Scuola di Pensiero Forte [26]: quarta critica ai "diritti umani"

Siamo giunti al quarto momento della nostra analisi critica.

  1. Notiamo che, accanto ai problemi di gerarchia o di priorità, si pone il problema del possibile conflitto tra cosiddetti diritti umani e diritti dei popoli o diritti collettivi.

Infatti, la categoria dei diritti umani potrebbe non tener conto delle esigenze e della volontà di alcuni popoli, usciti tardi dal colonialismo e/o soggetti a nuove forme di colonialismo (o forse è oggigiorno meglio dire neocolonialismo), di porre la liberazione dai vincoli imposti dalle nazioni che li dominano come prima e fondamentale esigenza nazionale.

Per esempio sfuggire alle pretese volte alla diffusione delle coltivazioni intensive provenienti dalle grandi multinazionali che operano nel campo dell’agricoltura e ripristinare o difendere l’autosufficienza alimentare. Qui avremmo, per così dire, diritti “naturali” dei popoli  o “diritti collettivi” che si scontrano con i (pretesi) diritti naturali degli uomini.

Occorre ribadire che l’autodeterminazione dei popoli è un elemento determinante per l’analisi totale della questione, perciò non vogliamo né screditare la cultura nostrana ed europea, che sono senza dubbio la culla della civiltà, né d’altro canto asserire che tutto ciò che ci è estraneo è sistematicamente superiore al nostro uso e costume.

Ora, consideriamo con spicciola concretezza che la “battaglia dei diritti” è a tutti gli effetti una “battaglia fra diritti” e questo è sotto gli occhi di tutti, a partire dalla cronaca dei nostri tempi, che ci dimostra come il dirittoumanismo sia una imposizione ideologica irrazionale ed inconciliabile con il paradigma antropologico e culturale di tutte le società umane. Con buona pace di color che spendono innumerevoli energie per questa lotta.

 


Editoriale

 

Le chiavi di casa

Di Adriano Tilgher

Le abbiamo perse nel 1945 quando abbiamo perso la guerra e da allora non siamo più riusciti ad ottenerle. È sempre stato il sogno di noi adolescenti possedere le chiavi di casa e quando le abbiamo ottenute ci siamo subito sentiti più adulti. Purtroppo noi, come popolo, le abbiamo perse in seguito a quella disastrosa guerra che qualcuno ha anche provato a dire che abbiamo vinto per il vergognoso cambio di casacca. Qualcuno potrebbe obiettare che è inutile rivangare polemiche antiche; ma è proprio metabolizzando gli errori del passato che possiamo rivitalizzare la nostra identità comunitaria ormai perduta.

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La Spina nel Fianco

 

Don't look up

24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

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