L'Europa di fronte ad una scelta difficile con il padrone USA

Con il trascorrere del tempo, le vecchie maschere che la dominazione USA sull'Europa aveva indossato per far apparire la sua come una "difesa del mondo libero", tendono a crollare ed a rivelare la vera natura dei dominanti.

Sembra sia ormai passato il tempo per i guanti bianchi nella manipolazione dell’Europa. La logica della dominazione di Washington è sempre stata quella di imporre i propri interessi come prioritari, questo accadeva anche ben prima del motto di Trump "America First”, era soltanto declinato in modo più discreto.

L'Amministrazione Trump ricorre di meno a espedienti retorici come "la difesa della democrazia e dei diritti umani" che per decenni è stato il refrain degli esponenti delle precedenti amministrazioni di Washington.

"Europei, se volete essere difesi dagli Stati Uniti dovete pagare il prezzo e pagare molto di più di quanto pagate adesso", questo il messaggio di Trump all'Europa con cui Washington vuole ribaltare sugli europei il costo delle sue centinaia di basi militari in Europa.

Trump aveva più volte criticato gli alleati della NATO sulla spesa per la difesa, e durante un discorso al Pentagono, in gennaio, ha ribadito come «i Paesi ricchi che stiamo proteggendo sono tutti avvisati".

La grande campagna russofobica, condotta su diretta influenza dei media anglosassoni, serve esattamente a questo: convincere l'Europa della minaccia russa e sospingere ad aumentare l'acquisto di armamenti made in USA con in parallelo un aumento del budget della difesa. Alcuni paesi abboccano più facilmente, come nel caso della Polonia e dei paesi baltici che si sentono in prima linea con la "minaccia russa" alle porte di casa, altri come la Germania fanno resistenza.

Se questo non bastasse il Congresso degli Stati Uniti, di recente, ha adottato a titolo oneroso una modifica del progetto di legge sul bilancio della difesa degli Stati Uniti per il 2020, che prevede severe sanzioni contro il gasdotto russo in costruzione, il Nord Stream 2 che porterà il gas russo in Germania ed in Austria. In particolare le sanzioni colpiranno le aziende europee che hanno contribuito alla sua realizzazione.

Gli Stati Uniti sono furiosi con i governi europei che hanno voluto continuare il progetto. Washington era interessata a vendere il suo gas GNL in Europa che costa 1,5 volte in più di quello russo. Per questo motivo gli statunitensi dichiarano guerra, ma non alla Russia, ma all'Unione Europea.

Così avviene che, con la scadenza del termine, il momento della verità si sta avvicinando. Se prima Washington ha mascherato la sua espansione militare in Europa con il desiderio di proteggere gli interessi comuni dell'Occidente e del "mondo libero", adesso ha completamente perso la sua maschera. L'"amicizia" con gli USA è possibile quando si paga il conto e questo avviene solo attraverso a) sfruttamento o b) mediante invio diretto di risorse.

Ci si potrebbe porre la domanda retorica: questa è democrazia? No, questo è un approccio di tipo coloniale.

Non è un mistero che il benessere dello stato americano nella sua forma attuale, dipende direttamente dalla capacità di mantenere il loro sistema neocoloniale basato sul dollaro.

Il colonialismo classico si basava su un modello di prelievo di materie prime a basso costo marginale dalle colonie e con la vendita di costosi prodotti industriali della madrepatria. Oggettivamente, non ci sono materie prime da esportare dall’Europa verso gli Stati Uniti. In termini di materie prime, l'Europa è povera. Ma Washington può esportare il GNL in Europa e obbligare gli europei ad acquistare. Lo stesso accade per gli armamenti. L'allargamento della NATO sempre voluto dall'Amministrazione USA serve ad ampliare il novero dei paesi clienti di Washington.

Il giochino degli USA è ormai scoperto, se ne è accorto persino il francese, Emanuel Macron ("morte cerebrale della NATO", ha detto) ed è un gioco che sta divenendo anche pericoloso: provocare la Russia per aumentare gli acquisti di armamenti americani e mantenere un clima di tensione in Ucraina ed in Georgia.

La stessa Europa, che ha una consolidata tradizione coloniale, conosce bene il sistema e per questo ci si può chiedere se accetterà di sottoporsi a tale logica.


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