La sfida della Cina e della Russia all'ordine globale USA

Il declino degli Stati Uniti come potenza dominante è un processo in corso ormai da diversi anni e che ultimamente è stato accelerato dalla crisi del Covid-19 con le sue ricadute economiche in termini di recessione, aumento della disoccupazione negli States e con gli scontri razziali diffusi.

Tuttavia, nonostante i gravi problemi interni, l’elite di potere USA non rinuncia al suo ruolo di superpotenza dominante, avendo difficoltà ad ammettere che l’emergere di nuove superpotenze manda in soffitta l’idea di un equilibrio unilaterale, che gli Stati Uniti hanno perseguito dopo il crollo dell’URSS.

Questa constatazione manda in paranoia le elite dominanti negli USA che sono in netto contrasto fra di loro per acquisire il controllo dell’apparato industriale militare che è il più importante settore economico degli USA.

L’imminenza delle elezioni presidenziali ha accentuato questa paranoia e l’Amministrazione USA lancia un’ossessiva campagna anti cinese nel tentativo di contenere la crescita di quella economia che sta prendendo il sopravvento.

Ci sono due buoni motivi per insistere su questa campagna strumentale.

Il primo motivo si trova nella necessità di Trump di crearsi un nemico da additare come pericolo per dirottare l’attenzione degli elettori dai suoi fallimenti in politica estera. L’altro motivo è quello di coalizzare gli alleati dell’America in una campagna anticinese che permetta di serrare i ranghi del fronte atlantista.

Trump attribuisce alla Cina tutte le colpe della crisi economica, della crisi sanitaria del covid-19, dello squilibrio dell’intercambio commerciale. Le accuse di Trump sono strumentali e diventano ipocrite quando mette sotto accusa il Partito Comunista cinese e le sue politiche repressive su Hong Kong. In pratica Washington accusa Pechino di quello che gli USA fanno in tutto il mondo.

Ha sostenuto ultimamente un analista russo se…. “Sono forse i cinesi che stanno limitando la sovranità di potenze come la Germania e il Giappone 75 anni dopo la vittoria nella guerra? Sono i cinesi che hanno centinaia di basi militari in tutto il mondo? Sono loro che sfruttano lo status della propria valuta nazionale come valuta di riserva mondiale per un credito economico illimitato e per mantenere il proprio tenore di vita? Sono i cinesi che rovesciano i governi di altri paesi e impongono il loro sistema politico e i loro valori morali (o immorali) su altre civiltà?”

Tutti i fanatici sostenitori dell’Atlantismo filo USA sono saliti sul carro della campagna anticinese per ossequiare il “grande fratello USA” ed ottenerne appoggio e finanziamenti.

Sono i nostalgici del mondo unilaterale dominato dagli americani, unica potenza egemone con licenza di “esportare la democrazia”.

A molti sfugge l’essenza della questione che è essenzialmente di carattere geopolitico.

Il sistema liberista occidentale di marca anglosassone, dominato dall’egemonia statunitense viene messo in scacco dal blocco Cina- Russia che si pone in contrasto con le pretese di Washington, rivendicando congiuntamente, in qualsiasi sede, il diritto dei paesi sovrani alla non interferenza.

Questo avviene nei diversi scacchieri mondiali dal Medio Oriente all’Ucraina, all’Asia ed alle aree dell’America Latina.

Alla Cina ed alla Russia, che fanno blocco anche in sede di Consiglio di Sicureza dell’ONU, si aggregano i rispettivi alleati: l’Iran, la Siria, il Venezuela, Cuba e molti altri, che rifiutano la “tutela” degli USA.

In più la Cina sta mettendo a disposizione la sua forza economica per aiutare i paesi oggetto di sanzioni da parte degli USA per alleviare la stretta, inviando centinaia di tonnellate di aiuti alimentari, medicinali e generi essenziali che in molti casi salvano dalla fame le popolazioni.

L’Amministrazione Trump cerca di stringere nella morsa della indigenza e delle malattie le popolazioni dei paesi considerati “canaglia” per ottenere il cambio di regime. Nel solo Venezuela si calcola che siano stati centinaia di migliaia i malati deceduti per mancanza di medicinali, peggiore la situazione dello Yemen dove ci sono circa venti milioni di persone che rischiano la fame e la pestilenza per il blocco imposto da USA, GB ed Arabia Saudita, veri paesi canaglia sulla scena internazionale.

Tutto questo è una sfida per Washington, imbevuta dal fanatismo dei neo evangelici che occupano la Casa Bianca (da Pompeo a Mike Pence) e che seguono il loro progetto messianico per portare la “democrazia” del “Nuovo Ordine mondiale”. Difficile trovare una qualsiasi intesa con questi fanatici che considerano l’unico linguaggio comprensibile quello della forza.


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Editoriale

 

Elezioni: il giorno dopo

di Adriano Tilgher

Diventa difficile comprendere, dopo questa ultima tornata elettorale, quali siano le posizioni in campo e soprattutto quali siano le differenze tra i vari partiti. Ancora una volta centro destra e centrosinistra hanno dimostrato di essere identici e di non voler in alcun modo differenziarsi. Anche i cosiddetti sovranisti, o populisti che dir si voglia, hanno dimostrato chiaramente quello che andiamo dicendo da tempo: non sanno cosa voglia dire essere dalla parte del popolo o propendere per il ritorno della sovranità al popolo.

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La Spina nel Fianco

 

Rien ne va plus

1986: Enrico Ruggieri partecipa al festival di San Remo con il brano "rien ne va plus" che otterrà il premio della critica, ne seguirà l'album "Difesa Francese" titolo mutuato dal gioco degli scacchi, (la difesa francese è una delle possibili sequenze di mosse iniziali). L'espressione rien ne va plus è costituita dalla parte finale della formula usata dai croupier per regolare i tempi delle puntate nel gioco della roulette (Faites vos jeux. Les jeux sont faits. Rien ne va plus «Fate i vostri giochi. I giochi sono fatti. Niente va più». Nella lingua italiana viene utilizzata in senso figurato per significare che quel che è stato è stato, che i giochi ormai sono fatti.

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