I terroristi (foreign fighters) arrestati in Siria un enigma per l'Europa

Con una dichiarazione che ha fatto scalpore, il presidente Trump, pochi giorni fa, ha richiesto ai partner europei di riprendersi i terroristi dell'ISIS, di nazionalità europea, che sono stati arrestati delle truppe della coalizione in Siria, molti di loro con le rispettive famiglie.  L'invito di Trump è stato perentorio “riprendeteveli, sono roba vostra".

In sostanza Trump ha invitato i governi europei a "riprendersi i loro mercenari" (foreign fighters), visto che questi terroristi sono stati in buona parte sostenuti ed appoggiati dai governi europei, nell'obiettivo di rovesciare il governo di Bashar al-Assad.

Normale quindi che Trump inviti i partner americani della NATO a far rimpatriare i propri cittadini, catturati durante le operazioni belliche svoltesi nelle zone della Siria sotto il controllo della coalizione.

Questa richiesta è stata accolta con una forte opposizione da quei paesi europei che temono la reazione del pubblico nell'apprendere che si vadano a spendere i fondi dei contribuenti in una discutibile operazione di rimpatrio, quando non costa nulla lasciarli a languire per il resto della loro vita in Medio Oriente. Il crescente sentimento populista nel continente ha reso difficile persino ai governi più liberali, come la Germania, di attuare i loro famigerati principi globalisti.

Nonostante tutta la retorica sui cosiddetti "diritti umani", "libertà" e "giustizia", ​​gli Stati Uniti e i loro partner regionali potrebbero semplicemente eliminare i sospetti di terrorismo o lasciarli incarcerati per sempre in una prigione sotterranea, ma Trump vuole mettere i governi di Berlino, Parigi, Londra e Bruxelles davanti alle loro responsabilità.. In alternativa Trump ha accennato minacciosamente su Twitter, alla possibilità che queste persone possano essere rilasciate dalla custodia militare e che "ritornino in Europa", cariche di rabbia e fanatismo, diventando un serio pericolo per la sicurezza.

In questa vicenda, l'Unione Europea si trova in un dilemma senza precedenti, nel dover scegliere se accettare la richiesta di Washington facendosi carico di questi elementi, con tutti i problemi che questo comporterebbe, o altrimenti nel permettere agli Stati Uniti di liberare i sospettati e rischiare il loro ritorno nei loro paesi di origine dove potrebbero effettuare attacchi terroristici.

La verità è che, sia i governi europei della NATO, sia il governo USA hanno le mani sporche di sangue dall’aver sostenuto per anni i gruppi terroristi e dall'aver occultato la vera natura di questi alla propria opinione pubblica. Una complicità nelle atrocità di cui questi elementi si sono resi responsabili contro la popolazione siriana.

Si tratta comunque di uno scenario di perdita per l'UE, Trump ha manipolato magistralmente tale questione come vendetta per utilizzarla nel gioco di pressione e di ricatti che conduce contro i suoi alleati europei. 

Fondamentalmente, gli Stati Uniti sottolineano che questi combattenti non sono più il loro problema e che l'UE può prenderli in custodia in modo responsabile altrimenti troveranno la strada per tornare alle loro case, autonomamente.

L'Amministrazione Trump vuole favorire un ricambio o una disgregazione della UE da come attualmente è costituita e coinvolgerla nelle politiche anti russe ed anti cinesi che l'amministrazione sta conducendo.

Potrebbe essere stata non una coincidenza che la tempistica di questi rimpatri dei terroristi si sia manifestata in questo periodo.

Risulta evidente che i modi con cui gli USA esercitano le pressioni sull'Europa sono sempre più crudi e diretti, includendo minacce e ricatti, tutto al fine di spezzare la collaborazione dei paesi europei con la Russia e convincere questi ad aderire alla politica di sanzioni ed embargo che gli USA conducono contro una quantità di paesi, dalla Russia all''Iran, al Venezuela, alla Cina, alla Siria, a Cuba, alla Corea del nord...

La UE si trova in una fase cruciale della sua storia e deve fare una scelta se adeguarsi all'ordine mondiale che persegue Washington o perseguire un proprio percorso diverso, tenendo conto dei cambiamenti negli equilibri mondiali.

 


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