Perchè l'Iran viene visto come il nemico n.1 dagli USA

Il fatto stesso che esistano paesi, come la Repubblica Islamica dell’Iran che rifiutano di assoggettarsi alla dominazione degli Stati Uniti e di Israele, rappresenta un affronto e una spina nel fianco alle pretese egemoniche di Washington, di Rijad e di Israele.

Il dominio globale viene sfidato da una nazione, quella persiana, che, assieme al suo popolo ha innalzato la sua rivoluzione come simbolo di resistenza e a difesa della propria sovranità di fronte ai tentativi del mondo occidentale, diretto dagli anglo-USA, che pretende di imporre il proprio modello al resto del mondo.

Di fronte a tale imposizione è fondamentale la determinazione di alcuni paesi nel mantenere e fortificare ideali quali la solidarietà con altri popoli e la difesa di società sottomesse al dominio e alla negazione dell'identità collettiva. L'ostinazione nel mantenere un’identità propria, è esattamente quello che fa la Repubblica Islamica dell’Iran nel difendere le proprie radici e nella resistenza a questi tentativi di dominazione.

La campagna americana di demonizzazione dell'Iran avviene in quanto questo paese è un grande ostacolo al dominio nel Medio Oriente di Washington e del suo asse sionista-wahabita. Non è un caso che sia stato proprio l’Iran a smascherare il ruolo della monarchia saudita quale pista di lancio delle campagne belliche degli USA per l'assoggettamento dei popoli della regione. Da qui è derivata l'ostilità dei monarchi sauditi che si sono visti scoperti nella loro opera di quinta colonna degli interessi USA nella regione.

Il piano USA per la destabilizzazione del Medio Oriente, trova una delle sue ragioni di fondo nel neutralizzare le nazioni collegate con l'Iran, in particolare la Siria, il Libano, l'Iraq, dove vivono molte comunità sciite legate con l'Iran. Questo per generare un processo di accerchiamento della nazione persiana sulla base di una strategia che fu delineata da Paul Wolfowitz, lo stratega USA che aveva creato i concetti di "asse del male" e "guerra preventiva” per giustificare le centinaia di massacri effettuati. 

Gli USA volevano prevenire la rinascita di un nuovo rivale nella regione che potesse rappresentare una minaccia alla loro supremazia e a quella di Israele. Di questa dottrina si sono fatti forza l'elite dei neocon che ha preso il potere a Washington già dall’Amministrazione di George W. Bush e che si sono resi responsabili dell'invasione dell'Iraq, dell'operazione in Afghanistan, dell'aggressione alla Libia, dell'assalto alla Siria, della propaganda e sobillazione contro l'Iran, degli attacchi dei droni USA in Pakistan, nello Yemen, in Somalia e in altri paesi.

La triade costituita fra USA, Arabia Saudita e Israele ha deciso da tempo di rovesciare il governo della nazione persiana utilizzando qualsiasi mezzo disponibile, dalle sanzioni all'embargo, alla infiltrazione di gruppi terroristi.

Questo spiega l'uscita unilaterale dall'accordo sul nucleare con l'Iran (JCPOA), nonostante il parere contrario delle altre potenze firmatarie dell'accordo e i rapporti dell'AIEA che certificavano il rispetto del trattato da parte di Teheran.

Tutte le azioni contro l'Iran sono state basate su false argomentazioni, quando non provocazioni ordite dai servizi di intelligence, realizzate per creare il pretesto per un attacco militare in campo aperto, ipotesi sospinta da Netanyahu e da Bin Salman e frenata poi da Trump per motivi pre-elettorali.

L'aiuto fornito dalle forze iraniane alla Siria,  paese assediato dai gruppi terroristi armati da USA, Arabia Saudita, Turchia e altri, il supporto fornito dall'Iran alle comunità del Libano e dell'Iraq nella lotta contro il terrorismo jihadista, l'appoggio alle forze della resistenza palestinese,  è stato considerato un "atto di terrorismo" dagli USA, ovvero dalla stessa potenza che ha investito centinaia di milioni di dollari per armare i gruppi jihadisti che dovevano rovesciare il governo di Damasco.

Nonostante tutto l'Iran ha resistito grazie ai suoi progressi tecnologici, ha stretto alleanze con la Russia e con la Cina ed ha dimostrato il fallimento della strategia USA di isolamento del paese.  In questo modo Teheran ha dimostrato che un attacco alla Repubblica Islamica dell'Iran scatenerebbe una reazione impossibile da predeterminare che potrebbe portare ad un incendio mondiale.

Una sconfitta per gli USA, per Israele e per l'Arabia Saudita ed una battuta di arresto che segna il fallimento del piano egemonico di sottomettere i popoli della regione. Una speranza per i paesi che aspirano a difendere la propria sovranità e identità nazionale.


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