Iniziata la riconquista del Libano: “una rivoluzione colorata” a Beirut con la regia delle grandi potenze?

La mega esplosione al porto di Beirut ha dato il segnale per la riconquista del Libano, obiettivo immediato delle grandi potenze, USA, Israele e Arabia Saudita. Perché Macron è volato subito a Beirut?

La Francia di Macron ha voluto giocare d’anticipo, analogamente a quanto avvenne in Libia nel 2011. Il presidente francese ha voluto fare la sua passerella a Beirut, con le macerie del porto ancora fumanti, per riportare il Libano al vecchio status di colonia della Francia. Insieme a un carico di aiuti umanitari, Macron ha portato alla leadership libanese un elenco di “desideri”: ridefinizione dell’influenza politica, cambiamento della compagine governativa (incluso il trasferimento di alcuni settori dell’economia sotto il controllo di Parigi) e neutralizzazione di Hezbollah e dell’influenza iraniana.

Cambiamento che dovrebbe favorire prima di tutto gli interessi della Francia e in subordine quelli di Israele, degli USA e della Monarchia Saudita, potenze che si muovono dietro le quinte.

Con il pretesto della mega esplosione nel porto di Beirut, le potenze esterne cercheranno di imporre il proprio controllo sul Libano in cambio di aiuti umanitari e di un’eventuale ricostruzione dell’infrastruttura distrutta: USA, Israele e Arabia Saudita, gli stessi che sono stati gli incendiari del Libano, si proporranno come sostenitori della pacificazione e della ricostruzione del paese arabo.

La strategia sarà quella di richiedere un’internazionalizzazione della crisi mettendo il Libano sotto il controllo di un “comitato” direttivo delle grandi potenze occidentali, inclusa l’Arabia Saudita e paesi del Golfo, quelli che potrebbero assicurare il finanziamento della ricostruzione.

Il gioco della destabilizzazione del Libano, iniziato già da ottobre dell’anno scorso con una serie di manifestazioni violente sobillate da agitatori esterni, a libro paga della CIA, del Mossad dei servizi sauditi, è piuttosto chiaro. Si tratta della solita strategia del caos, messa in atto in Libia e in Siria con risultati diversi, il cui obiettivo è il rovesciamento del governo di Beirut e la neutralizzazione di Hezbollah.

Così si comprende che le mega esplosioni del porto di Beirut non sono casuali, ma provocate, a prescindere che sia stato un missile israeliano o una bomba piovuta sul porto o innescata da sabotatori infiltrati, la mano che ha eseguito il “lavoro sporco” è piuttosto chiara ed è al 99% del Mossad.

A tale conclusione si arriva considerando anche le minacce proferite da Netanyahu solo pochi giorni prima di “punire il Libano e distruggere le sue infrastrutture”. Il piano, architettato da tempo, prevedeva di favorire il caos, dopo la crisi economica provocata dalle sanzioni USA, creando un evento tipo 11 settembre, per avere il pretesto dell’intervento internazionale. Il tutto accompagnato da una massiccia campagna mediatica per mettere sotto accusa Hezbollah quale responsabile.

Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha respinto tutte le versioni del coinvolgimento del movimento nell’esplosione, e ha anche avvertito chi vuole approfittare della situazione per neutralizzare Hezbollah.

I media occidentali evitano di ricordare che il Libano è stato invaso già per tre volte negli ultimi anni da Israele e che nel 2006, nel corso dell’ultimo tentativo di annessione del sud Libano, il paese fu bombardato in modo indiscriminato dall’aviazione israeliana per 33 giorni con un altissimo numero di vittime civili.

Fu Hezbollah in quell’occasione a fermare l’invasione ed a resistere in modo coraggioso al più potente esercito del Medio Oriente. Pochi se lo ricordano ma la Storia è Storia e non si può cancellare.

Che sia in atto a Beirut una sobillazione esterna è piuttosto evidente; infatti nel corso delle ultime agitazioni di piazza in cui è stato ucciso anche un poliziotto libanese, sono comparse bandiere israeliane fra i manifestanti ed è stato appiccato il fuoco ad un pupazzo raffigurante il leader di Hezbollah.

Alexander Zasypkin, l’ambasciatore russo in Libano, ha confermato queste informazioni ed ha dichiarato che, sotto le spoglie di una politica umanitaria, “un paese senza nome sta cercando di interferire negli affari interni del Libano”.

Chi vuole la destabilizzazione del Libano cerca anche di provocare uno scontro fra i vari gruppi etnici presenti nel paese: quello cristiano maronita, quello sunnita e quello sciita principalmente, rompendo l’attuale coesistenza pacifica.

Il Libano sarà una nuova Siria? Si vedranno in azione i gruppi dell’ISIS, già sconfitti da Hezbollah? Tutto è possibile. La strategia del caos voluta da Washington e Tel Aviv si estenderà anche al Libano.


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