Il gruppo di potere dei neocon di Washington prepara il pretesto per la guerra con l'Iran

Come si poteva prevedere, tutti i nodi della politica aggressiva dell'Amministrazione Trump stanno arrivando al pettine.  I neoconservatori a Washington sono decisi a scatenare quello che sarà il prossimo disastro militare dell'America.

D'altra parte è noto che la politica estera dell'Amministrazione Trump è diretta da un gruppo di potere costituito dai neocon, fra i quali si distinguono Mike Pompeo, John Bolton ed Elliot  Abrams e Jared Kushner, tutti fanatici invasati da una visione messianica evangelica e ultra sionista che prevede l'affermazione del "Grande Israele” di cui l'Iran è, assieme ai suoi alleati (Siria ed Hezbollah), il principale ostacolo.

Con la sua ultima decisione, il presidente Donald Trump rompe gli indugi e prepara il pretesto per l'attacco all'Iran. Trump ha infatti preannunciato sanzioni complete contro l'esportazione del greggio iraniano e ha detto che saranno Rijad e altri membri dell’OPEC che compenseranno la scarsezza del petrolio iraniano sul mercato.

In un comunicato emesso questo lunedì, la Casa Bianca ha confermato la decisione di non rinnovare in maggio le esonerazioni che permettevano a vari paesi di importare il crudo iraniano senza affrontare le sanzioni decise dagli USA. L’obiettivo di questa decisione è quello di ridurre a zero le esportazioni di petrolio dall’Iran. Pronta la risposta iraniana che si prepara a bloccare lo stretto di Hormuz per ritorsione. Non ci vuole molto per prevedere che questo sarà il probabile pretesto per l'attacco all'Iran.

La gestione della politica estera dell'Amministrazione Trump è ormai diretta dagli interessi di Israele. Da qui le recenti decisioni di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, di riconoscere le Alture del Golan come annesse ad Israele a cui seguirà presto il riconoscimento dell'annessione della Cisgiordania e il Piano di Pace che presenteranno Netanyahu, Kushner e il principe  Bin Salman  per far traslocare i palestinesi probabilmente nel Sinai.

La razionalità è da tempo sparita dalle menti non eccelse dei neocon di Washington e le azioni degli USA in questa fase sono molto più simili a quelle dei Gangster che non a quelle di una superpotenza responsabile.

Anche se le azioni militari sarebbero inizialmente limitate - dicono gli osservatori -  sembra inevitabile un allargamento delle operazioni che coinvolgerebbe le forze iraniane all'interno della Siria, con possibili attacchi transfrontalieri statunitensi dall’Iraq, un coinvolgimento anche di Hezbollah in Libano, oltre a uno scontro tra unità navali americane e iraniane nel Golfo Persico - tutti eventi che potrebbero estendere il conflitto.

Gli USA cercherebbero di coinvolgere la NATO con il pretesto di assicurare la libertà di navigazione nel Golfo Persico, anche se i governi europei si sono già schierati contro qualsiasi conflitto con l'Iran.  Sarà importante verificare quale atteggiamento prenderanno la Russia e la Cina, che, oltre ad una prevedibile mozione di condanna in sede di Consiglio di Sicurezza dell'ONU, potrebbero intervenire a difesa dell'Iran.

Ancora una volta, come accaduto in Siria, potrebbe accadere che Washington stia sottovalutando le possibilità di reazione della Russia e un errore di questo genere porterebbe a un allargamento del conflitto con conseguenze catastrofiche.

La guerra sarebbe, nelle menti dei neocon di Washington, l'unica soluzione al "problema Iran" visto che la politica di minacce e sanzioni, sobillazione interna e progetti di cambio di regime, si è dimostrata poco efficace.

Fino ad ora, la leadership iraniana si è dimostrata piuttosto prudente e non ha reagito alle provocazioni di Israele e degli USA dirette contro le forze iraniane in Siria, gli iraniani hanno evitato una risposta diretta che avrebbe intensificato lo scontro con Israele, così come hanno evitato di far reagire Hezbollah, una forza protettrice del Libano ben armata e collaudata, collegata con l'Iran.  Un intervento militare USA diretto contro l’Iran farebbe cambiare tutto lo scenario.

Quello che potrebbe scaturire da un nuovo conflitto in Medio Oriente, con tutti i costi umani e materiali che ne deriverebbero, non è facilmente immaginabile.

 


0
0
0
s2smodern

Editoriale

 

Domenica si vota

di Adriano Tilgher

Domenica dovremmo andare a votare. Per chi, per cosa? Per l’Europa rispondono i più. Ma, è vero? Esiste veramente un’Europa per cui andare a votare? Noi pensiamo di no, pensiamo che l’Europa non esista e che quello che ci propinano come Europa è soltanto un sistema economico finanziario teso a debellare i valori storici e culturali che hanno fatto grande l’Europa. Allora ha un senso andare a votare?

Leggi tutto...

La Spina nel Fianco

 

Europa

Ormai ci siamo, le tanto agognate elezioni del Parlamento Europeo sono dietro l'angolo, dal 23 al 26 maggio 2019 in tutti gli stati membri dell'Unione Europea saranno aperte le urne per individuare la squadra di "Governo" che dovrà gestire le scelte per il prossimo quinquennio. In Italia la data del "cambiamento" è Domenica 26. Dal giorno dopo tutto sarà cambiato, o forse no. 

Leggi tutto...

Questo sito si serve di cookies tecnici e di terze parti per fornire servizi. Utilizzando questo sito acconsenti all'uso dei cookies.