L'antifascismo in assenza di Fascismo

di Adriano Tilgher

Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo. L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

 

Un rito falso, voluto dai nemici dell’Italia e che forse poteva avere un senso nell’immediato dopoguerra ma che oggi non ha più alcun significato se non quello di rivelare il vuoto di contenuti, di significato politico, di ragion d’essere dell’infima classe politica nostrana.

In piazza del popolo a Roma a protestare contro il “lasciapassare verde” non c’era il Fascismo, c’erano gli Italiani delle più diverse provenienze politiche che sono riusciti, al di là della ragione specifica, a trovare un motivo per camminare uniti, tutti quanti, al di là degli steccati e delle divisioni del passato, senza odio nei confronti di nessuno, né della polizia, né dei vaccinati perché nel loro sentire comune c’è solo la difesa della libertà di scelta di ognuno.

Questa la novità assoluta di quella piazza pacifica, esasperata ma assolutamente nuova. Un vero riferimento per il futuro, base di partenza per la costruzione di una nuova identità nazionale fondata sul rispetto delle ragioni dell’altro e sulla volontà di pretendere uguale rispetto per le ragioni proprie.

Purtroppo contro quella piazza, che non era né fascista, né anti fascista, c’erano coloro che occupano indegnamente le istituzioni e che hanno consentito che le stesse, in particolare il Parlamento, fossero svuotate di qualsiasi significato e potere; gli stessi che hanno resuscitato il mito anti fascista per ricompattarsi.

Ma il Fascismo non era assente solo in piazza del Popolo, è assente in tutta Italia perché non si possono considerare tali le “macchiette” che si riuniscono solo per le cene del 28 ottobre, come dimostrano i recenti fatti di Milano, né possono esserlo i seguaci dei partiti o movimenti grossi o piccoli che siano, che cercano di utilizzare, nei loro simboli, la vecchia fiamma solo per catturare un voto, che in Italia c’è ed è ancora consistente, ma che non conoscono, o fingono di non conoscere, la differenza tra l’essere liberisti e l’essere sociali. Neppure si possono richiamare a quell’idea coloro che dicono che il Fascismo va storicizzato non capendo la differenza tra una dottrina, diventata ideologia, e la sua estrinsecazione storica.

La Scuola di Mistica Fascista ha definito Fascisti “coloro che sono onesti, leali e coraggiosi, hanno il senso della comunità e lo spirito di solidarietà e per questi valori sono disposti a sacrificare la stessa vita”. Questi valori, questi principi, queste idee non possono essere storicizzati, sono i fatti, gli eventi che vanno storicizzati; le idee vere o false che siano non possono morire.

Ma il Fascismo per la sua stessa natura e, se vogliamo per definizione, è una rivoluzione permanente e proprio per questo è stato un fenomeno sempre in mutazione, sempre proiettato in avanti, mai ripiegato su sé stesso. Basta analizzare la breve storia della sua concretizzazione per rendersi conto di quanto ciò sia vero: la trasformazione dal sansepolcrismo al regime e poi alla Repubblica Sociale e durante lo stesso regime si vede una costruzione sociale in continua mutazione e trasformazione (Carta del Lavoro, Rinnovamento sociale, Corporativismo…).

E’ questa la ragione profonda per cui il Fascismo non c’è più; c’è una forte componente della società che si riconosce, come è giusto che sia, in quei valori ma il resto è andato avanti con i tempi anche come metodo di azione.

Solo l’antifascismo è rimasto uguale a sé stesso, con gli stessi metodi, la stessa violenza come prima dell’avvento del Fascismo, durante l’avanzata degli occupanti americani e anche oggi che il Fascismo non c’è più.

Si risvegliano i fantasmi per darsi una ragione per esistere: l’antifascismo in assenza del Fascismo.

 

Immagine: https://www.fanpage.it/


Editoriale

 

L'antifascismo in assenza di Fascismo

di Adriano Tilgher

Davanti al nulla assoluto della loro presenza e capacità politica ed al loro squallido servilismo nei confronti dell’emissario dei potentati anti italiani, Draghi, tutti i partiti ed i sindacati hanno ritrovato ossigeno e una ragione per esserci nell’antifascismo. L’antifascismo è un rito antico, impostoci con il diktat di pace del 1947 da inglesi, americani, marocchini che ci hanno sconfitti ed occupati il 25 aprile 1945 e non se ne sono più andati. Un rito recepito dalla nostra costituzione nelle norme transitorie e finali che non transitano mai.

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La Spina nel Fianco

 

Sindacalismo Rivoluzionario

Settembre 1904 con il primo sciopero nazionale prende ufficialmente vita in Italia il "Sindacalismo Rivoluzionario", tra i principali ideologi il francese Georges Sorel e gli italiani Arturo Labriola e Enrico Leone. Il principio fondamentale del sindacalismo rivoluzionario era l'indipendenza sindacale nei confronti sia dei partiti politici che dello Stato. Inizialmente nasce come corrente di sinistra in seno al Partito Socialista per poi distaccarsene nel congresso di Ferrara del 1907, per avviare un lavoro sindacale autonomo, dapprima nelle campagne emiliane, poi nei centri industriali del Nord, e nelle miniere di Puglia e Toscana. I suoi organizzatori più attivi furono Alceste De Ambris e Filippo Corridoni. Nel 1907 a Parma nasce la CGdL, su una idea di Alceste de Ambris. Nel 1912 Filippo Corridoni ed altri, spaccano il movimento creando l'(USI), l'Unione Sindacale Italiana, che aumentò il proprio peso politico diffondendosi specialmente a Milano.

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