Resistenza ancestrale

L’Estate stà finendo cantavano i Righeira nel 1985. 15 agosto una famiglia, si riunisce a Cortina con amici e parenti per una grigliata.

Dov’è la notizia? La notizia è che la famiglia di cognome fà Benetton, la notizia sta nel fatto che solo poche ore prima a Genova il ponte "Morandi" collassava strappando la vita di 43 persone. Si, perché la famiglia Benetton dal 1999 è proprietaria di Autostrade S.P.A. la concessionaria che ha in gestione l’autostrada A10 e quindi il ponte sul Polcevera.

Mentre pompieri e protezione civile scavano fra le macerie, la famiglia Benetton dopo aver inviato due gelidi comunicati, si intratteneva con gli ospiti. "Un morto è una tragedia, un milione di morti è una statistica", diceva Stalin, Ma chi sono i Benetton?  Capostipiti sono i fratelli Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo, cresciuti in una frazione di Treviso.

Rimasti orfani del padre, Luciano trova lavoro come garzone in un magazzino di tessuti, Giuliana sarà assunta in una maglieria. Da li a poco si metteranno a produrre in proprio i maglioni colorati che diventeranno il simbolo del loro marchio. In provincia di Treviso la presenza dei Benetton è ancora tangibile, c’è la sede l’azienda, il centro di comunicazione, l'unica cosa che non c'è più, è la produzione, quasi completamente spostata all'estero 24 aprile 2013 in Bangladesh a Savar, crolla il Rana Plaza, un edificio commerciale di otto piani, bilancio, 1.129 vittime. La struttura ospitava una serie di fabbriche di abbigliamento (trà cui Benetton), negozi e una banca. Il 23 aprile una commissione tecnica aveva notato alcuni cedimenti strutturali, i negozi e la banca furono chiusi, mentre ai lavoratori delle fabbriche fu ordinato di tornare al lavoro.

Nel 1991 la famiglia Benetton acquista 900.000 ettari di terre dalla "compagnia Tierras De Sur Argentino", nella Patagonia Argentina. Acquisite le terre, la Benetton ha proceduto allo sfollamento della popolazione locale dei Mapuche, ed oggi nelle terre dei Benetton vengono allevati 260 mila capi di bestiame, che producono circa 1 milione 300 mila chili di lana all’anno. Ma i Mapuche sono una popolazione tutt’altro che arrendevole e se in un primo momento furono costretti ad abbandonare i loro territori, a partire dal 2002 inizia a ri-occupazione.

Il ritorno della popolazione si trasforma in guerriglia. Organizzati in gruppi, centinaia di indigeni occupano parte della proprietà Benetton, e si installano creando villaggi. Fanno piccoli attentati (mai a persone), spaventano le greggi, preparano difese artigianali. Pattugliano a Cavallo armati di lance le terre riconquistate. I Benetton cercano le vie legali. Si rivolgono alla giustizia Argentina. L’Argentina gli dà ragione ma prende tempo. È vincolata da un articolo della Costituzione che riconosce ai Mapuche quella terra. Manda reparti della polizia. Si procede allo sgombero dei residenti, vengono picchiati, ammanettati e trascinati via per i capelli. Il movimento si allarga. nasce una sigla, (Ram) Resistenza Ancentrale Mapuche.

I Benetton sono quelli della United Colors, dei bimbi di tutto il mondo uniformati dalla moda, sono quelli delle campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani con i migranti, sono carnefici (e vittime) di un sistema Politico Economico al collasso, come è collassato il Rana Plaza, come è collassato il ponte Morandi.

Chissà se Genova, città medaglia d’oro per un’ altra Resistenza, questa volta vorrà fare una resistenza “Ancestrale”, se questa volta identificherà un nemico vero, il Liberismo.

 

 


Editoriale

 

Le chiavi di casa

Di Adriano Tilgher

Le abbiamo perse nel 1945 quando abbiamo perso la guerra e da allora non siamo più riusciti ad ottenerle. È sempre stato il sogno di noi adolescenti possedere le chiavi di casa e quando le abbiamo ottenute ci siamo subito sentiti più adulti. Purtroppo noi, come popolo, le abbiamo perse in seguito a quella disastrosa guerra che qualcuno ha anche provato a dire che abbiamo vinto per il vergognoso cambio di casacca. Qualcuno potrebbe obiettare che è inutile rivangare polemiche antiche; ma è proprio metabolizzando gli errori del passato che possiamo rivitalizzare la nostra identità comunitaria ormai perduta.

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La Spina nel Fianco

 

Don't look up

24 dicembre, dopo una sparuta presenza nelle sale cinematografiche esce sulla piattaforma Netflix il nuovo film di Adam McKay, regista e sceneggiatore statunitense famoso per pellicole particolarmente feroci contro l' "American way of life". Il Film «Don’t look up», (non guardare in alto) è interpretato da un cast stellare che include divi del calibro di Meryl Streep e Leonardo Di Caprio. La trama inserisce la produzione nel genere catastrofico, (Allarme Spoiler) 2 scienziati, la dottoranda in astronomia Kate Dibiasky ed Il suo professore, Randall Mindy, scoprono casualmente l'esistenza di un asteroide non identificato. Calcolandone la traiettoria, si accorgono che il corpo celeste colpirà in pieno la terra in circa sei mesi e che le sue dimensioni sono tali da comportare l’estinzione di qualsiasi forma di vita sul pianeta. I due insieme ad un funzionario governativo si recheranno alla Casa Bianca per cercare di evitare la catastrofe, ma la presidente degli Stati Uniti, Janie Orlean, (Mary Streep) ispirata ad Hillary Clinton, (sulla scrivania dello Studio Ovale vediamo una foto che la ritrae abbracciata a Clinton), non ha alcuna intenzione di occuparsene in quanto presa dai suoi calcoli elettorali. Impone, pertanto, di mantenere segreta la notizia.

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