Guerra di successione

Sprofondati nel pozzo COVID, nell’acquitrino della solitudine snocciolando dati dai bollettini quotidiani di guerra, reclusi, giovani & anziani, nei bunker domestici tra DAD e lugubre disinformazione, col terrore persino che una carezza o il bacio d’un bambino siano il viatico per l’inferno, ci scopriamo nudi. Per ora il vaccino contro il nemico è la paura, unica prevenzione la cella d’isolamento, un 41-bis di massa con la bocca di lupo aperta e per i più la flebo d’un nano sussidio. In questo quadro gotico l’election day americana scivola giù nei palinsesti dei telegiornali, l’ideologia da schieramento si smorza in un romanesco “chi se ne frega”, il virus giallo ci ha resettati, siamo numeri distinti senza legami di un insieme, cellule drogate, e quelle elezioni dello zio Sam ci paiono un  boeing che passa sopra la bocca del pozzo, per di più carico di ammalati, un vero guinness nella pandemia per colpa del tycoon Donald Trump a detta dei demo-pensatori.

Pur tuttavia questo burbero cow boy della politica che ci ricorda il Clint Eastwood del film Gran Torino, aveva sterzato forte dalla rotta dell’obamismo caramelloso, il finto pacifismo nobelato, summa teologico-politica di una nuova religione: il progressismo coi suoi tre vitelli d’oro, scienza, tecnica e global economy unica triade oggetto di devozione per i nipotini della New Age, sacerdoti laici della mitica Era dell’Acquario.

Donald Trump ha sterzato in vista dell’isola delle sirene, legandosi all’albero della sua nave (gli U.S.A.), incerandosi le orecchie al mantra dei suoi detrattori, ha tirato dritto verso Itaca, la terra amata ove si custodivano i valori forti dell’esistenza, la Patria, il duro lavoro, la religione conditi di astuzia e coraggio, in una parola la tradizione dei padri. In un modo infestato da parassiti untuosi assai simili ai Proci, questo burrascoso newyorkese ha avuto, unico, il coraggio di attaccare la Cina (responsabile prima dell’attuale ecatombe pandemica), l’OMS sua serva, l’inutile ONU, il sistema onerosissimo della NATO, ha considerato giustamente l’Europa un’entità vago-caotica, perciò inaffidabile, ha dimagrito l’impegno militare nelle aree calde del medio Oriente, combattuto il furbo imperialismo tecnologico giallo, proteggendo, com’ è giusto che sia in un Capo di Stato, l’industria nazionale statunitense anche col braccio di ferro delle dogane. Ultimo confetto, ha fatto eleggere membro della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America la cattolica tradizionalista Amy Coney Barret, un segnale forte di dove Trump volesse ancorare il transatlantico del Paese.

Il  grizzly ha combattuto, a modo suo, la buona battaglia nella difesa del fortino dei valori fondanti la sua Patria, quelli scavati e rimpianti dal più grande poeta del Novecento Ezra Weston Loomis Pound almeno nel recuperare il sentiero abbandonato delle virtù rurali della tradizione americana, “la tradizione è una bellezza da conservare non un mazzo di catene per legarci”, uno scrigno prezioso da portare sempre con sé, cui attingere senza contemplazione ma procedendo dritti nella marcia verso nuove vette.

Alla fine della guerra di successione alla Casa Bianca la spunterà il grigio Biden, agli analisti della storia americana toccherà poi spulciare ben bene, deep state permettendotra le carte per capire se nella sua elezione ci siano stati brogli, l’ombra però rimane (come sulla nostra Repubblica) e per il momento tanto basta, il tycoon non si arrende, attaccherà con tutte le forze proprio come un orso ferito, la guerra è tra due mondi contrapposti e ci riguarda eccome nel prossimo futuro.

Da noi nel pozzo buio di questa piccola Italia che ha cambiato i colori della bandiera in giallo, arancione, mantenendo il rosso, l’ascesa di Biden rappresenta il trionfo del colonialismo progressista tanto caro alla borghesia dei poltronisti illuminati. Quegli affabulatori del nulla, osceni nihilisti del relativismo assoluto, declinatori della professione di fede al pensiero unico, il paradiso del niente ma dove conta soltanto essere interconnessi, schiavi digitalizzati paghi e contenti nella caverna di Platone, fuori soltanto i folli e Trump, per le ranocchie dello stagno, sembra l’incarnazione dell’elogio della follia del buon Erasmo.

Clap, clap anche dalle sacre stanze al secondo presidente cattolico del U.S.A., ignorata invece la Barret, il nuovo corso della chiesa è tutto dem pescando a piene mani nella rete progressista dei nuovi valori condivisi, ma la chiesa americana è tradizionalista, salda petrina, e al Sig. Biden il Rev. Robert E. Morey nella parrocchia di S. Antonio a Florence ha rifiutato l’Eucarestia, why? Perché Biden è abortista ed aggiungiamo un fautore e strumento diffusore della teoria gender declinata già ai bambini sui banchi di scuola.

Chapeau del cardinale Raymond Leo Burke al sacerdote coraggioso e coerente con la dottrina della Chiesa, un segnale forte, oscurato dai media, uno schiaffo, documentato dai video, all’incoerenza dell’anziano senatore.

Che fare contro questo asinello democratico che raglierà sul mondo per i prossimi quattro anni, portandoci ad una dittatura sottile monocorde, beh ricordiamoci di cavalcare gli elefanti e assomigliamo, confrontandoci con l’oltre oceano, all’invincibile armata del generale Lee sperando le sorti ci siano più favorevoli della battaglia di Gattysburg in Pennsylvania in quel lontano luglio del 1863.

Questa Guerra di successione ci ricorda comunque in qualche modo il rinnovarsi del conflitto civile tra i confederati e gli unionisti, sembra un eterno ritorno nelle cose d’America.

 


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Editoriale

 

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