-culturale per rivendicare le proprie specificità contro l’omologazione americanocentrica e la globalizzazione culturale ed economica, ribadendo la scelta per l’autodeterminazione dei popoli. Riappropriarsi delle radici, della propria storia, della propria lingua e cultura, dei propri Valori è fondamentale per chiunque voglia, non solo rivoluzionare le istituzioni sociali e politiche mobilitando le masse, ma addirittura pretenda il rinnovamento dello stile e della visione del mondo di popoli asserviti da troppo tempo alla visione mondialista e materialista dell’esistenza.

 “Al progetto di globalizzazione dei mercati, che vuol rendere i cittadini del mondo utenti omogenei ed indifferenziati del supermercato mondiale gestito dai pochi individui controllori delle risorse, l’unica risposta possibile è che ogni popolo del pianeta riacquisti e rivendichi le proprie peculiarità etniche e culturali e si federi con gli altri movimenti e popoli che stanno attuando questo progetto per poter avere possibilità concrete di battere il potere finanziario e capitalistico nazionale ed internazionale gestore della piovra liberaldemocratica.”

 La Dottrina delle Tre Liberazioni rappresenta lo strumento indispensabile per generare una nuova sintesi nazionale che faccia superare le antinomie che hanno diviso il nostro popolo e ci proietti nella costruzione di un futuro più vivibile in modo di tornare responsabili del nostro destino e padroni a casa nostra: in poche parole riappropriarci delle chiavi di casa.    


Editoriale

 

Le chiavi di casa

Di Adriano Tilgher

Le abbiamo perse nel 1945 quando abbiamo perso la guerra e da allora non siamo più riusciti ad ottenerle. È sempre stato il sogno di noi adolescenti possedere le chiavi di casa e quando le abbiamo ottenute ci siamo subito sentiti più adulti. Purtroppo noi, come popolo, le abbiamo perse in seguito a quella disastrosa guerra che qualcuno ha anche provato a dire che abbiamo vinto per il vergognoso cambio di casacca. Qualcuno potrebbe obiettare che è inutile rivangare polemiche antiche; ma è proprio metabolizzando gli errori del passato che possiamo rivitalizzare la nostra identità comunitaria ormai perduta.

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Don't look up

24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.