Il crollo dell'impero USA e i nuovi scenari

Molti analisti prevedono che il processo di decadenza dell'Impero degli Stati Uniti sia già iniziato e che questi siano destinati a perdere il loro predominio nell'ambito geopolitico, tecnologico ed economico, con il terzo decennio del secolo.

Nel campo geopolitico il risorgere della Cina come superpotenza in alleanza con la Russia ha creato un nuovo polo di potere che inizierà a neutralizzare la supremazia nordamericana e la sua strategia di dominio impostata all'inizio del XXI secolo con le aggressioni verso i paesi dell'"Asse del Male": Afghanistan, Iraq, Iran, Siria, Libia, Somalia, Sudan, Yemen: paesi con risorse petrolifere e minerarie.

Questa politica per la supremazia gli USA l'avevano iniziata con l'invasione dell'Afghanistan nel 2001, come castigo per aver protetto Bin Laden (ex agente della CIA) ed era proseguita con la disastrosa guerra in Iraq, sotto il falso pretesto delle armi di distruzione di massa, in realtà per prendere il controllo di una delle più importanti zone petrolifere del Medio Oriente.

Nel 2011 il pretesto delle guerre americane, dirette o indirette, è stato quello della battaglia contro i dittatori per "portare la democrazia" e sotto questa ridicola menzogna gli USA guideranno l'intervento in Libia contro Gheddafi e successivamente la guerra in Siria contro Bashar al-Assad. Il piano generale, come emerso dai documenti e dalle dichiarazioni dei personaggi dell'establishment USA, era quello della balcanizzazione di tutta l'area per poi attaccare l'Iran, ma, grazie all'intervento russo e alla caparbia resistenza delle forze siriane, il piano è andato a monte.

I fatti nuovi da questo momento sono stati due: il primo quello degli accordi intervenuti fra il premier russo, Vladimir Putin ed il premier cinese, Xi Jinping, per cui le due superpotenze si sono impegnate a difendere i paesi oggetto dell'aggressione USA, il secondo il formarsi di un asse della Resistenza che ha messo insieme, coalizzando le forze, paesi come la Siria, l'Iran, il Libano degli Hezbollah e a cui si è unito l'Iraq sciita che mal sopporta la presenza di forze USA nel proprio paese.

Costituisce una svolta epocale l'alleanza fra Russia e Cina che si è cementata per contrastare l'aggressione dell'Occidente che utilizza i gruppi terroristi della jihad islamica, fomentati e finanziati dall'Arabia Saudita, per destabilizzare i paesi del Medio Oriente e dell'Asia. Cinesi e russi hanno fiutato il pericolo e, per garantire la loro stessa sicurezza, hanno iniziato a reagire concretamente impegnandosi nei conflitti e nel contrasto al terrorismo sobillato da USA e Arabia Saudita.

In definitiva, nella seconda decade del secolo XXI, diventa possibile percepire che gli Stati Uniti stiano perdendo la sfida per l'egemonia di fronte al blocco Cina-Russia. Non a caso nell'area asiatica, che diventa la più importante area di sviluppo economico del nuovo secolo, mentre si è avuta la netta espansione dell'influenza cinese, è sostanzialmente diminuita la presenza e l'influenza degli USA. Negli ultimi anni lo stesso fenomeno di espansione dell'influenza cinese si sta verificando in Africa, se pure contrastato in forma militare dall'aumento delle basi nordamericane in quel continente.

Da parte della Cina si offrono delle opportunità di sviluppo a questi paesi, una volta terreno di influenza e di dominio da parte dell'Occidente, mentre il grande progetto della Nuova via della Seta apporta enormi investimenti che stanno attraendo non solo l'Asia ma anche i paesi europei.

Dalla parte opposta ci sono i risultati disastrosi delle guerre americane con il panorama di rovine, vittime civili, destabilizzazione ed emersione di terrorismo e guerre religiose ed interetniche.

Gli Stati Uniti non hanno nulla da offrire in alternativa se non altre guerre decennali, espansione militare e imposizione di una forma di dominio neocoloniale che molti paesi non accettano più. Allo stesso modo non viene più considerato attraente il modello economico neoliberale, imposto dal sistema americano, dopo i fallimenti economici e l'aumento delle disparità sociali a favore di una élite finanziaria predatoria che ha imposto ai paesi in via di sviluppo un debito insostenibile per avere il potere di ricatto sui governi e lo sfruttamento delle risorse di quei paesi.

Di conseguenza in termini geopolitici è possibile affermare che la storica egemonia nordamericana ed europea, che aveva consolidato il suo dominio per oltre quattro secoli fino al secondo conflitto mondiale, si trova oggi in fase di pieno declino, con l'emergere di nuove potenze e con l'aspirazione allo sviluppo ed alla autonomia di molti paesi e popoli.


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

Domenica si vota

di Adriano Tilgher

Domenica dovremmo andare a votare. Per chi, per cosa? Per l’Europa rispondono i più. Ma, è vero? Esiste veramente un’Europa per cui andare a votare? Noi pensiamo di no, pensiamo che l’Europa non esista e che quello che ci propinano come Europa è soltanto un sistema economico finanziario teso a debellare i valori storici e culturali che hanno fatto grande l’Europa. Allora ha un senso andare a votare?

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Europa

Ormai ci siamo, le tanto agognate elezioni del Parlamento Europeo sono dietro l'angolo, dal 23 al 26 maggio 2019 in tutti gli stati membri dell'Unione Europea saranno aperte le urne per individuare la squadra di "Governo" che dovrà gestire le scelte per il prossimo quinquennio. In Italia la data del "cambiamento" è Domenica 26. Dal giorno dopo tutto sarà cambiato, o forse no. 

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.