La rivolta in Francia, un primo segnale per l'Europa dei banchieri?

Dalla Francia arriva un segnale che scuote l'Europa prostrata ai dogmi del capitalismo finanziario e delle oligarchie di Bruxelles.

Contrariamente a quello che può sembrare, le motivazioni della rivolta di massa della popolazione francese, scesa in piazza contro il governo con uno sciopero generale che, da oltre una settimana, sta paralizzando la Francia, non sono così banali come i commentatori dei media del sistema dicono.

Non si tratta soltanto della protesta contro la "riforma” del sistema pensionistico (in realtà uno smantellamento), che segue le direttive della UE di contenere la spesa pubblica tagliando le spese sociali.  Quello che anima la rabbia della gente di tutti i ceti è qualche cosa di più complesso.

Inutile seguire le analisi dei media e degli opinionisti al servizio dei potentati finanziari, sono quasi tutte analisi fuorvianti che   ripetono a pappagallo tutta la propaganda neoliberista che le loro centrali diffondono da anni per convincere che i ceti popolari hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità.

Il problema di fondo che  è in questione in Francia,  come in altri paesi europei, è il degrado della vita: non solo le pensioni ma anche le condizioni generali di lavoro, l'arricchimento  delle grandi fortune dei finanzieri, la spudoratezza dei media al loro servizio, lo smantellamento del settore pubblico, l'indignazione per il conflitto di interesse di chi predica la riforma e lavora per i fondi di investimento privati,  la precarietà diffusa del lavoro, oltre allo stress generalizzato sul luogo di lavoro determinato dai tagli, dallo sfruttamento e dalla digitalizzazione.

Tutto questo non dipende solo  da Macron, il figlioccio dei Rothshild,  e non riguarda solo la Francia, ma tutti coloro che ancora si ostinano a difendere  le misure neoliberiste che hanno  fatto crescere un sistema ed un’architettura di potere  capitalista. Lo stesso Macron è un neoliberista aggressivo e obsoleto che arriva al potere nello stesso momento in cui si verifica il collasso di questo sistema.

Quello che accade in Francia mette in evidenza il profondo scontento delle popolazioni nei confronti del sistema economico che ha creato enormi diseguaglianze e che approfitta dell'ondata migratoria per ottenere mano d'opera a basso costo con livellamento verso il basso dei salari. Non è un caso che sono le stesse centrali di potere di Bruxelles che favoriscono queste migrazioni dall'Africa verso l'Europa.

Quello che accade in Francia dimostra che il tentativo di smantellamento dei diritti sociali da parte delle elite dominanti può essere contrastato da una presa di coscienza popolare diffusa.

Il bilancio delle proteste che durano da oltre un anno, ha prodotto 6.400 arrestati, 2.600 feriti, 27 persone mutilate e, in parallelo, l’assenza di un movimento politico che riesca a incanalare la protesta.

La Francia disponeva del miglior sistema pensionistico e di welfare del continente. Questo spiega perché la popolazione francese non abbia voglia di arrendersi come è accaduto in altri paesi. Ma non si tratta di una contestazione dei sindacati, ma della rabbia delle persone, qualcosa di molto più serio per l'establishment.

Quanto accade in Francia potrà avere riflesso in tutta la UE e il pericolo di un "contagio francese" preoccupa l’establishment di Bruxelles e delle centrali finanziarie dominanti. Se questo avviene sarebbe un fattore che potrebbe far vacillare tutta l'architettura della UE, visto che la logica imposta in Francia dal Governo Macron è la stessa che prevale a Bruxelles, quella del dominio della finanza.

Il disegno di queste centrali è quello di smantellare la sovranità degli Stati nazionali ed imporre un sistema di ordinamento unico, una "società aperta” dove le decisioni economiche siano determinate da organismi transnazionali.

La rivolta sociale in Francia potrebbe essere il primo segnale che l'elite ha sbagliato i suoi calcoli, che il popolo vuole difendere i suoi diritti.


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